Non è solo l’etichetta di un’azienda leggendaria appiccicata all’isola del comparto fotocamere: dietro le collaborazioni tra i produttori di smartphone e quelli che hanno fatto la storia della fotografia c’è spesso un vero lavoro congiunto di sviluppo. Lo abbiamo visto in passato e anche la collaborazione tra Oppo e Hasselblad ne è la conferma: quando un marchio che opera da decine di anni nel mercato fotografico ci mette il suo zampino, ecco che la qualità degli scatti di uno smartphone cresce.
La collaborazione interessa la progettazione del comparto ottico, ma soprattutto mette al servizio anni di esperienza nella scienza colore per rendere migliori gli scatti, trasformando quelle che una volta erano immagini super-digitali in qualcosa più simile a vere fotografie.
Certo la fisica è fisica e le leggi dell’ottica si possono piegare tramite nuovi materiali e software, ma fino a un certo punto. Quindi va chiarito subito un punto: se da un lato il bollino Hasselblad ha permesso a Oppo di migliorare la qualità delle fotografie dei suoi smartphone Find X, dall’altro c’è ancora molta distanza tra essi e fotocamere che davanti al sensore mettono alcuni etti di vetro.
Abbiamo quindi in realtà svelato in parte la risposta alla nostra domanda nel titolo, ma continuate a leggere, perché la soluzione non è così scontata e il nuovo Oppo Find X9 Pro riserva piacevoli sorprese quando messo alla prova in ambito fotografico.
Oppo Find X9 Pro: sotto la scocca una batteria incredibile
Uno smartphone è innanzitutto un mezzo di comunicazione, partiamo quindi da alcuni dati tecnici su Oppo Find X9 Pro. I produttori di smartphone cinesi ci hanno abituato a grandi annunci sul fronte della capienza della batteria in madrepatria, salvo poi ridimensionare considerevolmente i mAh a disposizione sulle versioni europee. Oppo finalmente inverte questa tendenza e ha portato anche in Italia il Find X9 Pro con la batteria più capiente del mercato (se non prendiamo in considerazione gli smartphone rugged che difficilmente entrano in una normale tasca).
Parliamo di un accumulatore da ben 7.500mAh che, accoppiato alla piattaforma MediaTek Dimensity 9500 realizzata con processo produttivo a 3nm, permette davvero di lasciare al passato l’ansia da autonomia. Anche un utilizzo gravoso del terminale permette di arrivare a fine giornata con ampio margine e con qualche accortezza è possibile coprire due giorni pieni senza la necessità di ricaricare.
Quando poi ci si attacca alla rete elettrica, la ricarica rapida via cavo arriva a 80W di potenza, mentre quella wireless a 50W. Il tutto senza rinunciare a un corpo dallo spessore ridotto: il calibro segna 8,3mm sul Find X9 Pro. Sulla bilancia, invece, il terminale fa segnare un peso di 224 grammi.
Fotocamere da 50 megapixel e un periscopio da 200 megapixel
Per quanto riguarda il comparto fotocamere la parola d’ordine è ’50 megapixel’, all’anteriore quanto al posteriore, dove questa cifra interessa quasi tutti i sensori. Unica eccezione la fotocamera tele periscopica che punta su un sensore Samsung ISOCELL HP5 da ben 200 megapixel. Gli occhi più attenti riescono a scorgere un’altra fotocamera, appena sotto quella ultra grandangolare; si tratta della fotocamera True Color, che analizza la scena su una matrice di 48 zone di rilevamento su 9 canali spettrali per ottimizzare il bilanciamento del bianco e i colori.
L’intervento di Hasselblad è evidente in diversi ambiti. Il primo, quello che balza all’occhio immediatamente, è la migliore omogeneità di resa tra le diverse fotocamere, che riescono a mimare l’esperienza di una macchina fotografica a ottiche intercambiabili. In particolare, rispetto al passato, il passaggio al modulo ultra grandangolare da 15mm di focale equivalente non comporta un calo della qualità, ma è possibile utilizzare il grandangolo più spinto in ogni situazione al pari degli altri due moduli di ripresa. Resta una resa leggermente diversa, che non è molto percepibile negli scatti, dove interviene il Lumo Engine in post produzione, ma nel passaggio da una fotocamera all’altra durante lo zoom. Ad esempio nei video questo passaggio tra i diversi moduli è chiaramente percepibile.
Modulo principale: 1/1,28" e 50MP, 23,4mm f/1,5 equivalente
Come evidenziato nella tabella riassuntiva, questo modulo integra un sensore Sony LYT-828, in formato 1/1.28″, con pixel da 1.22 µm, autofocus laser e stabilizzazione ottica. Il mero computo della dimensione del sensore non deve trarre in inganno: sebbene non raggiunga la superficie dei sensori da un pollice, vi si avvicina molto e soprattutto è un sensore molto evoluto.
