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Home GREENPICS

Racconti e fotografie di un brillante cacciatore di orchidee selvatiche

Luigi Torino esplora i territori della sua Calabria in cerca di esemplari rari e scatta incantevoli fotografie delle più bizzarre orchidee italiane.

Jessica Barresi di Jessica Barresi
15 Maggio 2025
in GREENPICS
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Ophrys tenthredinifera. © Luigi Torino
Ophrys tenthredinifera. © Luigi Torino

Se sentite citare specchi, fantasmi e spirali in uno stesso discorso potrebbe trattarsi di magia nera, di esoterismo… oppure di orchidee.
Ce lo insegna Luigi Torino, fotografo calabrese classe 1996, laureato in fisica, sviluppatore di software, attualmente iscritto alla Facoltà di Scienze Forestali di Reggio Calabria perché travolto dall’esigenza di affiancare una formazione scientifica alla sua giovane e implacabile passione per le orchidee.

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Tutto è iniziato con un generico interesse per la macrofotografia e un debole per alcune fotografie di fiori rari saltati fuori navigando in internet. Poco dopo, i primi avvistamenti sul campo e da lì in poi via a cercare “gioielli con foglie e labelli” in giro per l’Aspromonte e dintorni.
A oggi Luigi ha fotografato tra cento e centodieci specie di orchidee: una cifra ragguardevole se si considera che la sua ricerca interessa quasi esclusivamente il territorio della Calabria, con sporadiche puntatine in Sicilia e in Cilento.

Anacamptis collina. © Luigi Torino
Ophrys brutia. © Luigi Torino

Quando inizia la caccia fotografica all'orchidea?

Contrariamente a quanto verrebbe da pensare, l’individuazione degli esemplari da fotografare – per un cacciatore d’orchidee di tutto rispetto – non avviene in primavera.
È durante la fine dell’inverno, infatti, che si apre la nuova stagione orchideologica, con la comparsa delle prime foglie a terra disposte a raggiera a formare la cosiddetta rosetta basale. Ai più “allenati” tanto basta per l’identificazione della specie e per prender nota dei punti in cui vale la pena di tornare durante il picco della fioritura (tra il 20 marzo e l’inizio di aprile in Calabria) per fare una bella scorpacciata di fotografie. Sarà quello il periodo dell’anno in cui si potranno ritrarre anche venticinque o trenta specie in una sola uscita.

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Ciò detto, sarà facile – specialmente per gli amanti della macrofotografia – fare due calcoli approssimativi e immaginare che in primavera, tra focus stacking, composizioni ambientate e sperimentazioni creative, il fotografo di orchidee porta a casa una mole spropositata di scatti, la cui selezione esige tempo e tanta pazienza. “Una volta, sul Pollino, mi è capitato di scattare centosessanta Giga di foto in un giorno e mezzo”, ci ha raccontato Luigi. “Tolte le serie di focus stacking inficiate dal vento avevo comunque una quantità enorme di scatti su cui lavorare”.

Ophrys x gelana © Luigi Torino
Ophrys x gelana © Luigi Torino

Attrezzatura utile per fotografare le orchidee selvatiche

Insieme alla scheda di scorta il fotografo è solito portare con sé un ombrellino bianco utile ad attutire i contrasti in caso di forte luminosità, un flash di riempimento per illuminare il soggetto principale senza bruciare lo sfondo nelle composizioni ambientate, e un pannellino led.
Luigi ha iniziato a scattare con una Nikon abbinata a un Tamron 90mm f/2.8 Macro, per poi passare al sistema micro QuattroTerzi. Oggi utilizza una fotocamera Olympus OM System con un obiettivo M. Zuiko 40-150mm f/2.8, di cui apprezza lo sfocato, un 90mm f/3.5 Macro e un grandangolare 9mm f/8 per gli scatti ambientati.

Conoscere meglio le orchidee italiane

A chi volesse iniziare ad approfondire l’argomento farà comodo sapere che tutte le orchidee italiane sono geofite – cioè crescono da bulbi collocati sottoterra – e che le foglie sono solitamente lucide, carnose e con nervature parallele, proprio come quelle delle orchidee che si acquistano dal fioraio.
Per spunti e confronti formativi Luigi suggerisce di navigare in rete, magari avvicinandosi a uno dei numerosi gruppi Facebook regionali, nazionali ed europei dedicati all’argomento, senza rinunciare a un fondamentale strumento “sempreverde”: il libro.

Spiranthes spiralis. © Luigi Torino
Anacamptis pyramidalis. © Luigi Torino

Il primo consiglio di lettura per cominciare a orientarsi tra specie, caratteristiche e distribuzione ricade su Orchidee d’Italia, il manuale di riferimento realizzato dal G.I.R.O.S. (Gruppo Italiano ricerca Orchidee Spontanee). Seguono due testi non italiani, ma altrettanto validi: Field Guide to the Orchids of Europe and the Mediterranean (Kühn, Pedersen, Cribb 2024) e Orchids of Europe North Africa and the Middle East (C.A.J. Kreutz 2024).

