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Home CULTURA INTERVISTE

Ucraina: storie di resistenza. Al MAXXI i toccanti reportage di quattro giovani reporter

I fotografi, incaricati dal Dipartimento di Stato americano all'interno del programma IVLP, raccontano le forme di resistenza del popolo ucraino.

Francesca Orsi di Francesca Orsi
27 Febbraio 2024
in INTERVISTE
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Savelii, 10 anni, sulla tomba del padre Igor, classe 1975, morto per difendere la città di Irpin come membro della difesa territoriale. Irpin, Ucraina, maggio 2022. © Palinchak Mykhaylo
Savelii, 10 anni, sulla tomba del padre Igor, classe 1975, morto per difendere la città di Irpin come membro della difesa territoriale. Irpin, Ucraina, maggio 2022. © Palinchak Mykhaylo

Roma

Dal 23 febbraio all’11 marzo 2024

La mostra Ucraina. Storie di resistenza, con fotografie di Arianna Arcara, Mykhaylo Palinchak, Rafal Milach e Sandra Schildwachte, è il risultato di un programma di scambio culturale, l’International Visitor Leadership Program (IVLP), ad opera del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America. Ogni anno circa 4500 giovani leader in diversi settori vengono selezionati dalle Ambasciate degli Stati Uniti di tutto il mondo per parteciparvi. Nel 2021, i quattro fotografi erano stati selezionati per partecipare al A global Moment in Time, un IVLP speciale tramite cui si voleva indagare, visivamente, le conseguenze sociali del COVID-19 che ha colpito il mondo intero.

Esercitazione militare per civili. Kyiv, Ucraina, febbraio 2022. © Palinchak Mykhaylo
Esercitazione militare per civili. Kyiv, Ucraina, febbraio 2022. © Palinchak Mykhaylo
Nastya, 24 anni, email marketer, membro della difesa territoriale di Kyiv. Ucraina, marzo 2022. © Palinchak Mykhaylo
Nastya, 24 anni, email marketer, membro della difesa territoriale di Kyiv. Ucraina, marzo 2022. © Palinchak Mykhaylo
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Successivamente, Arianna Arcara, Mykhaylo Palinchak, Rafal Milach e Sandra Schildwachte, come IVLP Alumni, sono stati richiamati per il progetto collettivo sull’Ucraina con l’obiettivo, questa volta, di mostrare, tramite le loro immagini, le storie di resistenza che animano i volti e i corpi della popolazione ucraina e il territorio crivellato dalla guerra. Da qui nasce il progetto Ucraina. Storie di resistenza, ora in mostra al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo fino all’11 marzo. Abbiamo fatto una chiacchierata con Arianna Arcara.

Civile ucciso durante l’occupazione della città di Bucha. Ucraina, aprile 2022. © Palinchak Mykhaylo
Bambina sulla torre di un carro armato russo distrutto vicino al villaggio di Makariv. Ucraina, maggio 2022. © Palinchak Mykhaylo
Dopo la liberazione di Izium, nella regione di Kharkiv, è stata trovata una fossa comune con più di 440 tombe in una foresta vicino alla città. Ucraina, ottobre 2023. © Palinchak Mykhaylo
Tatuaggio con la sagoma dell’Ucraina sul petto di una donna che si è trasferita da Zaporizhya a Uzhhorod a causa dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Ucraina, ottobre 2023. © Palinchak Mykhaylo
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Come avete lavorato sul campo?

Ciascuno ha lavorato in maniera autonoma. Mykhaylo, fotografo ucraino, ha seguito l’invasione russa dal suo inizio e ancora continua a documentare i riscontri della guerra nel suo Paese. Io sono partita per il primo viaggio poco dopo l’inizio dell’invasione, documentando le persone che scappavano dai territori colpiti, per poi continuare a lavorarci, nei due anni successivi, fotografando e raccogliendo testimonianze di civili che hanno subito l’invasione. Sandra ha fotografato delle famiglie ucraine rifugiate e accolte in Germania. Infine, Rafal si è concentrato sul documentare storie di persone che scappavano dall’invasione, raccogliendo testimonianze lungo il confine polacco con l’Ucraina, a Leopoli in Ucraina e poi a Varsavia. Le sue immagini sono poi confluite anche nel progetto UATLAS. War Migration Record.

UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
UATLAS. War Migration Record. © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
Immagine del progetto "UATLAS. War Migration Record". © Rafal Milach
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Quanto la visione americana della guerra in Ucraina ha influenzato la vostra visione?

Personalmente non credo abbia influenzato il mio lavoro. Ciò che l’ha veramente influenzato è stato altro: Andy Rocchelli, uno dei co-fondatori del collettivo Cesura di cui faccio parte anch’io, è stato ucciso in Ucraina nel 2014, mentre documentava il conflitto nel Donbass. Il mio viaggio, per questo progetto, parte proprio da lì. Inizialmente quello che mi ha spinto a intraprendere questa documentazione era continuare il suo lavoro, ma poi le mie motivazioni di partenza si sono evolute, e più proseguivo nel lavoro più entravo in contatto con i civili ucraini, creando così una mia visione personale del conflitto.

Maxim, Ucraina, Posad pokrovs’ke, novembre 2023. © Arianna Arcara
Lydia. Ucraina, Posad pokrovs’ke, novembre 2023. © Arianna Arcara
Alina, Ucraina, Mykolaiv, maggio 2022. © Arianna Arcara
Bambini giocano nel fiume nelle vicinanze di Borodjanka. Ucraina, Druzhnya, giugno 2022. © Arianna Arcara
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Come hai progettato il tuo racconto sulla guerra in Ucraina?

Penso che i civili, in qualsiasi conflitto, siano i soggetti più colpiti dalle conseguenze delle guerre. Con il mio lavoro ho cercato di raccontare i traumi che la popolazione ucraina si porterà dietro per generazioni e che già sono vividi nelle persone che ho incontrato, ma anche nei paesaggi che ho attraversato. Ho portato avanti il mio racconto fotografico con l’idea che ritrarre quei paesaggi, in larga scala o minima, attraverso dettagli come un fiore ghiacciato o una porta crivellata, non fosse diverso dal ritrarre una persona. L’ho affrontato nello stesso modo, riportando, nell’immagine, l’intimità del momento che vivevo. Nella mia parte di lavoro per Ucraina. Storie di resistenza, le fotografie di paesaggio e quelle che colgono le persone si fortificano vicendevolmente ed è tramite questo approccio che trovo il mio equilibrio, emotivamente e stilisticamente.

Casetta colpita dalle schegge di un mortaio. Ucraina, Vysokopillia, marzo 2023. © Arianna Arcara
Auto distrutta e ribaltata su una strada di Bucha. Ucraina, Bucha, giugno 2022. © Arianna Arcara
Memoriale. Ucraina, Novohryhorivka, dicembre 2023. © Arianna Arcara
Rosa ghiacciata, Ucraina, Blahodatne, dicembre 2023. © Arianna Arcara
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È sempre difficile andare oltre gli stereotipi della guerra. Pensi di esserci riuscita?

Non mi reputo una reporter di prima linea, e non avevo mai lavorato all’interno di un conflitto, solitamente mi occupo di fotografia documentaria. In Ucraina ho portato, quindi, la stessa visione e autorialità che metto in campo anche in altri mie progetti: principalmente ho scattato con fotocamere medio formato e grande formato e ho passato diverso tempo a parlare con le persone e trascrivere quello che mi raccontavano. Questo non rende il mio lavoro migliore o diverso da quello degli altri, ma credo che le immagini prodotte e il modo in cui le sto esibendo, si distacchino dagli stereotipi ai quali siamo abituati.

