Tutto ha inizio da una irrefrenabile passione per il collezionismo di fotografie anonime, e più precisamente diapositive a colori degli ultimi settant’anni, trovate online o nei mercatini, materiale abbandonato della storia familiare di qualche sconosciuto. Quei ricordi privati, quelle memorie personali di vacanze, cene, compleanni, momenti spensierati, diventano per il regista Lee Shulman materia creativa, da elevare a opera d’arte. Nessuno sa quali storie di vita ci siano dietro quelle immagini, create per una fruizione intima e familiare, e così Shulman le utilizza per ricreare nuove narrazioni, portatrici di un astratto sentimento di appartenenza e di nostalgia, traslando una memoria privata in memoria collettiva.
Da quel folto corpus di photo trouvée l’autore estrapola progetti artistici, da molti anni ormai, raccolti sotto la denominazione di Anonymous Project. Recentemente, per la casa editrice L’Artiere ha dato alle stampe Golden Memories, un libro in cui la preziosità delle immagini risuona con una veste editoriale che scintilla d’oro. Abbiamo fatto due chiacchiere con Lee Shulman per farci raccontare questo suo ultimo progetto.
Quando e come nasce la sua passione per il collezionismo di fotografie anonime?
La passione per il collezionismo, in generale, mi è stata trasmessa da mio padre, che era un collezionista ossessivo di curiosità, antiquariato e arte di ogni tipo. Ricordo le proiezioni serali di diapositive che allestiva quando ero bambino, a casa, in famiglia, durante i giorni di festa. Assistere a quelle proiezioni è stato un po’ come l’esperienza del primo cinema ‘casalingo’. Ne diventai presto dipendente!
Cosa la affascina delle fotografie anonime?
Si tratta di una connessione puramente emotiva. In questo tipo di fotografia, infatti, il fotografo e il soggetto di solito hanno un rapporto privilegiato, perché fanno parte della stessa famiglia. Alla base di questa pratica c’è semplicemente una motivazione affettiva, e questo fa sì che io la consideri la forma più pura di fotografia. Immagino che la mia fascinazione sia dettata anche dal fatto che chiunque si può rispecchiare in questo tipo di immagini. Sono situazioni che, per certi versi, abbiamo vissuto tutti, in un modo o nell’altro. Raccontano la storia di tutte le nostre vite.
In che momento e seguendo quale riflessione la sua collezione privata è diventata Anonymous Project?
È stato un processo abbastanza immediato, risultato di una riflessione sull’anonimità delle persone ritratte e dell’autore che aveva scattato la foto. Ciò che conta è ciò che quelle persone rappresentano e le storie che ci raccontano. Sono un artista, non uno storico.
Ricordo che, quando ho iniziato a far circolare Anonymous Project, la redazione di un famoso giornale americano mi chiamò e mi disse che quelle immagini erano tra le migliori che avessero mai visto e volevano avere indicazioni specifiche su chi fosse il fotografo che le aveva prodotte. Quando riferii dell’anonimato del progetto rimasero completamente scioccati e un po’ frustrati. Il gioco, in un certo senso, era finito. Forse i più grandi artisti del mondo possono essere chiamati tutti ‘Anonimo’.
In base a che criteri ha selezionato le immagini del libro Golden Memories?
Ho sempre sostenuto questo tipo di fotografia e ho sempre messo in luce il suo importante valore documentaristico. Gran parte del mio lavoro con Anonymous Project si concentra sulla sublimazione dell’ordinario e con Golden Memories porto all’estremo questo processo. Momenti di vita comune diventano quasi un’esperienza religiosa e spirituale. Mi piace rendere visivamente la contraddizione tra forma e contenuto.
Le immagini per questo lavoro sono più grafiche di quelle scelte per progetti precedenti e, inoltre, sono spesso immagini paesaggistiche con un punto comune di orizzonte. Successivamente, lavorando su Golden Memories, mi sono reso conto che spesso cercavo fotografie che avessero una sorta di qualità pittorica più vicina a un dipinto che a una fotografia. Immagino che inizialmente sia stato un processo inconscio, ma che poi ho perseguito per tutta la realizzazione del progetto ed effettivamente quelle immagini sembrano le più potenti.