Prodotto da Sony con struttura stacked è un sensore che incorpora la tecnologia Hybrid Frame-HDR (HF-HDR). HF-HDR è una nuova tecnologia HDR che combina, attraverso l’elaborazione finale del file, i dati compositi ottenuti con l’HDR a fotogramma singolo – basato sulla lettura a differenti livelli di guadagno tramite DCG (Dual Conversion Gain) – con i fotogrammi acquisiti tramite brevi multi esposizioni.
Un aspetto rilevante è che l’HF-HDR mantiene il suo funzionamento anche durante lo zoom, garantendo coerenza nella resa. Parliamo di un sensore con matrice Quad Bayer, che può scattare a 50 megapixel, oppure sfruttare il pixel binning per combinare quattro pixel adiacenti in un solo virtuale pixel più grande, e sfornare immagini a 12,5 megapixel.
L’ottimizzazione dei consumi energetici, soprattutto nei circuiti logici, consente di mantenere attivo l’HDR in ogni fase dello scatto, dal live view alla registrazione video. In questo modo foto e filmati presentano la stessa resa mostrata sul display dello smartphone durante l’inquadratura. Potremmo dire che si tratta di un sensore che “vede” sempre in HDR.
Di fronte a cotanta elaborazione, la domanda che sorge spontanea a molti fotografi è: “Ma le immagini sembrano scattate da una fotocamera o da un cellulare?” Ebbene, proprio qui – probabilmente – entra in gioco parte del lavoro fatta con Hasselblad, con le immagini che in generale offrono una buona naturalezza.
In alcuni casi, emerge la tendenza, utilizzando le modalità di scatto automatiche, a “pulire” fin troppo le immagini, sbarazzandosi del tutto di qualsiasi grana, a favore di dettagli a prima vista più nitidi, ma affetti da forte post produzione, con evidenziazione dei contorni e spalmatura della grana in ampie campiture. C’è da dire che l’effetto è abbastanza sottile da essere evidente solo all’occhio più esperto, senza risultare troppo innaturale e dando invece una sensazione di nitidezza.
Modulo Tele: sensore da 1/1,56" e 200MP, 70mm f/2,1 equivalente.
Qui entra in gioco uno dei pezzi pregiati di questo smartphone, il sensore Samsung ISOCELL HP5, in formato 1/1.56″, con pixel da 0.5 µm, 200 megapixel di risoluzione e stabilizzazione ottica. Accoppiato a un obiettivo di tipo periscopico (il cui schema ottico si sviluppa in orizzontale, sfruttando uno specchio per “guardare” in avanti) è un sistema di ripresa molto flessibile, in grado di lavorare a differenti risoluzioni in base alle necessità.
Può essere sfruttato a piena risoluzione (201,3 megapixel con immagini da 12.288×16.384 pixel), ma si può abilitare il pixel binning per offrire scatti da 50 megapixel oppure scendere ulteriormente di risoluzione, accorpando ancora più pixel per le situazioni dove sono sufficienti 12,5 megapixel.
Inoltre può offrire lo zoom digitale 2x (focale equivalente 140mm) continuando a sfruttare il pixel binning e sfornando immagini ancor di qualità accettabile a 12,5 megapixel grazie al pixel binning. Effettuando un semplice ritaglio pixel per pixel è possibile ottenere immagini con zoom 13,2x (rispetto alla focale base che per la precisione è di 23,4mm equivalenti) e con focale equivalente di circa 308mm.
I risultati sono decisamente interessanti rispetto agli zoom digitali a cui eravamo abituati prima dell’arrivo dei sensori ad altissima risoluzione: si può scattare tranquillamente a 6x (140mm equivalenti), potendo contare su una qualità ancora molto elevata, e spingersi fino ai 13,2x (circa 300mm equivalenti) con immagini perfettamente utilizzabili.
Rispetto al modello precedente Oppo Find X8 Pro, dotato di quattro fotocamere, di cui due tele (73mm e 135mm), il nuovo Find X9 Pro con una sola fotocamera tele da 200 megapixel riesce a offrire maggiore flessibilità di utilizzo, con il vantaggio di non cambiare sensore al variare delle focali più lunghe.
Solo a volte l’intervento del processore d’immagine è eccessivo e dà l’impressione che, laddove l’accoppiata ottica-sensore non esprimano dettagli, la post produzione provi a indovinarle, quasi come se un’IA ricostruisse le informazioni mancanti attingendo a un campionario di texture. Mettiamo l’esempio di una targa, che in una foto normale sarebbe semplicemente illeggibile, ma che Oppo Find X9 Pro ha trasformato in una targa dal sapore orientale (immagine in alto).
