Di HDR si parla da quando è nato il digitale e il pensiero va dritto alla tecnica di unire più scatti con esposizione diversa per ottenere un’immagine con una gamma dinamica più ampia. Ma almeno in fotografia il collo di bottiglia è rimasto il dispositivo finale di visualizzazione, ossia la stampa, con tutti i limiti della carta, o un monitor convenzionale. Se però parliamo di video HDR ecco che a livello tecnico possiamo immaginare un filmato riprodotto su un display (smartphone, tv, monitor) con una luminosità maggiore e colori sgargianti. Due concetti molto diversi anche se si usa il medesimo termine HDR (High Dynamic Range).
Ormai è cosa nota anche a chi non è del settore, basta sfogliare una galleria fotografica di un recente smartphone per accorgersi che quando si visualizza un video girato in HDR la luminosità aumenta mostrando ad esempio le nuvole e il cielo super luminosi e saturi per poi “spegnersi” nella foto successiva, che magari immortala lo stesso scenario.
HDR e fotografia: è davvero tutto fermo?
La domanda sorge spontanea: perché le fotografie non possono avere una gamma dinamica più ampia sfruttando i metadati per la mappa di luminosità (aumentando i nits del display) esattamente come succede nei video HDR?
Domanda che in realtà trova già una risposta: queste fotografie esistono già da qualche anno, e molto probabilmente se possiedi un iPhone nella tua libreria fotografica hai già qualche scatto in EDR (Extended Dynamic Range, terminologia usata da Apple per indicare questo tipo di immagini). Chi ha altri 20 minuti da investire può guardare questo video in inglese, con tanto di trascrizione e sottotitoli.
HDR: è una “rivoluzione” che abbiamo già in tasca senza saperlo
Purtroppo, però, al momento questa innovazione è ancora ristretta ad alcuni applicativi e non riconosciuta ad esempio dai browser web. Ma le cose si stanno evolvendo, sempre più software supportano questo standard, ad esempio Pixelmator.
Come spesso accade il mondo mobile fa da apripista, ma poi con il tempo arriva anche il mondo “pro”. Ne è la prova la versione di Camera Raw 15 che ha introdotto lo sviluppo e l’output di immagini in HDR come tecnologia in anteprima (Beta). Non è quindi utilizzabile di default, anche perché mancano diverse cose da definire in un flusso di lavoro di questo tipo, ma si può fare qualche prova per capire cosa ci riserverà il futuro. Una cosa è sicura, una volta che si prova a sviluppare un’immagine in HDR non si torna più indietro, o meglio si è costretti a farlo ma con la speranza che tutto questo arrivi per tutti il prima possibile.
HDR in fotografia: cosa ci aspetta?
Il risultato è qualcosa di sbalorditivo come lo è stato per il mondo cinematografico quando è arrivato l’HDR. Ovviamente tutto questo implica nuovi formati immagine come JPEG XL, HEIF, AVIF e 32bit nella fase di sviluppo, monitor HDR e tanto altro.
Per ora Adobe supporta solo il Display XDR di Apple, montato anche sui MacBook Pro da 14 e 16 pollici. Ad oggi, infatti, macOS è l’unico sistema operativo a gestire correttamente l’HDR tramite i monitor Apple, definendo quali porzioni della schermata dovranno essere mappate in HDR e quali in SDR. In questo modo si riesce a visualizzare l’interfaccia del software in SDR, mentre l’immagine su cui stiamo lavorando viene visualizzata in HDR: un processo non eseguibile su un monitor HDR esterno di terze parti.
Chi dispone di uno di questi monitor e vuole provare a sviluppare una foto in HDR con Adobe Camera Raw 15 qui trova tutte le indicazioni per attivare questa funzione in anteprima.
Se invece si dispone di un iPhone, si può utilizzare l’applicazione Radiance+ scaricabile qui.
Di lavoro da fare ce n’è ancora, ma stiamo già vivendo i primi passi di una vera rivoluzione nel mondo nella fotografia, pari forse al passaggio dall’analogico al digitale. Sarà una trasformazione graduale che vede già oggi il mondo mobile in prima linea. Presto, però, assisteremo a ripercussioni su tutto il mondo della fotografia, con effetti in particolare sul nostro modo di sviluppare un file RAW.

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