Nonostante i recenti timori legati al sisma che ha colpito la regione alla fine di luglio, Sony e TSMC stanno per dare vita a una joint venture del valore di circa 1.000 miliardi di yen, pari a oltre 5 miliardi di euro, per produrre sensori d’immagine di nuova generazione a Kumamoto, in Giappone. Il progetto era già stato anticipato dalle due aziende a maggio, ma secondo quanto riportato da Nikkei Asia è entrato in una fase operativa. Per Sony si tratta di un passaggio importante, la compagnia: finora ha gestito internamente progettazione, sviluppo e produzione dei propri sensori.
Per Sony, infatti, i sensori non sono mai stati solo un componente tra tanti: sono uno dei pilastri tecnologici del gruppo e una delle aree più profittevoli e strategiche della divisione semiconduttori. Ci sono stati anni in cui la leadership del colosso nipponico nel settore era fortissima, sia sul fronte dei sensori di grandi dimensioni dedicati alle fotocamere, ma soprattutto su quello dei sensori più piccoli destinati agli smartphone. In questo ultimo ambito, però, di recente, la concorrenza di Samsung e, in parte minore (ma crescente), dei produttori cinesi ha cominciato a erodere la posizione dominante dei giapponesi. Questa nuova joint venture è la risposta all’avvicinarsi dei concorrenti e vuole riportare le redini del mercato dei sensori saldamente nelle mani dei giapponesi.
Sony cambia approccio
Come detto, la collaborazione con TSMC segna una discontinuità rispetto al modello tradizionale di Sony. Il CEO Hiroki Totoki aveva spiegato a maggio che la joint venture con il colosso taiwanese sarebbe il primo passo verso un approccio più “fab-light”, per usare il gergo tecnico che sta a indicare un modello intermedio tra l’approccio “fabless”, in cui chi progetta i semiconduttori non ha le fabbriche per produrli direttamente, e quello opposto, totalmente integrato, che ha caratterizzato Sony finora. In altre parole, con la nuova struttura, la progettazione dei sensori resterebbe nelle mani di Sony, mentre TSMC metterebbe in campo la sua esperienza e competenza nei processi industriali per la produzione di chip basati sul silicio.
TSMC, o Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, è un nome che fino a poco tempo fa era conosciuto solo agli addetti ai lavori e ai lettori più “nerd”. Parliamo, però, del più grande produttore di chip al mondo. È anche uno dei motivi per cui le mire della Cina sul pieno controllo di Taiwan rappresentano una questione di rilevanza internazionale. In pratica TSMC produce chip per conto terzi, senza vendere quasi mai prodotti con il proprio marchio. È uno dei nomi più importanti della filiera dei semiconduttori perché realizza su larga scala i chip più avanzati per clienti come Apple e Nvidia, ed è proprio questa forza produttiva che lo rende un partner chiave per Sony, in un momento in cui proprio Apple, storico cliente di Sony per i sensori integrati negli iPhone e negli iPad, sembra molto interessata ad accaparrarsi, in ottica autarchica, i sensori di Samsung che saranno prodotti dall’azienda coreana in terra statunitense, nell’impianto di Austin, in Texas.
La joint venture potrà contare sulla capacità produttiva del nuovo impianto costruito da Sony a Koshi, nella prefettura di Kumamoto, che di fatto passerà nelle mani della nuova realtà societaria. Sony dovrebbe contribuire alla joint venture in parte tramite la valorizzazione dell’impianto e in parte con un investimento monetario. Dal canto suo TSMC dovrebbe contribuire con liquidità e probabilmente con la sua tecnologia avanzata per la produzione di semiconduttori. In più le due aziende sono a caccia di fondi da parte del governo giapponese per favorire la produzione locale di semiconduttori di ultima generazione.
Per chi segue la fotografia e il video, la notizia è tutt’altro che marginale. Se il piano andrà in porto, i sensori che alimentano le fotocamere Sony e di una buona fetta dei concorrenti, oltre che di gran parte degli smartphone premium, continueranno a essere “Sony” nel progetto, ma prodotti con la tecnologia di TSMC.
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