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Rivalutare l’aspetto naturalistico della Calabria partendo da “uno specchio”

Luigi, molto impegnato nella ricerca di orchidee sul suo territorio d’origine, ci ha raccontato di come la Calabria sia sottovalutata dal punto di vista orchideologico rispetto alla Sicilia, alla Sardegna e al Gargano. “Gli studi ufficiali approfonditi – ha aggiunto – sono pochi e fermi al 1980. Il discorso non si limita alle orchidee, ma vale per l’ambito naturalistico in generale, con studi condotti esclusivamente dagli Enti Parco all’interno dei parchi nazionali. C’è da dire che spesso si tratta di territori impervi e difficili da esplorare se non si è del luogo, in particolare in Aspromonte”.
In questo quadro piuttosto stantio Luigi ha individuato una Ophrys speculum, o orchidea dello specchio. Presenta una macchia blu molto vistosa e riflettente sul labello, è diffusa in Sicilia e Sardegna, ma molto rara nella penisola: in Calabria l’ultima segnalazione storica risaliva al 1858.

Ophrys tenthredinifera. © Luigi Torino
Ophrys speculum, orchidea dello specchio. © Luigi Torino

Il fantasma dell’Aspromonte

Quando abbiamo chiesto al fotografo di nominare qualche specie per lui particolarmente significativa, ci ha parlato dell’orchidea fantasma (Epipogium aphyllum), una specie priva di foglie, che cresce esclusivamente nei boschi di faggio. Deve il suo nome al colore molto pallido e alla strana abitudine di “scomparire” per anni. Segnalata in Aspromonte quindici anni fa, è stata riavvistata lo scorso anno dal nostro cacciatore di orchidee, che ha rinvenuto circa cento esemplari in quindici posti diversi, alcuni insolitamente posizionati in pieno sole nonostante la specie preferisca il fresco e le zone ombrose.
La scarsità di dati, ancora una volta, impedisce di effettuare confronti significativi e tracciare l’andamento della specie nel corso degli ultimi anni.

Epipogium aphyllum, orchidea fantasma. © Luigi Torino
Epipogium aphyllum, orchidea fantasma. © Luigi Torino
Epipogium aphyllum, orchidea fantasma. © Luigi Torino

Nell’elenco delle specie più curiose Luigi ha menzionato anche la Spiranthes spiralis – l’unica orchidea autunnale in Italia – i cui fiori sono disposti a spirale lungo il fusto e la Ophrys tenthredinifera, l’orchidea che ha impostato come sfondo del suo smartphone e che gli ricorda un piccolo arcobaleno. È una specie frequente nelle regioni del sud e presenta quasi tutti i colori: i petali sono rosa, il labello è giallo, la parte centrale è rossa con una macchia blu.

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Tutela e salvaguardia dei tesori naturalistici

È importante precisare che le orchidee non si campionano perché sono rare e molto lente nella crescita, perciò coglierle significherebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza della specie. Una volta individuato un esemplare degno di nota, Luigi invia dati, coordinate e altitudine alla Società Botanica Italiana che inserisce la segnalazione nel suo report semestrale. In alcuni casi il fotografo allega anche un approfondimento: riguardo la Ophrys speculum, ad esempio, ha in cantiere un articolo sulla storiografia della specie in Calabria e sulle nuove segnalazioni.

Serapias bergonii. © Luigi Torino
Anacamptis papilionacea. © Luigi Torino

Come in tanti altri settori della ricerca naturalistica, anche per le orchidee è fondamentale la massima cautela nella condivisione dei dati e della geolocalizzazione per evitare che esemplari rari possano essere raggiunti da persone capaci di arrecare danno alla specie perché interessate esclusivamente ad arricchire il proprio erbario. Per questa ragione gli stessi articoli scientifici forniscono una posizione estremamente approssimativa, specialmente in caso di specie protette.

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L’osservazione e il monitoraggio delle orchidee si prestano perfettamente alla sempre più diffusa pratica della citizen science, la scienza che si avvale del contributo dei cittadini, anche se semplici appassionati. È necessario che sempre più persone imparino a conoscere, apprezzare e rispettare la natura e siamo certi che la fotografia di qualità, come quella pubblicata in questo articolo, sia un potente incentivo.

Orchis italica. © Luigi Torino
Anacamptis papilionacea. © Luigi Torino
Neotinea lactea. © Luigi Torino
Anacamptis morio. © Luigi Torino
Luigi Torino foto bio

Bio e contatti

Luigi Torino è nato nel 1996 a Reggio Calabria ed è da sempre appassionato di natura e animali, in particolare insetti e altri invertebrati. Fisico di formazione, lavora nell’ambito della consulenza e nel tempo libero ama esplorare gli ambienti rurali e montani della Calabria. Si è avvicinato alla fotografia circa sette anni fa, iniziando con macro e paesaggio per poi concentrarsi sulla flora spontanea della sua regione; dal 2020 si dedica alla ricerca, all’identificazione e alla catalogazione fotografica delle varie specie di orchidee spontanee presenti sul territorio.
Interessato sia all’estetica che al rigore scientifico, spazia dai particolari dei fiori a foto dall’aspetto più onirico, passando per gli scatti ambientati.
Nella primavera 2025 ha organizzato un tour settimanale in Cilento e Calabria dedicato alla fotografia di piante rare e orchidee con una compagnia inglese di viaggi naturalistici.

https://linktr.ee/luigitorino_natureph

Orchidee d'Italia copertina libro

Titolo Orchidee d’Italia
Formato 17x24cm
Pagine 480
Prezzo 28 euro
Lingua italiano
Editore Il Castello
Data pubblicazione 23 febbraio 2017
ISBN 978-8827604472

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