Roma
Dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027
Una magistrale serie di ritratti monocromatici di persone anonime su fondo bianco. Luce naturale, niente contesto, niente ombre marcate, sguardo in camera, pochissima aria sulla testa, a volte neanche quella.
A chi mastica un po’ di storia della fotografia non serve di più per riconoscere l’inconfondibile firma di Richard Avedon (1923-2004).
Alla fine degli anni Settanta il fotografo americano era già noto per i servizi di moda realizzati per riviste come Harper’s Bazaar e Vogue. Nel 1978 si trovava in un periodo di convalescenza in Montana, dopo un ricovero in ospedale per un’infiammazione cardiaca.
Wilbur Powell, il responsabile del ranch che Avedon possedeva nella zona, si era preso cura di lui con tanta premura che volle fargli un ritratto. Pubblicato su Newsweek, quel ritratto attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West americano.
Avedon parte per il West americano
Avedon accolse la proposta e per cinque anni – dal 1979 al 1984 – attraversò ventuno Stati durante i mesi più caldi, con l’obiettivo di fotografare le persone lontane dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica. Accompagnato da due assistenti, si fermava nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi.
Era il periodo in cui, dopo la crisi petrolifera della fine degli anni Settanta, gli Stati Uniti attraversavano una fase di recessione e deindustrializzazione che aveva importanti ripercussioni sul mondo del lavoro. Deciso a ritrarre coloro che riteneva “la forza nascosta del Paese”, Avedon fotografò più di mille persone incontrate nei luoghi più diversi del West americano, dai minatori ai contadini, dagli operai ai camionisti, dai lavoratori ai disoccupati.
Lavorava sempre all’aperto e sempre all’ombra, perché “la luce diretta sulle superfici – diceva – crea ombre, riflessi ed effetti che finiscono per guidare lo sguardo”. Osservava a lungo i suoi soggetti, parlava con loro, li invitava a posare davanti a un grande foglio di carta bianca e a guardare verso la sua Deardorff, una macchina fotografica a banco ottico di grande formato 20x25cm montata su treppiedi. Ciò che restava al di fuori del rettangolo bianco perdeva rilevanza, tutto si concentrava sul volto, sul corpo, sugli abiti, sui gesti e sulle espressioni dei suoi soggetti… mai del tutto spontanei.
Va ricordato, infatti, che Avedon era solito stare accanto alla sua fotocamera per costruire meticolosamente la scena, dando ai suoi “modelli” indicazioni precise sui movimenti da effettuare, perché – come dichiarò egli stesso – “Un ritratto non è una riproduzione fedele. Nel momento in cui un’emozione o un fatto si trasformano in fotografia, smettono di essere tali e diventano opinioni. Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità”.
Dagli stravaganti viaggi fotografici del team di Avedon venne fuori il grande capolavoro In the American West, 1979–1984, un’imponente serie che nel 1985 divenne un libro pubblicato da Harry N. Abrams asciugando la selezione a centodieci ritratti.
In the American West per la prima volta in mostra in Italia
L’intera serie delle fotografie raccolte nel libro è attualmente esposta per la prima volta in Italia. Le stampe originali utilizzate da Avedon per la pubblicazione del volume sono in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma insieme a una selezione di materiali d’archivio, come appunti autografi, Polaroid di lavoro e altri documenti provenienti dai fascicoli che Avedon raccoglieva sui singoli soggetti, tra cui la corrispondenza che intratteneva con le persone fotografate.
In the American West e l’evoluzione della critica
Presentata per la prima volta nel 1985 all’Amon Carter Museum di Fort Worth e pubblicata nello stesso anno da Harry N. Abrams, In the American West suscitò inizialmente un acceso dibattito. Il modo in cui Avedon aveva rappresentato il West e i suoi abitanti fu oggetto di forti reazioni da parte della critica e della stampa americana.
Nel corso del tempo, la serie si è affermata come una delle opere fondamentali della fotografia del secondo Novecento, entrando stabilmente nella storia del ritratto contemporaneo. Il progetto assume particolare rilevanza per la complessità del rapporto tra fotografo e soggetto e perché è un esempio di ritratto individuale che si fa anche ritratto di un’America attraversata da profonde trasformazioni.
La mostra è a cura di Clément Chéroux, Direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson ed è accompagnata dalla riedizione del libro Richard Avedon, In the American West, Harry N. Abrams, I edizione 1985, corredata per l’occasione dalle traduzioni italiane dei contributi di Richard Avedon e di Laura Wilson, che ha seguito il fotografo e narra alcune delle storie dei soggetti ritratti, e dal testo del curatore Clément Chéroux.
Richard Avedon. In the American West, 1979–1984
- A cura di Clément Chéroux
- Palazzo Esposizioni Roma, via Nazionale, 194 – Roma
- dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027
- mar-dom 10-20. Lunedì chiuso
- fino al 1° novembre intero 12 euro, ridotto 10 euro. Dal 3 novembre intero 15 euro, ridotto 12 euro
- palazzoesposizioniroma.it
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