Zhenia, 8 anni, con il suo gatto in una delle stanze del suo appartamento parzialmente distrutto. Yahidne, Ucraina, aprile 2022. © Palinchak Mykhaylo
Zhenia, 8 anni, con il suo gatto in una delle stanze del suo appartamento parzialmente distrutto. Yahidne, Ucraina, aprile 2022. © Palinchak Mykhaylo
Igor con la moglie Olga alla stazione ferroviaria di Kramatorsk. Ucraina, aprile 2023. © Palinchak Mykhaylo
Igor con la moglie Olga alla stazione ferroviaria di Kramatorsk. Ucraina, aprile 2023. © Palinchak Mykhaylo
Borodyanka, Ucraina, aprile 2022. © Palinchak Mykhaylo
Borodyanka, Ucraina, aprile 2022. © Palinchak Mykhaylo
Una bandiera ucraina strappata nel villaggio di Groza, regione di Kharkiv. Ucraina, dicembre 2023. © Palinchak Mykhaylo
Una bandiera ucraina strappata nel villaggio di Groza, regione di Kharkiv. Ucraina, dicembre 2023. © Palinchak Mykhaylo
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Quale storia, tra quelle raccolte dai civili ucraini, ti ha particolarmente colpito

Potrei raccontarvi diverse storie, ma tra quelle che più mi sono rimaste impresse c’è quella di Dasha che vi riporterò direttamente dalle sue parole: “Durante l’occupazione, i russi ci terrorizzavano sostenendo che dovevamo evacuare con loro perché gli ucraini, nella loro controffensiva, avrebbero distrutto tutto. Ci mandavano sms con scritto: “Evacuate, vi daremo certificati, nuovi documenti e soldi”. I miei genitori cominciarono a preoccuparsi e portarono me e mio fratello dalla nonna, sulla riva sinistra del fiume, dove restammo per un anno. Ma poi i russi arrivarono anche lì, con degli assistenti sociali che volevano deportarci perché non eravamo con i nostri genitori e nostra nonna non aveva documenti né autorizzazioni per dimostrare che potevamo stare con lei. 

Dasha, Ucraina, Kyselivka, novembre 2023. © Arianna Arcara
Dasha, Ucraina, Kyselivka, novembre 2023. © Arianna Arcara

Erano molto insistenti, venivano da noi dicendo che dovevano prenderci in custodia e poi mandarci in Russia per farci adottare. Intanto, però, comunicavamo con i nostri genitori tramite Telegram e li aggiornavamo costantemente su quello che stava succedendo. Fortunatamente mia madre, tramite conoscenti, è riuscita ad entrare in contatto con l’organizzazione Save Ukraine, che si occupa di bambini deportati o a rischio di deportazione in Russia. 

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Circa il 17 luglio, era un mercoledì, la mamma è venuta a prenderci con i volontari. Il giorno dopo sarebbero dovuti venire gli assistenti sociali russi per portarci via. Quando siamo arrivati ​​a Mykolaiv, in treno, non appena ho visto papà, ho sentito che era finita. Avevo pianto quando la mamma era venuta a prenderci, ma quando ho visto papà sono impazzita. Con lui ho un legame speciale. Gli sono corsa incontro, lasciando la valigia, e mi sono gettata tra le sue braccia dicendo: “Papà, papà”, mentre le lacrime mi rigavano le guance”.

Nadiia Holubentseva (76 anni), trasferitasi in Germania con suo figlio. © Sandra Schildwachter
Nadiia Holubentseva (76 anni), trasferitasi in Germania con suo figlio. © Sandra Schildwachter
Boris Yevlakhin (47 anni), trasferitosi in Germania con la sua famiglia. © Sandra Schildwachter
Boris Yevlakhin (47 anni), trasferitosi in Germania con la sua famiglia. © Sandra Schildwachter
Kateryna Polska (29 anni) e la sua famiglia trasferitasi da Kharkiv in Germania. © Sandra Schildwachter
Kateryna Polska (29 anni) e la sua famiglia trasferitasi da Kharkiv in Germania. © Sandra Schildwachter

Ucraina. Storie di resistenza

  • MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni, 4 A – Roma
  • dal 23 febbraio all’11 marzo 2024
  • martedì-domenica 11-19. Lunedì chiuso
  • ingresso gratuito
  • www.maxxi.art
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