Con California Wildfires il fotografo americano Josh Edelson coglie la devastazione e la violenza degli incendi che negli ultimi anni sono divampati numerosi in California. Le immagini raccontano la potenza delle fiamme che avanzano impietose, ma mostrano anche le conseguenze devastanti del fuoco sul paesaggio e sulla popolazione. California Wildfires è un dialogo tra luce abbacinante, arancione, carica e letale e momenti di silenzio e foschia, sotto un cielo carico di sospensione che sa di rovina. Abbiamo intervistato Josh per farci raccontare il suo progetto.
Qual è il fil rouge del tuo lavoro?
Nel tempo, mi sono concentrato quasi esclusivamente sul racconto visivo di disastri naturali, e in California ce ne sono molti: alluvioni, terremoti, incendi, siccità e molto altro ancora. Tra tutte queste calamità, però, gli incendi boschivi sono qualcosa per cui ho nutrito un interesse speciale fin dall’inizio.
Esteticamente quello che mi attrae degli incendi è il loro bagliore arancione, che uso nei miei progetti come elemento di congiunzione. Che si tratti di un’immagine artistica immortalata con una lunga esposizione, o di uno scatto fotogiornalistico che coglie l’attività emozionante dei vigili del fuoco o dei residenti tratti in salvo, l’elemento che accomuna quasi tutte le mie fotografie è il fuoco, colto nel suo riverbero arancione e nel resto di un paesaggio che, da esso, viene altamente influenzato: il cielo si oscura, anche di giorno, e la cenere copre il sole creando una luce inquietante ovunque si guardi. È buio e tutto viene avvolto da un’oscurità misteriosa, cruda e bellissima.
Pensi che la situazione di pericolo, tua personale intendo, influisca nella resa del tuo racconto di catastrofi naturali?
Un po’ sì. Ci sono state volte in cui ho dovuto andarmene da situazioni troppo pericolose, anche se faccio tutto il possibile per essere in grado di gestire le circostanze più estreme in modo da non perdere nessun istante. Non so se la gravità degli scenari in cui mi trovo influenzi il mio stile, sicuramente anche la velocità di scatto ha la sua importanza e in molte occasioni il tempo è fondamentale, soprattutto per salvarmi la vita.
Tra le innumerevoli situazioni pericolose che ho vissuto mi è capitato di trovarmi troppo vicino a dei tornado di fuoco, di veder cadere degli alberi a pochi metri dai miei piedi e di essere intrappolato tra due enormi fronti di fuoco. Tutto quello che posso fare è attrezzarmi a dovere, rimanere vigile, non essere azzardato e cercare di restare al centro dell’azione senza farmi travolgere dalle fiamme o da altri pericoli che possono presentarsi.
Ci racconti una delle storie che hai vissuto?
Una volta stavo documentando l’incendio di Dixie, vicino a Greenville, in California. L’intera città di Greenville era bruciata fino al suolo. L’incendio si stava spostando velocemente verso la città di Chester, e io cercavo di arrivarci prima delle fiamme. Enormi pini costeggiavano una strada a due corsie, quindi non riuscivo a vedere il percorso dell’incendio. Poi, all’improvviso, mi sono trovato bloccato su una strada stretta da fiamme alte trenta metri. Sono dovuto tornare indietro, ma poi il fuoco si è propagato sia davanti a me, sia alle mie spalle, stringendomi tra due grandi fronti.
È stato un momento di alta tensione, come uno scacco matto. Non avevo altra scelta che attraversare le fiamme in auto per uscirne. Lo feci e per fortuna sono ancora qui a raccontarlo. È stata una situazione terribile e inevitabile. Facendo questo lavoro e occupandomi di queste tematiche metto in conto che cose di questo genere possano accadere. Dopo quell’esperienza sono rimasto scosso per qualche giorno, ma poi inevitabilmente ho continuato a scattare e a raccontare altre devastazioni.
Come si muove un fotografo in queste situazioni? Esiste un protocollo di sicurezza?
Non esiste un protocollo di sicurezza ufficiale, ma solo regole che un fotografo si impone come risultato delle proprie esperienze. Ad esempio, è sempre una buona idea avere a disposizione una zona di sicurezza in cui ritirarsi, o più uscite in caso di emergenza. A volte una zona di sicurezza può essere costituita da una piccola area nera già bruciata, perché generalmente il fuoco non passa due volte sulla stessa area. I rari casi in cui questo accade si parla di ‘combustione sporca’.
Per una maggiore sicurezza, inoltre, tengo d’occhio i vigili del fuoco per valutare il livello di pericolosità nelle mie immediate vicinanze. Se vedo che i vigili del fuoco abbandonano un luogo faccio lo stesso, se vedo che scappano di corsa, corro anch’io. È molto semplice.
Poi, ad esempio, non sosto né parcheggio sotto grandi alberi perché cadono in continuazione, Le radici, infatti, possono bruciare per settimane, anche dopo che un incendio è quasi spento. Per concludere, non blocco mai le strade e tengo sempre il motore dell’auto acceso.
Con che strumentazione hai prodotto California Wildfires?
Ora uso due fotocamere Nikon Z9, ma nel corso degli anni ho usato anche Nikon D5, D4s e Nikon D3. Uso diversi obiettivi, principalmente i Nikkor Z 24-70mm, 70-200mm e 180-600mm. Porto un treppiedi per gli scatti notturni e un drone nel caso in cui mi venga concessa l’autorizzazione ad alzarlo sulla zona interessata, cosa che accade molto raramente. Ho sempre con me il portatile per archiviare al volo le immagini e il mio Starlink per connettermi nella boscaglia.
Come dicevi inizialmente nella maggior parte delle immagini compare la luce arancione del fuoco, simbolo di elemento devastante. Quanto ti dedichi alla postproduzione? Con che finalità hai lavorato, in tal senso, su questo progetto?
Faccio una postproduzione minima. In genere mi limito a ritagli, alle piccole correzioni cromatiche, all’ottimizzazione della nitidezza e a lievi regolazioni dei livelli. Cerco di mantenere le immagini il più possibile fedeli a ciò che ho visto dal vivo. Cambiare le cose è un percorso rischioso, ed è altamente immorale dal punto di vista fotogiornalistico.
Ci parli più dettagliatamente di come i colori dell’incendio influenzino la resa di California Wildfires?
In fotografia la luce è tutto e lo è anche in questo mio progetto. Durante gli incendi la luce è inquietante, malinconica, cangiante, complicata da cogliere nella sua totalità, nei suoi riverberi arancioni, ma anche scuri, quasi verdi. Guardando alcune immagini si potrebbe pensare che siano state alterate, perché a volte l’intensità del colore sembra innaturale, ma non è così. Tutto accade davanti ai miei occhi.
Il fuoco, quando passa con la sua forza devastante, spegne tutti i colori, rendendo il paesaggio un’immagine in bianco e nero. Occasionalmente, in qualche fotografia, c’è una macchia di colore dovuta alla presenza di una persona, di una statua o di un’auto posizionata casualmente nella scena. Scegliere momenti e scene che siano sia concettualmente che visivamente accattivanti è fondamentale per raccontare gli incendi.
Ulteriori fotografie e informazioni sul lavoro di Josh Edelson sono disponibili sul sito del fotografo www.edelsonphotography.com .
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