Anche la matericità del libro assume un particolare valore: l’allestimento su cartone nero, su cui le immagini sono state applicate a mano, il processo di stampa su foglia d’oro. Come il valore intrinseco delle immagini dialoga con questo tipo di “artigianalità”?
Le stampe sono state prodotte su foglia d’oro e sono tutte fatte a mano, quindi aveva senso che l’oggetto libro seguisse la stessa resa di ‘preziosità’, anche se gli elementi dorati che compaiono (le scritte e la spirale con cui è allestito, ad esempio) non sono, ovviamente, d’oro. Volevo che il libro fosse prezioso quanto i ricordi che custodisce. Golden Memories è più di un semplice libro, volevo proprio, con consapevolezza, che fosse un oggetto. L’editore L’Artiere è noto per la realizzazione di libri fotografici su misura e ha utilizzato tecniche artigianali in tutto il libro, persino per il testo sul retro, con l’utilizzo di una macchina tipografica. Un sogno per noi ‘nerd’ della visione!
Nell’era della post-fotografia è alta l’attenzione sull’utilizzo di archivi e di un patrimonio visivo preesistente. Perché e come, secondo lei, si è arrivati a questo?
Immagino che chiunque possa scattare una foto decente al giorno d’oggi. Non è molto difficile. Le foto che provengono da un processo analogico erano molto più complicate non solo in fase di scatto, ma anche nello sviluppo e nella stampa. La fotografia d’archivio e il genere anonimo di cui mi interesso con i miei progetti rappresentano una piccola frazione del panorama fotografico odierno, minuscola rispetto all’incessante valanga di immagini prodotte nella nostra contemporaneità. Le fotografie ritrovate, quelle di altri tempi, sembrano più preziose e ponderate, hanno un’imperfezione naturale che le mette in netto contrasto con le immagini iperrealistiche e manipolate di oggi.
Di quante immagini si compone la sua collezione?
Ho perso il conto, ma so di aver visionato quasi un milione di immagini. La collezione vera e propria ammonta a circa 50.000. È per questo che ora devo indossare gli occhiali. I rischi del mestiere!
L’infinità di temi potenziali raccolti nella sua collezione potrebbero rendere eterno il suo progetto Anonymous Project. Cosa lo potrebbe interrompere?
La mia morte, ovviamente. Immagino sia un po’ cinico, ma sento che il progetto ormai è più grande di me. Ho opere in molte collezioni e musei in tutto il mondo. Alla fine, il ricordo sopravvive, mentre noi scompariamo. Magari un giorno finirò sul tavolo luminoso di qualcuno. Alla fine, forse, è tutto ciò che resta.
Ulteriori informazioni su Anonymous Project sono disponibili sul sito anonymous-project.com, insieme alle immagini della collezione e a un interessante video di presentazione del progetto.

Titolo Golden Memories
Fotografie di The Anonymous Project / Lee Shulman
Formato 24×20 cm
Pagine 40
Prezzo 80 euro
Lingua inglese
EditoreL’Artiere
Data pubblicazione maggio 2025
ISBN 979-12-80978-24-0
Automotive Monogamy: il vero amore ha quattro ruote
Il libro fotografico di Matteo Ferrari...
Ci entrano le Dolomiti in un libro fotografico?
Passione per montagna e fotografia in...
Il fotografo dei lupi si sveglia con la luna
Tra immagini e racconti emozionanti, il...
Wild: uno spintone nella natura più selvaggia del fotografo Michael “Nick” Nichols
L’emozionante libro con cui uno dei...
Come fotografare gli uccelli in azione: il manuale di Jacopo Rigotti
“Fotografare il volo” è il libro...
La composizione fotografica segue sempre le vecchie regole?
“Reinventare la composizione” di Scott Kelby...





















