L’onestà di Henley Spiers, vincitore del Bird Photographer of the Year 2026, è indiscutibile: per scattare la sua “Sunball Rocket” ha utilizzato del pesce di scarto come esca e non ha esitato a dichiararlo già in fase di candidatura al concorso.
La questione che riaccende un inevitabile dibattito tra appassionati e professionisti della fotografia naturalistica è un’altra: è lecito ricorrere alle esche per agevolare il proprio successo fotografico quando si ritrae la fauna selvatica? C’è chi dice di sì, c’è chi dice di no… e c’è chi dice che dipende dalla situazione.
Per provare ad affrontare la tematica in modo trasparente e costruttivo, abbiamo ritenuto opportuno coinvolgere lo stesso Spiers, nonché gli organizzatori del concorso che lo ha eletto fotografo dell’anno.
Alla nostra richiesta di un commento a proposito della scelta di premiare uno scatto ottenuto mediante il chumming (la pratica di gettare pesce morto in mare per attirare animali) il Direttore del Bird Photographer of the Year, Will Nicholls, ha risposto che il concorso ha sempre avuto a cuore la conservazione e il coinvolgimento del pubblico e che punta, tra le altre cose, a incoraggiare le persone a connettersi con la natura attraverso la fotografia.
Chiarito che il Bird Photographer of the Year non ammette l’uso di esche vive, Nicholls ha aggiunto che vietare l’uso di esche non vive come le mangiatoie per uccelli impedirebbe a molti appassionati di partecipare alla competizione e questo andrebbe contro la missione di avvicinare le persone alla natura.
Il Bird Photographer of the Year ha sempre avuto a cuore la conservazione e il coinvolgimento del pubblico: siamo nati per fornire fondi cruciali ai progetti di conservazione di base attraverso Birds on the Brink.
Parte di questa missione consiste nell’incoraggiare le persone a connettersi con la natura attraverso la fotografia e nel trasmettere il valore e il desiderio di preservare gli uccelli e il loro habitat.
L’uso di diverse forme di esca è sempre stato un argomento controverso. Non consentiamo l’uso di esche vive per motivi etici, ma permettiamo altre forme di esche non vive.
Il ragionamento alla base di ciò è che non tutti hanno lo stesso accesso alla natura, e vietare elementi come le mangiatoie per uccelli impedirebbe a molti appassionati di partecipare al concorso. Questo andrebbe contro la nostra missione di avvicinare le persone alla natura.
Ai fotografi è richiesto di informarci sulle esche utilizzate per consentirci di verificare l’impiego di esche vive, che è contrario al regolamento del concorso. Abbiamo verificato che l’esca utilizzata in questa immagine non era viva, il che significa che non viola nessuna regola del concorso in vigore in quel momento.
Per quanto riguarda la divulgazione di questo aspetto, ci rendiamo conto che ci siano opinioni contrastanti sull’uso di qualsiasi tipo di esca all’interno della comunità. Tuttavia, non c’è nulla da dichiarare dal punto di vista del regolamento del concorso, poiché non si è verificata alcuna violazione. Non è stato nemmeno nascosto nulla: è risaputo che le immagini delle sule comportano spesso l’uso di esche, ma questo fatto non è contrario alle regole, quindi non c’è bisogno di una dichiarazione in tal senso.
Le nostre regole attuali sono in linea con la maggior parte delle principali competizioni e le valutiamo costantemente per rimanere al passo con le opinioni in continua evoluzione all’interno della comunità e apportare le dovute modifiche.
Come sempre, lo scopo del Bird POTY è favorire un più ampio coinvolgimento con l’avifauna e la promozione di importanti sforzi e messaggi di conservazione.
Il punto di vista di Henley Spiers
Henley Spiers, dal canto suo, ha dimostrato di essere particolarmente attento a come le regole sul tema del foraggiamento varino di concorso in concorso, ripercorrendo un ventaglio di posizioni che partono da approcci relativamente elastici e culminano nella linea della tolleranza zero che contraddistingue, ad esempio, il celebre Wildlife Photographer of the Year da qualche anno a questa parte.
Esaurita la questione dei regolamenti e dell’assoluta compatibilità della sua foto con le linee guida del BPOTY, Spiers ha spostato la sua riflessione sull’importanza del punto di vista personale di ciascun fotografo rispetto all’uso di esche nella fotografia naturalistica.
“Io preferisco i momenti spontanei in natura – ha dichiarato – ed è così che realizzo la maggior parte delle mie fotografie. Reputo fondamentale il benessere della fauna selvatica, tanto che ho costruito la mia vita e la mia carriera raccontando le meraviglie del mondo naturale e le minacce che lo mettono a rischio. In alcune situazioni, sono aperto all’uso di esche non vive, che ritengo opportuno valutare di caso in caso”.
“Per quanto riguarda le sule nelle isole Shetland”, ha proseguito il fotografo, “le ricerche hanno dimostrato che, con la diminuzione delle loro fonti di cibo naturali, questi uccelli sono diventati sempre più dipendenti dagli scarti dei pescherecci. Ho scattato Sunball Rocket grazie a un amico che organizza esperienze subacquee con le sule sotto forma di tour fotografici individuali, per gruppi o per produzioni, foraggiando gli uccelli con pesci morti. Non trattandosi della sua occupazione principale il numero di sessioni che propone in un anno è variabile, ma solitamente inferiore alla dozzina”.
“Considerando che ci sono 25.000 sule sulle scogliere vicine – ha concluso Spiers – non credo che questa attività su scala ridotta possa alterare il comportamento a lungo termine degli uccelli o la loro capacità di procurarsi il cibo. In questo contesto, dunque, non ritengo il chumming una pratica sconveniente.
