C’è un dettaglio che continua a stupire chi segue il mercato fotografico da una ventina d’anni: mentre il digitale rincorre l’ennesimo aumento di risoluzione dei sensori, la pellicola non solo non è morta, ma si è ritagliata uno spazio commerciale che nel 2020 sarebbe sembrato fantascienza. Merito soprattutto della Gen Z, che ha riscoperto l’analogico non solo per nostalgia, ma anche per diversi altri motivi. In un mondo in cui tutto scorre veloce e il tempo passa “scrollando” sullo schermo di uno smartphone, ha ripreso terreno il fascino della fotografia lenta e della gratificazione differita: scatti, aspetti, scopri com’è andata, senza la possibilità di cambiare lo scatto con un colpo di pennello mosso dall’intelligenza artificiale. Ma non sono solo i giovani a dettare il rinnovato successo della fotografia analogica, molti di quelli che l’hanno sperimentata come primo mezzo oggi hanno voglia di tornare ai tempi della pellicola, spesso per motivi simili.
L'usato non è sempre sicuro
Per questi ultimi il metodo più semplice è quello di aprire il cassetto e vedere se la vecchia reflex funziona ancora, per i primi quello di fare un giro ai mercatini dell’usato. C’è però un problema in questo approccio: diversi prodotti nati nel secolo scorso hanno raggiunto ormai l’età della pensione e non sempre funzionano ancora a dovere. Meccanismi che si inceppano, tendine usurate, spugne e guarnizioni che si sbriciolano: la serie dei problemi potrebbe essere lunga. Una volta si sarebbe andati dal proprio negoziante di fiducia per far sistemare il particolare non funzionante, ma oggi trovare qualcuno che sappia ancora aggiustare una fotocamera analogica è sempre più difficile.
Anche da qui nasce il successo dei nuovi prodotti analogici: in tanti vogliono tornare a scattare senza patemi e senza incappare nel “bidone” da bancarella. Oggi le possibilità per avvicinarsi alla pellicola sono molte: dalle usa&getta, ai prodotti volutamente “cheap” del progetto Lomography, fino ad arrivare a fotocamere che costano quanto una mirrorless digitale.
Nei prossimi paragrafi trovate una panoramica dei modelli più diffusi sul mercato, con i link ai prodotti acquistabili direttamente su Amazon, ricordate – in questo caso – di controllare sempre il prezzo prima dell’acquisto.
Non mancate di leggere inoltre le conclusioni di questo articolo, dove cerchiamo di darvi anche qualche linea guida per orientare la vostra scelta.
Pentax 17: la "mossa a metà" di Ricoh
Se c’è un prodotto che ha provato a cambiare le regole del gioco, è la Pentax 17. Nata dal “Pentax Film Camera Project” annunciato da Ricoh Imaging già nel dicembre 2022, non è la solita fotocamera compatta riesumata dal passato: è un progetto ex novo, pensato da zero per chi la pellicola non l’ha mai toccata, ma anche per chi la maneggia da decenni. Ricoh ha scelto di puntare sul formato “Half Frame” (24×17 mm), che utilizza i classici rullini 135 ma ne espone un’area pari a metà del fotogramma. In questo modo si raddoppiano gli scatti disponibili su ogni rullino, arrivando – ad esempio – a 72 pose su una pellicola da 36. L’ottica fissa da 25mm f/3,5 deriva concettualmente dalla Ricoh Auto Half (un modello di mezzo formato molto venduto, commercializzato per la prima volta nel 1962). La messa a fuoco si basa su un sistema a zone su sei posizioni, mentre il caricamento manuale della pellicola e la leva di avanzamento sono progettate per restituire tutta la componente meccanica e tattile che con le compatte automatiche degli anni ’90 si era persa. Fa eccezione, rispetto alla concorrenza più economica, per la cura costruttiva e per un prezzo d’ingresso che resta comunque quello di una fotocamera premium, non di un giocattolo.
Il mezzo formato a basso costo: Kodak Ektar H35
Se la Pentax 17 gioca nella fascia alta, il segmento delle mezzo formato economiche si è mostrato particolarmente vivace negli ultimi due anni: per chi torna ad avvicinarsi alla pellicola, quello dei costi potrebbe essere uno dei timori principali e raddoppiare le pose potrebbe sembrare una soluzione efficace per limitarli, soprattutto se si è investito poco sul corpo macchina. La Kodak Ektar H35, prodotta su licenza da Reto, ha aperto la strada in questo segmento con un corpo in plastica, obiettivo fisso a doppietto da 22mm f/9,5 senza messa a fuoco e otturatore bloccato su 1/100s. L’alloggiamento per una batteria mini stilo AAA permette di alimentare il flash.
