Milano
Dal 2 ottobre 2026 al 16 gennaio 2027
La Leica Galerie di Milano rinnova il percorso espositivo puntando su un autore che ha un legame particolare con il marchio di Wetzlar. Future Studies, la mostra di Luca Locatelli curata da Giada Triola e visitabile dal 2 ottobre 2026 al 16 gennaio 2027, riprende infatti il titolo del progetto con cui il fotografo ha vinto nel 2021 il Leica Oskar Barnack Award. Da quel premio è nata una collaborazione con l’azienda tedesca che prosegue ancora oggi.
Il percorso comprende circa venti fotografie, accompagnate da video e materiali di backstage, e copre una quindicina d’anni di produzione. Ci sono anche alcune immagini inedite di Zeeland: Anatomy of a Living Delta, progetto realizzato quest’anno nella regione nederlandese sospesa tra terra e mare, dove il sistema di dighe e barriere dei Delta Works è diventato un simbolo della perenne convivenza dei Paesi Bassi con l’acqua.
Un'unica ricerca, tanti titoli
Vedere progetti nati in anni e luoghi diversi riuniti nella stessa sala potrebbe far pensare a una retrospettiva. Locatelli però la legge in un altro modo. “In realtà la mia ricerca è una”, ha dichiarato a FOTO Cult a margine dell’inaugurazione. “Poi, per logiche più legate alle esigenze di comunicazione, devi darle dei titoli”. Future Studies è quindi un’etichetta volutamente ampia, che richiama la futurologia, cioè lo sforzo di immaginare il futuro partendo dal presente. Per il fotografo, però, i singoli lavori restano parti di un unico progetto, iniziato in Amazzonia e continuato fino a oggi, in diverse declinazioni, in tutte le parti del mondo.
È anche la lettura che emerge dall’allestimento. Giada Triola ha scelto di non procedere per serie ma per affinità cromatiche e visive, mettendo uno accanto all’altro centrali nucleari dismesse, parchi eolici, serre illuminate artificialmente, impianti geotermici, coltivazioni di alghe e sistemi di riciclo.
Il problema di raccontare le soluzioni
Durante l’incontro con il pubblico Locatelli ha detto che la parte più difficile del suo lavoro non è stata trovare esempi di sostenibilità da raccontare. Il difficile è stato costruire un linguaggio visivo capace di valorizzarli. Dopo quindici anni di ricerca in tutto il mondo, spesso in collaborazione con scienziati e centri di ricerca, oggi si definisce “un traduttore visivo della ricerca climatica“, quella che sta dietro ogni sua fotografia.
Il punto, secondo il fotografo, è che tutti abbiamo un immaginario molto forte della catastrofe ambientale, fatto di incendi e alluvioni, mentre ci manca quasi del tutto un repertorio di immagini delle soluzioni. Per questo il suo lavoro punta prima di tutto sul cambiamento culturale: rendere comprensibili tecnologie e processi che i dati indicano già come efficaci, ma che pochi sanno visualizzare.
Locatelli non si attribuisce il ruolo di chi risolve i problemi. Dice di partecipare a un dibattito, cercando però di far venire voglia agli altri di prendervi parte. Una lezione importante, ha aggiunto, viene dal mondo vegetale, che ha studiato a lungo in Amazzonia: ogni albero è un sistema affascinante, più complesso di qualsiasi tecnologia l’uomo sia riuscito a inventare. Più che di rinunce, gli interessa parlare di alternative: come soddisfare i bisogni di oggi senza continuare a prelevare tutto dal “magazzino Terra”, fino a distruggere il pianeta e con esso la nostra stessa esistenza.
Il rischio greenwashing e la linea da non superare
Chi fotografa impianti industriali, aziende e laboratori impegnati nella transizione ecologica si espone a un rischio evidente: diventare la vetrina del greenwashing altrui. È una domanda che abbiamo posto direttamente al fotografo. Locatelli non lo nega e ammette di non avere una regola precisa. “C’è una linea, una sensazione che ho, che so che non voglio superare”, ci ha detto, ammettendo che “in questo mondo della sostenibilità la coerenza è impossibile da ottenere”.
A tenerlo in equilibrio è soprattutto la motivazione. “Più riesco a parlare a un’audience che ancora non è sensibile all’argomento, più la cosa mi rende felice”, ha spiegato. “Altrimenti rischia di diventare un argomento per esperti che sanno già tutto, un pentolone in cui bolle sempre la stessa minestra”. È la chiave per leggere anche l’estetica delle sue immagini: colori ai limiti dell’irrealtà e composizioni da film di fantascienza servono ad attirare lo sguardo di chi non si fermerebbe mai davanti a un reportage ambientale tradizionale.
La collaborazione con Leica
Non poteva mancare un accenno all’attrezzatura che il fotografo utilizza. Dalla vittoria del Leica Oskar Barnack Award, Locatelli è diventato un utilizzatore seriale delle fotocamere del produttore tedesco, in cui ha trovato una solida sponda, che lo sostiene con attrezzature di volta in volta finalizzate a estrarre il meglio dai suoi progetti, spaziando dalla Leica M al medioformato, passando per le mirrorless della serie SL.
Future Studies vale la visita, anche perché l’ingresso è gratuito. Dimostra che la fotografia ambientale può fare a meno del catastrofismo senza perdere forza e che la bellezza resta uno strumento efficace per comunicare anche temi difficili. Chi vuole portarsi a casa un pezzo della mostra può acquistare alcune delle opere esposte, in tiratura limitata.
Luca Locatelli. Future Studies
- A cura di Giada Triola
- Leica Galerie Milano, via Mengoni 4 Milano
- dal 2 ottobre 2026 al 16 gennaio 2027
- mar - sab 10.00-14.00 / 15.00-19.00
- ingresso libero
- Leica Galerie Milano
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