Losanna (Svizzera)
Dal 6 marzo al 1° novembre 2026
Amante dell’avventura e viaggiatrice indefessa, Ella Maillart è diventata fotografa per la sua propensione a raccontare il mondo. Nel corso degli anni ’30 ha documentato gli accadimenti storici a cui ha assistito e le persone che ha conosciuto nel suo girovagare tra Unione Sovietica, Asia centrale, Cina, Kashmir, Afghanistan e India. Ha usato la fotografia e la scrittura come strumenti per indagare un’epoca di transizione, un momento di svolta nella storia asiatica e mondiale.
Le sue fotografie sono ora al centro di una mostra al Museo Photo Élysée di Losanna, Ella Maillart. Photographic Encounters, a cura di Fanny Brülhart. Il suo modo di fotografare si coniuga con la sua estrema sete di conoscenza, con la sua vitale spinta verso nuove culture e nuove civiltà, con la sua estesa curiosità. Abbiamo intervistato Fanny Brülhart per sapere di più del lavoro di Maillart e della mostra a lei dedicata.
Chi era Ella Maillart?
Ella Maillart (1903-1997) è stata una scrittrice, fotografa, esploratrice e reporter svizzera, la cui vita è stata caratterizzata da uno straordinario spirito d’avventura. Prima di dedicarsi alla scrittura di viaggi, si distinse come atleta di alto livello. Fondò uno dei primi club di hockey su prato femminile a Ginevra, rappresentò la Svizzera nella vela ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924 e partecipò ai primi Campionati Mondiali di Sci Alpino tra il 1931 e il 1934.
Maillart si considerava innanzitutto una reporter. Attraverso la scrittura, la fotografia o il cinema, cercava di testimoniare la realtà che incontrava. Il suo lavoro era guidato dall’osservazione dei fatti e dall’esperienza diretta.
Usava la macchina fotografica come strumento documentaristico, registrando le trasformazioni politiche, sociali e culturali a cui assistette in tutta l’Asia durante gli anni ’30. Viaggiare era per Maillart una ricerca sia fisica che spirituale. Dedicò la sua vita all’esplorazione del mondo e alla condivisione delle sue esperienze attraverso libri, conferenze, articoli, fotografie e film. Le sue fotografie riflettono la stessa ambizione che animava la sua scrittura: documentare fedelmente il mondo e creare una testimonianza duratura di persone, luoghi e stili di vita spesso poco conosciuti o in rapida scomparsa.
Qual era il suo stile fotografico e da cosa fu influenzato inizialmente?
Ella Maillart era una fotografa autodidatta. La sua pratica visiva nacque dalla passione per i racconti di viaggio e l’esplorazione. Fin da giovane, fu ispirata da figure come Marco Polo e Alexandra David-Néel e queste influenze la incoraggiarono a considerare il viaggio come un mezzo per comprendere sia il mondo che sé stessa.
Il suo stile fotografico è fondamentalmente documentaristico. Cercava un contatto diretto con le persone che incontrava, perseguendo spesso, nei suoi ritratti, una prospettiva frontale e prossimale con i suoi soggetti. Le sue fotografie sono da considerarsi come strumento di incontro piuttosto che di osservazione distaccata.
La macchina fotografica le permetteva di avviare conversazioni e instaurare un rapporto di fiducia con coloro che incontrava durante i suoi viaggi.
Inoltre, un altro aspetto distintivo del lavoro di Maillart è la sua attenzione alle donne. In un’epoca in cui la fotografia spesso le ritraeva come figure passive, lei le ha costantemente rappresentate come partecipanti attive nella società, impegnate in ambito domestico, artigianale o professionale. Questa prospettiva riflette sia la sua curiosità per la vita delle donne nelle diverse culture, sia la sua esperienza personale di donna indipendente che viaggiava in regioni raramente visitate dalle donne occidentali in quell’epoca.
La mostra include le fotografie che produsse durante i suoi viaggi in Asia centrale e orientale, tra il 1930 e il 1939. Perché ne era così affascinata?
L’interesse di Ella Maillart per l’Asia centrale e orientale emerse gradualmente durante il suo primo importante viaggio in Unione Sovietica nel 1930. Trascorse quasi sei mesi a Mosca, immergendosi nella vita quotidiana e osservando i profondi cambiamenti sociali in atto sotto il regime sovietico. Durante questo periodo, si unì a un gruppo di giovani russi in un viaggio attraverso il Caucaso, dove incontrò per la prima volta le comunità nomadi. La pubblicazione del suo primo libro, Parmi la jeunesse russe: de Moscou au Caucase, basato su questo viaggio, si rivelò un punto di svolta nella sua carriera. Il suo successo le fece capire che poteva guadagnarsi da vivere con i suoi scritti di viaggio e i suoi reportage.