La più recente Ektar H35N porta in dote un elemento in vetro che migliora la nitidezza rispetto alla plastica pura (pur sacrificando la luminosità), un filtro a stella integrato per gli effetti sulle luci notturne e un attacco per treppiede, restando comunque nella stessa fascia di prezzo. Parliamo di un’ottica 22mm f/11, sempre accoppiata a un otturatore fisso da 1/100s, che però è sfruttabile anche in posa B.
Per questo modello è anche disponibile un kit premium che include anche filtri blu e giallo, ma soprattutto una custodia impermeabile, per scattare in pellicola fino a 5 metri di profondità. Non manca anche in questo caso il flash integrato e troviamo anche il supporto al comando remoto via cavo nel pulsante di scatto.
Reto: il marchio dietro le Kodak Ektar
Il produttore delle Kodak Ektar (Reto) commercializza fotocamere a pellicola anche con il proprio marchio. Tra queste spicca la Reto Ultra Wide & Slim, che espone l’intero fotogramma 35mm sfruttando la stessa ottica 22mm f/11, che sul formato pieno offre un’inquadratura ultra grandangolare. L’accoppiata tra focale grandangolare e diaframma chiuso permette di scattare in iperfocale a partire da 1 metro di distanza, rendendo superfluo qualsiasi comando legato alla messa a fuoco. Il tempo di otturazione è fissato a 1/125s. In questo caso non troviamo il flash integrato, ma esiste anche una versione che lo offre.
Kodak 35mm: c'è l'imbarazzo della scelta
Tornando al marchio Kodak, è decisamente popolato il segmento delle 35mm, con proposte che spaziano dai corpi più semplici, fino ad arrivare ai prodotti dotati di funzioni automatiche. Tra le fotocamere più semplici, troviamo la Kodak M35, un modello che a molti potrebbe ricordare quelle macchine fotografiche offerte come gadget negli anni ‘70/’80, che si trovavano anche nel fustino del detersivo. La Kodak M35 è super essenziale: ottica fissa 31mm f/10, otturatore fisso a 1/120s, fuoco fisso da 1 metro a infinito. Naturalmente caricamento, avanzamento e riavvolgimento della pellicola sono del tutto manuali. Per le foto in condizioni di scarsa illuminazione, troviamo un flash (di potenza non dichiarata) alimentato da una batteria mini stilo AAA.
Per chi cerca la stessa essenzialità, ma vuole anche un’estetica più accattivante, il design retrò della Kodak i60 si ispira all’emblematica Kodak Instamatic 100, il primo modello lanciato negli Stati Uniti nel 1963, offrendo anche un flash integrato a scomparsa, in questo caso alimentato da una batteria AA. A livello di caratteristiche ritroviamo l’ottica 31mm f/10, con fuoco fisso da 1 metro a infinito, accoppiata a un otturatore da 1/125s.
Dalla stessa base nasce la Kodak Ultra F9, che si presenta con un’ottica sempre da 31mm di focale, seppur leggermente più luminosa (apertura f/9, come reso evidente anche dal nome del prodotto). L’otturatore lavora a 1/120s. Esiste anche la sorella leggermente più luminosa, che offre un’ottica 28mm f/8, in grado di riprendere immagini a fuoco a partire da 1,2m. Sembrano uscite dalle stesse linee produttive di questo modello anche le fotocamere Ilford Sprite 35-II e Agfaphoto 35mm.
Per chi cerca qualcosa in più, Kodak offre anche la S-88, che sfrutta la batteria stilo AA anche per l’avanzamento motorizzato della pellicola e il riavvolgimento automatico. L’ottica è la solita: da 31mm di focale e apertura f/10, con l’otturatore che lavora a 1/125s.
Rappresenta un netto passo avanti, sempre però restando nell’ambito delle fotocamere economiche, la Kodak Snapic A1. In questo caso, oltre alla gestione automatica della pellicola, con caricamento, avanzamento e riavvolgimento motorizzati, troviamo anche un flash a gestione automatica con riduzione degli occhi rossi. In più l’ottica è un tripletto in vetro, con focale 25mm e due zone di messa a fuoco (da 0,5 a 1,5m e da 1,5m a infinito), permettendo un maggiore avvicinamento al soggetto. L’apertura resta piccola, pari a f/9,5. L’otturatore lavora a 1/100s e l’alimentazione richiede due batterie mini stilo AAA. Tra le particolarità troviamo la possibilità di esposizione multipla e un piccolo schermo per il computo delle pose.
Lomography: dai modelli "giocosi" alla Lomo MC-A
Lomography ha una filosofia particolare che nasce dalla volontà di alcuni studenti viennesi, negli anni ’90, di ritornare a una fotografia più autentica: valorizza la pellicola, le fotocamere economiche o volutamente imperfette, le ottiche particolari, le doppie esposizioni, il cross-processing e tutte quelle tecniche che introducono una componente imprevedibile nel processo.