È interessante, poi, confrontare le immagini scattate nelle stesse condizioni sfruttando il sensore a piena risoluzione (200 megapixel) o utilizzando il pixel binning (50 megapixel e 12 megapixel). Scattare alla massima risoluzione permette di avere file di grandi dimensioni, ma a ben guardare non c’è davvero molto più potere risolvente rispetto alla versione da 50 megapixel.
Risulta invece molto più evidente la differenza di scatto tra la modalità Master e quella Hasselblad Alta risoluzione. La prima è quella che permette anche di memorizzare i file in formato RAW e ha un profilo abbastanza piatto; la seconda è ottimizzata per una resa fotografica in stile svedese, con maggiore contrasto che rende meglio percepibili i dettagli fini. Avendo così tanti pixel a disposizione e potendo scattare in pixel binning anche a 50 megapixel, spesso è un peccato limitarsi ai file a bassa risoluzione a 12,5 megapixel.
Modulo Ultra-grandangolare: sensore da 1/2,76" e 50MP, 15mm f/2 equivalente
In questo modulo non ci sono variazioni rispetto al modello precedente, che già montava un sensore da 50 megapixel. La ripresa delle foto è affidata a un Samsung S5KJN5, in formato 1/2.76″, con pixel da 0.64 µm, dotato di stabilizzazione digitale.
Nonostante la risoluzione pari a quella del modulo principale, all’occhio più attento non sarà sfuggita la minore dimensione di questo sensore, che quindi è quello con le prestazioni più limitate del gruppo. Come detto, però, anche il lavoro di questo modulo si accorda bene a quello fatto dagli altri e risulta perfettamente utilizzabile in tutte le situazioni. Rispetto agli altri moduli, l’utilizzo della modalità a risoluzione piena a 50 megapixel spesso non porta vantaggi evidenti sul fronte del dettaglio ottenibile.
Modalità "Master" e "Hasselblad alta risoluzione"
Gli amanti della fotografia troveranno nei pannelli “Master” e “Hasselblad alta risoluzione” tutte le funzioni necessarie per esprimersi al meglio mantenendo il controllo manuale della ripresa. Uno di questi è quello che offre la possibilità di scattare passando senza soluzione di continuità tra i diversi moduli fotografici, sia in modalità automatica, sia in modalità Pro con controlli manuali. Offre inoltre la possibilità di applicare alcuni profili colore predefiniti, tutti personalizzabili per poter creare i propri.
Sia scattando in modalità Auto, sia in quella Pro, è l’unico pannello che permette di selezionare la memorizzazione dei file RAW. Questi ultimi si dividono in RAW e RAWmax. Il primo memorizza l’immagine a 12,5 megapixel dopo il processo di pixel binning, il secondo, invece, permette di avere a disposizione il file a 50 megapixel, ma solo nel caso della fotocamera principale: non è possibile accedere al RAW a 200 megapixel. Si tratta di RAW a cui viene già applicata una riduzione del rumore, ma rispetto a quanto abbiamo visto spesso in passato, sono reali e privi di demosaicizzazione.
La massima risoluzione di 200 megapixel è ottenibile solo in JPEG nel pannello “Hasselblad alta risoluzione”. Qui è possibile selezionare solo le focali fisse 0,6x, 1x e 3x, scattando a 50 megapixel. Selezionando l’impostazione 200 megapixel, naturalmente, resta solo l’opzione del teleobiettivo 3x.
Teleconverter fotografico Hasselblad per arrivare a 230mm di focale reale
La collaborazione con Hasselblad si è estesa e Oppo Find X9 Pro è uno dei primi smartphone a offrire la possibilità di utilizzare un obiettivo dedicato, nella fattispecie un teleconverter 3,28x che porta la focale dell’ottica tele a 230mm.
Quando si utilizza questo aggiuntivo ottico, è necessario selezionare l’apposita modalità di scatto sotto il pannello ‘Altro’. In questo modo il telefono ribalta l’immagine e attiva la scelta di tre focali: 10x (sfruttando il doppio binning del sensore da 200 megapixel), 20x (pixel binning dai 50 megapixel) e 40x (lettura pixel per pixel), salvando sempre immagini a 12,5 megapixel dalla focale equivalente di 920mm.
Il sistema di montaggio prevede una cover apposita a cui applicare, tramite una slitta, una maschera che blocca la visuale delle due fotocamere grandangolari e pone un piccolo bocchettone davanti a quella tele. Su quest’ultimo è innestabile l’aggiuntivo ottico, esattamente come avviene con le baionette degli obiettivi sulle fotocamere a ottica intercambiabile.