Questa nuova possibilità la incoraggiò a intraprendere ulteriori spedizioni, che la condussero direttamente al suo viaggio attraverso il Turkestan russo nel 1932 e, infine, ai grandi viaggi attraverso l’Asia centrale e orientale che avrebbero definito la sua vita e la sua opera.
Era particolarmente interessata agli stili di vita nomadi, che percepiva come più vicini alla natura e meno vincolati dal materialismo e dall’industrializzazione che associava all’Europa. Questo interesse probabilmente riecheggiava la sua precedente esperienza di marinaia, per la quale libertà e mobilità erano aspirazioni fondamentali.
Inoltre, l’Asia stava attraversando drammatiche trasformazioni politiche e culturali e durante gli anni ’30 Maillart fu testimone della sovietizzazione dell’Asia centrale, della riconfigurazione della Cina dopo la caduta del regime imperiale e dell’occupazione giapponese della Manciuria. Aveva la consapevolezza di viaggiare in luoghi in un momento storico cruciale e si sentì spinta a documentare questi cambiamenti.
Molto importanti per i suoi reportage erano anche i suoi scritti. Come la parola scritta e le immagini dialogavano?
Fin dalle sue prime pubblicazioni, Ella Maillart concepì la scrittura e la fotografia come forme complementari di testimonianza. Non considerò mai le fotografie come semplici illustrazioni; al contrario, immagini e testi lavoravano insieme per trasmettere la complessità delle sue esperienze.
Le sue fotografie fornivano una testimonianza visiva dei luoghi visitati e delle persone incontrate, mentre i suoi testi offrivano un contesto storico, riflessioni personali e osservazioni dettagliate che le sole immagini non potevano trasmettere.
Insieme, offrivano ai lettori una comprensione più ricca delle realtà che documentava. La mostra Ella Maillart. Photographic Encounters vuole mettere in luce, tra le altre cose, anche questa caratteristica del suo lavoro presentando fotografie accanto a estratti dei suoi scritti. Per Maillart, entrambi i mezzi servivano allo stesso scopo: preservare la memoria, condividere la conoscenza e testimoniare eventi storici, paesaggi e incontri umani.
Ci può raccontare una sua immagine rappresentativa?
Un’immagine rappresentativa ritrae delle pastorelle Tangut incontrate da Maillart durante i suoi viaggi nella Cina nord-occidentale. Questa fotografia illustra perfettamente il suo interesse per le donne e la vita quotidiana. Le ritrae come individui attivi, impegnati nel loro lavoro e integrati nel contesto sociale. L’immagine dimostra anche le qualità che caratterizzano i suoi ritratti, ossia vicinanza, frontalità e attenzione. Le donne incontrano direttamente lo sguardo della fotografa, suggerendo il rapporto di fiducia che Maillart spesso instaurava con i suoi soggetti. Allo stesso tempo, la fotografia documenta uno stile di vita già in fase di trasformazione a causa dei cambiamenti politici e sociali, rendendola al contempo un ritratto e una testimonianza storica.
Dove è conservato il suo archivio e perché questa mostra ora?
Ella Maillart affidò i suoi archivi a due importanti istituzioni svizzere: i suoi archivi fotografici e cinematografici sono conservati da Photo Elysée dal 1988, mentre i suoi manoscritti, la corrispondenza e gli archivi letterari sono custoditi dalla Bibliothèque de Genève. Insieme, queste istituzioni collaborano con la Fondazione Ella Maillart per preservare, studiare e promuovere la sua eredità.
La mostra si tiene oggi perché, nel 2025, gli archivi di Ella Maillart sono stati iscritti nel Registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO, insieme agli archivi di Annemarie Schwarzenbach, conservati dalla Biblioteca Nazionale Svizzera. Questo riconoscimento internazionale riconosce il significato universale del suo lavoro e il suo valore come patrimonio documentario. Riunendo le sue immagini e i suoi testi, la mostra dimostra perché i suoi archivi siano importanti ancora oggi: preservano non solo la memoria di una vita straordinaria, ma anche la memoria di un mondo in rapida evoluzione, le cui tracce altrimenti sarebbero andate perdute.
Ella Maillart. Photographic Encounters
- A cura di Fanny Brülhart
- Photo Élysée, Pl. de la Gare, 17 – Losanna (Svizzera)
- dal 6 marzo al 1° novembre 2026
- tutti i giorni 10-18, gio 10-20. Martedì chiuso
- ingresso gratuito
- www.elysee.ch
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