Il catalogo è particolarmente ampio, ma vi proponiamo una piccola selezione dei modelli più interessanti. Si parte con le fotocamere che sembrano delle usa&getta, ma che invece – uno volta finito il primo rullino precaricato, possono accettare nuove pellicole e continuare a scattare. Esistono sia in formato 35mm, sia nel recentissimo mezzo formato.
Tra le fotocamere che spiccano all’interno del panorama delle economiche in plastica troviamo anche la Lomography La Sardina Camera 8Ball, caratterizzata da un’ottica super grandangolare da 22mm (angolo di campo di 89°), otturatore 1/100s con posa B, esposizione multipla, attacco per treppiedi e supporto ai comandi di scatto remoto a cavo.
In questi ultimi anni le fotocamere della serie Fisheye hanno visto susseguirsi diverse versioni, tutte accomunate dall’ottica 10mm f/8, da 170° di angolo di campo, in grado di imprimere sulla pellicola 35mm immagini circolari dall’effetto spioncino. Dotate di flash (alimentato con batteria AA), queste fotocamere mettono a disposizione anche la posa B oltre al tempo di otturazione di 1/100s, permettendo così a chi ha un po’ di esperienza perfino scatti in condizioni di scarsa illuminazione. Tra le opzioni creative troviamo anche le esposizioni multiple.
Forme particolari sono riservate alla Lomography Sprocket Rocket 35mm, che utilizza un’ottica da 30mm con due impostazioni per il diaframma: a tutta apertura ha valore f/10,8, ma è possibile anche chiudere a f/16. Offre il foro filettato per il treppiedi, l’esposizione multipla, un otturatore da 1/100s compatibile con la posa B. Non integra, invece, il flash, ma mette a disposizione una slitta a contatto caldo per quelli esterni. La particolarità è che l’ottica da 30mm è progettata per illuminare una ampia porzione di pellicola in formato 3:1 (fori di trascinamento compresi), inquadrando un angolo di campo panoramico da 106°.
Lomography - Fisheye No. 2
Lomography La Sardina Camera 8Ball
Lomography Sprocket Rocket
Chi vuole unire l’esperienza della pellicola alla sperimentazione ottica trova nella LomoApparat la compagna perfetta. È dotata di un’ottica super grandangolare da 21mm, in grado di mettere a fuoco a partire da 0,5m, ma soprattutto è compatibile con alcuni accessori particolari. L’aggiuntivo ottico close-up diminuisce la distanza minima di messa a fuoco a 20 centimetri, ma esiste anche la lente caleidoscopica. L’accessorio Splitzer permette invece di oscurare porzioni di immagine a piacimento, per creare delle composizioni sullo stesso fotogramma tramite multiesposizioni.
Lomography con la Lomo MC-A ha alzato l’asticella rispetto al passato. Non più solo una toy camera con ottiche approssimative, ma una 35mm con obiettivo 32mm f/2,8 a cinque lenti in cinque gruppi, tempi di scatto selezionabili tra 1/500s e 1s (1/500s-20s in modalità automatica) più la posa B, esposizione automatica, priorità dei diaframmi (f/2,8-f/16) e manuale e un flash integrato con sincronizzazione sulla prima o sulla seconda tendina. Questo modello offre messa a fuoco automatica o manuale a quattro zone (0,4m, 0,8m, 1,5m e da 3 metri a infinito). La fotocamera ha il riconoscimento automatico della sensibilità della pellicola e la possibilità di impostazione manuale tra 12 e 3200 ISO. Non mancano l’attacco per i treppiedi e l’esposizione multipla e l’autoscatto (2, 10 , 30 secondi).
Un prodotto più serio di quanto il marchio abbia abituato ad aspettarsi, e non a caso più caro: si colloca a pieno nella fascia della Pentax 17, anche se dalla sua offre la copertura del fotogramma 35mm.
Tra le fotocamere a esposizione automatica figurano anche due modelli che riportano in auge il formato 110, con la classica apertura a scatto che ha reso queste macchine fotografiche tra le prime punta&scatta della storia. In questo caso troviamo ottica da 23mm, doppia impostazione per il diaframma (f/2,8 e f/5,6), otturatore automatico (A) da 30s fino a 1/250s, posa B fino a 30s e sensibilità impostabile su 100, 200 e 400 ISO. La messa a fuoco è a zone: 0,8m, 1,5m, 3m e infinito.