Come detto, per vedere l’immagine non rovesciata e attivare le correzioni del caso quando si utilizza il teleconverter esterno è necessario selezionare l’apposita modalità nel menu ‘Altro’. In questo molo lo smartphone modalità blocca la fotocamera sul modulo tele (visto che le altre due sono coperte dalla mascherina che permette di innestare l’ottica sullo smartphone). Per poter tornare a utilizzarle è necessario uscire dalla modalità teleconverter e rimuovere la slitta e l’aggiuntivo ottico.
L’operazione non è così immediata, anche perché risulta più facile prima togliere il teleconverter dall’innesto e poi rimuovere la slitta, per cui il passaggio tra la fotografia con e senza l’aggiuntivo ottico è più complessa rispetto al semplice cambio obiettivo con una fotocamera a sistema.
C’è da dire che però avere un vero 230mm su uno smartphone sa regalare delle belle soddisfazioni. L’aggiuntivo ottico esterno si inserisce proprio lì dove oggi gli smartphone non riescono a chiudere il gap con le fotocamere con sensori di grandi dimensioni e vere ottiche tele. Scattare a 10x sfruttando lo zoom digitale o la piena risoluzione con l’aggiuntivo ottico porta a risultati diversi in modo evidente. Due sono gli aspetti di maggiore differenziazione: lo sfocato reale e lo schiacciamento dei piani.
Complice la focale reale lunga e non virtuale, le foto offrono uno sfocato reale, non applicato dopo lo scatto tramite mappe di profondità. Il bokeh è quindi uniforme e progressivo. Inoltre il fatto che l’ottica sia applicata davanti a un’altra ottica (e non direttamente davanti a un sensore come avviene con mirrorless e reflex) porta a un particolare difetto, che però – come avviene anche con ottiche del passato – possiamo considerare un “carattere” dell’aggiuntivo ottico: i punti luce fuori fuoco vengono riprodotti con una forma molto particolare, quadrata con deformazione radiale, che contribuisce a caratterizzare in modo unico le immagini, senza l’effetto “finto” dei filtri che troviamo in molte applicazioni Fotocamera degli smartphone. Le immagini riprese con questo teleconverter sono leggermente morbide e potrebbero ricordare quelle dei vecchi tele amatoriali dei tempi della pellicola. Sono molto particolari anche le forme che assumono i riflessi quando il sole è direttamente nell’inquadratura.
La messa a fuoco funziona molto bene anche con il teleconverter installato e la stabilizzazione è davvero molto efficace: ci si può divertire a mano libera anche nella registrazione di video. Anche in questo caso i video registrati con l’aggiuntivo ottico, rispetto a quello digitale, hanno tutt’altra pasta e resa tridimensionale.
Grazie alla combinazione tra stabilizzazione ottica del sensore e stabilizzazione elettronica, il teleobiettivo Hasselblad è utilizzabile anche per la registrazione di video, senza richiedere per forza l’utilizzo di un treppiede.
Qui sotto un breve montaggio di alcune clip registrate a mano libera. Come nel caso delle foto, anche per la registrazione video, accedendo alla funzione “Teleconverter”, le opzioni di regolazione si riducono al minimo: è possibile scegliere risoluzione e frame rate (1080p/4K, 30p/60p), attivare l’HDR (registrando in Dolby Vision) e scegliere due livelli di zoom digitale a 20x e 40x (di base il teleconverter è indicato come 10x).
Lo smartphone che gioca a fare la fotocamera e costa più di una mirrorless full frame
Tutto bellissimo, finché non si passa in cassa. Già di suo Oppo Find X9 Pro ricade nella categoria degli smartphone top di gamma, con un listino di ben 1.299 euro, ma per portarsi a casa anche il Kit Teleconverter Fotografico Hasselbald è necessario aggiungere 499 euro. Contando che al Black Friday abbiamo visto mirrorless full frame con ottica a 799 euro, il prezzo di avvicinare uno smartphone all’esperienza di una mirrorless è davvero troppo elevato.
Peccato, perché il teleconverter ottico è davvero in grado di aumentare considerevolmente lo spettro di situazioni in cui Oppo Find X9 Pro può sostituire senza remore una fotocamera con reale zoom ottico. Abbiamo provato in passato a sfidarci portando con noi solo uno smartphone, anche in vacanza, ma abbiamo sempre trovato delle situazioni in cui abbiamo rimpianto di aver accettato la sfida. Probabilmente, con Oppo Find X9 Pro e con il suo teleconverter, il numero di esse potrebbe calare in modo vistoso, facendo contare i rimorsi sulle dita di una mano, ma il prezzo da pagare è alto.

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