Tuttavia, la mia opinione non è immutabile e sono pronto a rivederla con l’evolversi delle cose. Comprendo e rispetto anche il punto di vista di chi non è d’accordo”.
L’origine della questione delle esche e delle sule
L’allarmante variazione del comportamento delle sule in presenza di pescherecci commerciali che gettano scarti ittici in mare è da anni oggetto di numerosi studi scientifici. Osservazioni e raccolte dati hanno dimostrato che gli uccelli hanno imparato ad associare la presenza delle imbarcazioni alla disponibilità di “cibo facile”, sviluppando una vera e propria dipendenza. Tale dipendenza si manifesta con una frenesia alimentare che induce le sule ad accalcarsi, in una competizione feroce che mai rientrerebbe nelle loro ordinarie modalità di caccia in un contesto naturale e totalmente estraneo all’attività antropica.
In questo scenario di forte stress, gli uccelli sono esposti a un maggior rischio di collisioni e lesioni, oltreché indotti a consumare cibo di qualità nettamente inferiore rispetto alle loro prede naturali (sgombri, aringhe, sardine e acciughe), con ripercussioni negative persino sugli indici di successo della stagione riproduttiva.
A tutto quanto elencato aggiungiamo che tra il 2022 e il 2024, le colonie scozzesi di sule hanno perso tra il 25% e il 30% degli esemplari adulti a causa dell’influenza aviaria.
La fotografia può essere altrettanto dannosa?
Sul fronte turistico e fotografico la questione si fa un po’ più ambigua. Stando a quanto reperibile in rete, non esistono analisi scientifiche del comportamento delle sule foraggiate con esche morte da piccole imbarcazioni dedicate al turismo e alla caccia fotografica. Tuttavia, non mancano testimonianze di fotografi che raccontano di aver assistito ad assembramenti, atteggiamenti aggressivi e alterazioni nelle manovre di tuffo: in sostanza, addio alla scenografica picchiata della sula da trenta metri di altezza se il “boccone” da catturare è morto, galleggia e non va inseguito in profondità.
Fotografia naturalistica etica secondo NatureScot
Poiché la popolazione di sule in Scozia è ai minimi storici, gli scienziati di enti come NatureScot – il principale ente pubblico responsabile di fornire consulenza ai Ministri scozzesi sulle questioni relative al patrimonio naturale – ritengono che creare assembramenti artificiali e stress da competizione tramite esche per scattare fotografie sia ecologicamente pericoloso e ingiustificabile, perché “questo altera i comportamenti naturali di foraggiamento degli uccelli, crea dipendenza e aumenta l’aggressività e il rischio di trasmissione di malattie”.
Non abbiamo dati certi su quanto l’interazione sporadica di una popolazione di sule con un operatore turistico comprometta o alteri in modo permanente le tecniche naturali di caccia pelagica di questi uccelli.
Tuttavia, viene spontaneo riflettere su quanto sia necessario circoscrivere il fenomeno. Dodici uscite l’anno di una piccola imbarcazione a fronte di 25.000 sule potrebbero effettivamente essere innocue se svolte da un solo operatore, ma il discorso potrebbe prendere una piega diversa se il numero degli operatori crescesse.
Lo standard WiSe Scheme
Segnaliamo comunque che ai fotografi e ai turisti che programmano escursioni marine in Scozia, le autorità di conservazione consigliano di scegliere esclusivamente operatori con il logo WiSe, vale a dire aderenti al WiSe Scheme, lo standard nazionale britannico nato specificamente per ridurre al minimo il disturbo alla fauna marina e costiera. L’intera filosofia del programma si basa sull’osservazione etica e sul massimo rispetto degli animali nel loro habitat naturale.
Gli operatori con logo WiSe si impegnano a non usare esche e a mantenere le distanze di sicurezza biologica.
Per completezza d’informazione precisiamo che il codice WiSe Scheme è un programma di accreditamento e una linea guida di condotta etica e che la sua violazione non comporta multe da parte dello Stato, ma causa l’espulsione dal programma e la perdita della certificazione ufficiale di operatore ecologico.
Etica prima di tutto
Attualmente, nel Regno Unito non esiste una legge nazionale che vieti in assoluto il lancio di pesci morti o di scarti per attirare gli uccelli marini in mare aperto. I divieti di pasturare uccelli selvatici esistono sotto forma di ordinanze locali (bye-laws) emesse dai singoli consigli comunali, ma si applicano quasi esclusivamente alle aree urbane, ai parchi o ai porti (spesso per contrastare l’aggressività dei gabbiani) e non alle acque libere dove cacciano le sule.
In sintesi, chi usa esche in mare aperto aggira una forte raccomandazione etica, ma dal punto di vista strettamente legale non è soggetto a sanzioni amministrative dirette per il solo fatto di aver gettato del pesce in acqua.
Certi che la chiave si trovi sempre nella coscienza e nella misura, cercheremo di mantenerci aggiornati sull’evoluzione della discussione tra tour operator naturalistici e conservazionisti. Al nostro pubblico di lettori amanti della fotografia naturalistica rinnoviamo l’invito a programmare responsabilmente ogni aspetto di un’esperienza fotografica a contatto con la fauna selvatica, a documentarsi sempre sullo stato di salute e conservazione della specie che si intende fotografare, ad agire in modo etico e, una volta sul campo, a leggere prontamente qualsiasi eventuale segnale di stress. Un esempio? Nel caso delle sule è bene allontanarsi immediatamente se gli uccelli mostrano segni di agitazione, come continui richiami d’allarme o battito nervoso delle ali sul posto.
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