Discorso opposto per la Lomography Diana F+, che crea un particolare mix tra un’ottica volutamente cheap e i “rulli” da 120. Parliamo di una fotocamera analogica medio formato in plastica, ispirata alla Diana originale degli anni Sessanta e progettata per produrre immagini dall’estetica volutamente lo-fi, caratterizzate da morbidezza, vignettatura e una resa a dir poco imprevedibile. Utilizza pellicola 120 e monta un obiettivo in plastica da 75mm, con messa a fuoco a zone su tre distanze: 1-2m, 2-4m e 4m-infinito. Sono disponibili, inoltre, tre aperture, f/8, f/11 e f/16, oltre alla modalità stenopeica, mentre l’otturatore offre 1/60s e Bulb per le esposizioni prolungate. È possibile scegliere tra fotogrammi quadrati da 5,2×5,2cm (12 scatti per rullo), 4,2×4,2cm (16 scatti) oppure il formato panoramico 4,6×5,2cm. La macchina consente inoltre esposizioni multiple, montaggio su treppiede e utilizzo del Diana F+ Flash, alimentato da una batteria AA e dotato di filtri colorati.
Usa&Getta: un modo per ricominciare a sperimentare
Per chi non volesse arrischiarsi ad acquistare una fotocamera che magari, dopo un primo utilizzo poco soddisfacente, ritorna subito nel cassetto, l’opzione maggiormente percorribile è quella delle usa&getta.
A questo proposito, le QuickSnap di Fujifilm hanno appena compiuto quarant’anni e sono state proposte in edizioni celebrative. Trovate poi i prodotti marchiati Kodak, AgfaPhoto, Ilford, spesso con flash con batteria integrata e a scelta tra pellicola a colori o in bianco e nero.
Fujifilm Quick Snap 27 pose
Kodak Power Flash 39 pose
Agfa Photo LEBOX Black & White
Reto Amber Tungsten 800 ISO
Fotocamera a pellicola nel 2026: quale scegliere?
Rieccoci alla domanda del titolo: di fronte a una tale rinnovata abbondanza, qual è la fotocamera da scegliere per tornare a scattare in pellicola nel 2026? Il primo consiglio è di dare una chance alla vostra soffitta o al cassetto della vostra attrezzatura (o del papà o del nonno). Se trovate una fotocamera che sembra essere ancora funzionante, provate con quella. Se vi va bene potreste aver risolto direttamente il problema.
Se non avete esperienza, lasciate stare le occasioni da bancarella del vintage: le probabilità di incappare in prodotti non più al top delle loro prestazioni è alta e ultimamente abbiamo visto prezzi abbastanza folli girando per le bancarelle dei mercati delle pulci.
Se esiste ancora nella vostra zona un negoziante che ha una vetrina dell’usato, fateci un giro. Nel peggiore dei casi, avrete parlato di fotografia per un po’ di tempo con qualcuno di competente e magari potreste anche trovare quella fotocamera che vi fa scattare definitivamente la voglia di tornare alla pellicola. Qui sicuramente trovate prodotti funzionanti, e magari anche revisionati, la spesa di acquisto, però, potrebbe non essere bassa.
Nessuno di questi è il vostro caso? Un primo passo potrebbe essere quello di acquistare una fotocamera usa&getta, giusto per capire se tutto il processo fa al caso vostro. Lo scatto senza possibilità di revisione, la necessità di finire il rullino prima di procedere allo sviluppo, il trovare il tempo di portare le foto a sviluppare e di andarle a ritirare, la necessità di tornare al negozio se scegliete – in via precauzionale – di stampare solo i provini. Questa potrebbe essere una scelta sensata considerando che la pellicola offre generalmente una latitudine di posa generosa, ma che le ottiche delle usa&getta (e delle ricaricabili di plastica) sono davvero molto buie e, se non avete l’occhio allenato, una buona porzione delle foto potrebbe risultare molto più scura di quello che vi aspettate. In questo senso i moderni smartphone ci hanno abituato troppo bene. Una fotocamera usa&getta oggi costa dai 15 ai 25 euro a seconda della dotazione, della pellicola e del numero di pose.
In questo senso l’acquisto delle fotocamere a pellicola più economiche potrebbe non essere un gran investimento: il rischio è di spendere di più in pellicola non sfruttata a dovere che nel corpo macchina. Le riutilizzabili più semplici hanno prezzi a partire da circa 35 euro, ma si può salire velocemente fino ai quasi 80 euro della mezzo formato Kodak Ektar H35N.
Se avete intenzione di fare sul serio, la fascia dalla Kodak Snapic A1 in su (circa 120 euro) è forse la strada più percorribile salendo da lì alla Pentax 17 e alla Lomo MC-A, oppure, se invece volete sottolineare l’aspetto più sbarazzino, potrebbe essere interessante pescare dal catalogo Lomography. La Pentax 17 può essere acquistata a partire da circa 470 euro (quando in offerta), mentre la Lomo MC-A ha un prezzo di listino di 499 euro.
Fujifilm 200 36 pose
Kodak Gold 200 3 rullini
Agfa Photo 400 24 pose
Ilford HP5 Plus Bianco e Nero x2
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