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Home LIBRI RECENSIONI

Il mondo dopo l’uomo: i paesaggi di Rainer Zerback sono carezze che lasciano il segno

“The World Without Us” è un libro che anticipa la fine dell'Antropocene con fotografie in cui brilla l'assenza dell'uomo.

Giulio Piovesan di Giulio Piovesan
28 Febbraio 2024
in RECENSIONI
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Contemplationes XXXVI, 2011. © Rainer Zerback
Contemplationes XXXVI, 2011. © Rainer Zerback

Se tanti sono i segnali della crisi ambientale in pieno svolgimento, molti sono anche i modi in cui la fotografia può documentare il surriscaldamento globale, l’inquinamento, l’erosione del territorio e gli altri fattori che mettono in pericolo la vita del Pianeta.

Una delle faccende che caratterizzano quest’epoca è che l’uomo, dopo avere trascorso gran parte della propria permanenza su questo pianeta cercando di modificarlo, si è reso conto che sarebbe stato meglio avere maggiore moderazione. Oggi che il punto di non ritorno è la grande X su cui sta in piedi l’intera umanità, ai fotografi non resta che documentare ciò che è andato perso per sempre e ciò che invece può ancora essere recuperato. Lo fanno, in maniere completamente diverse, i notissimi Edward Burtynsky e Sebastião Salgado. E lo fanno anche altri fotografi meno famosi ma altrettanto impegnati. Uno fra tutti è il tedesco Rainer Zerback , nato a Stoccarda nel 1958. La sua serie intitolata Contemplationes è composta di sessantanove fotografie che gli sono costate oltre due decenni di lavoro, dalla fine degli anni ’90 al 2020.

Contemplationes XLVI, 2014. © Rainer Zerback
Contemplationes XLVI, 2014. © Rainer Zerback
banner fujifilm X-E5

Rainer Zerback: delicate fotografie di paesaggio tra le pagine di The World Without Us

Contemplationes è una raccolta di paesaggi dai colori pastello molto tenui, nei quali non compaiono mai persone, ma solo oggetti che rimandano al passaggio degli esseri umani. Nascono da negativi analogici manipolati prima in camera oscura e poi digitalmente per ottenere un effetto onirico che porta l’osservatore a leggere le fotografie con la sensibilità che avrebbe trovandosi di fronte a un acquarello. Infatti, l’occhio ha la sensazione di percepire solo una traccia delicata del paesaggio, quasi il fantasma di un luogo catturato un istante prima che svanisse nell’aria, esattamente come fanno i miraggi.

Contemplationes LXIII, 2022. © Rainer Zerback
Contemplationes LXIII, 2022. © Rainer Zerback
banner fujifilm X-E5

Nell’introduzione a The World Without Us, il libro che raccoglie quasi tutte le opere di Contemplationes, la curatrice e storica dell’arte Lotte Dinse afferma che “nelle sue foto Zerback tratta il paesaggio come una categoria estetica. I suoi scatti dimostrano che non esiste come una cosa in sé, ma prende forma attraverso l’esaminazione empatica di un luogo”. Come dire: l’ambiente che circonda l’uomo, ovvero il pianeta stesso, diventa ciò che lo si fa diventare.

Contemplationes LX, 2015. © Rainer Zerback
Contemplationes LX, 2015. © Rainer Zerback
Contemplationes LIV, 2015. © Rainer Zerback
Contemplationes LIV, 2015. © Rainer Zerback
Contemplationes LVI, 2015. © Rainer Zerback
Contemplationes LVI, 2015. © Rainer Zerback
banner fujifilm X-E5

I temi ricorrenti della fotografia di Rainer Zerback

Alcuni oggetti, o temi, sono ricorrenti. I mezzi e le vie di trasporto, gli edifici, le strutture per lo svago all’aria aperta: vale a dire i segni che su scala globale, senza bisogno alcuno di traduzione, indicano l’illimitata ambizione umana a raggiungere ogni luogo per antropizzarlo e piegarlo ai propri bisogni e piaceri. Però sono tutti abbandonati e le uniche tracce di vita organica sono qualche pianta e qualche animale, vittime impotenti e al contempo testimoni silenziosi di ciò che resta una volta che l’ambiente è stato consumato oltre la sua capacità di rigenerarsi. O quantomeno di rigenerarsi prima della fine dell’Antropocene, perché ciò che succederà dopo che l’era attuale sarà finita è incerto e, probabilmente, anche di poco interesse per tutti gli esseri viventi, uomo incluso, che non ci saranno più.

Contemplationes XIX, 2002. © Rainer Zerback
Contemplationes XIX, 2002. © Rainer Zerback
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The World Without Us: un libro dal sapore postapocalittico

Infatti, se le foto di Zerback – anche il suo nome ricorda quello di un personaggio di Dune o Flash Gordon – fossero le scenografie per un film di fantascienza, il sottogenere sarebbe il postapocalittico. Parafrasando Lotte Dinse (che a sua volta cita la studiosa tedesca Eva Horn), in The World Without Us non ci sono riferimenti ad accadimenti specifici o a luoghi precisi, bensì sottili allusioni all’idea di una catastrofe senza evento scatenante.

Contemplationes VIII, 2000. © Rainer Zerback
Contemplationes VIII, 2000. © Rainer Zerback
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Una fine del mondo indotta da comportamenti collettivi e frutto di processi sviluppatisi nel tempo piuttosto che di una singola eclatante tragedia come una guerra nucleare o l’impatto di un asteroide. Le foto del libro, ora in mostra alla galleria della Volkshochschule di Stoccarda, illustrano bene tale concetto, giocando sull’effetto straniante prodotto dall’assenza, in una terra pulita ma chiaramente desolata, di macerie o sporcizia. Appunto a indicare che la fine del mondo potrebbe anche presentarsi, o essersi già presentata, senza troppo clamore.

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The World Without Us

cover The World Without Us, Rainer Zerback

Titolo The World Without Us

Formato 30x24cm

Pagine 96

Lingua tedesco e inglese

Prezzo 38 euro 

Editore kerberverlag.com

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