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Home MOSTRE & CONCORSI MOSTRE FOTOGRAFICHE ARCHIVIO

Mario Cresci. Un esorcismo del tempo

Al Museo MAXXI di Roma un viaggio nel Sud Italia con le immagini di Mario Cresci, pioniere della fotografia antropologica.

Redazione Fotocult di Redazione Fotocult
27 Luglio 2023
in ARCHIVIO
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© Mario Cresci, serie Interni Mossi. Barbarano Romano, 1978, Collezione MAXXI
© Mario Cresci, serie Interni Mossi. Barbarano Romano, 1978, Collezione MAXXI

Roma

Dal 31 maggio al 1° ottobre 2023

Tra il 1966 e il 1967 Mario Cresci arriva a Tricarico, piccolo borgo in provincia di Matera, per collaborare alla redazione del Piano Regolatore della città. Conquistato dal territorio e dalla potenzialità creativa della cultura materiale locale, rimane in Basilicata fino al 1988, dove partecipa attivamente alla vita del luogo e diviene punto di riferimento per giovani fotografi e artisti lucani.

La mostra Mario Cresci. Un esorcismo del tempo – a cura di Marco Scotini con Simona Antonacci – racconta proprio gli oltre vent’anni trascorsi dall’artista in Basilicata, a stretto contatto con il territorio e le comunità che vi abitano. L’esposizione, visitabile al MAXXI di Roma fino al 1° ottobre, si compone di circa quattrocento fotografie vintage, documenti d’archivio e oggetti etnografici.

© Mario Cresci, L'Archivio Della Memoria. Barbarano Romano, 1978-79
© Mario Cresci, L'Archivio Della Memoria. Barbarano Romano, 1978-79
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L’allestimento della mostra Mario Cresci. Un esorcismo del tempo

Allestita nella galleria più scenografica del Museo, la mostra è una vera e propria immersione in Lucania e a Matera, organizzata in diversi percorsi tra piani inclinati, pedane e gradini che ricreano il movimento della città dei Sassi. La visita si apre proprio con Matera, cui è dedicata una sequenza di novantacinque immagini conservate nell’archivio CSAC e qui esposte per la prima volta. Le foto sono il risultato di un lavoro di quattro anni, confluito nel celebre volume del 1975 Matera. Immagini e documenti sulla complessità dello sfollamento dei Sassi. Cresci fotografa luoghi e oggetti, creando un confronto serrato tra il passato e il presente della città.

© Mario Cresci, Macchina agricola importata dagli Stati Uniti. Tricarico, 1967
© Mario Cresci, Macchina agricola importata dagli Stati Uniti. Tricarico, 1967
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Un’immersione totale nel Sud e nella componente magica che vi abita. Un viaggio che ci trasporta dentro le cose, le persone, il territorio, l’identità dei luoghi. Una riflessione sulla memoria e sulla capacità della fotografia di esorcizzare il tempo.
L’organizzazione della mostra

In una sezione della mostra dischiude una sorta di piccola piazza che fa entrare il visitatore in un tipico vicinato materano. Qui si trovano le immagini di Tricarico, dove Cresci realizza oltre millequattrocento fotografie, di cui sono rimaste le quattordici stampe originali esposte. Tra queste, la prima foto scattata da Cresci al suo arrivo: il ritratto della mamma di Rocco Scotellaro. Dello stesso periodo è la Bimba di Tricarico, tra le prime sperimentazioni dell’autore.

© Mario Cresci, La bimba di Tricarico, serie Fotogrammi D'Affezione, 1967
© Mario Cresci, La bimba di Tricarico, serie Fotogrammi D'Affezione, 1967
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Nella stessa area troviamo Interni e Interni mossi: sul fondo nitido di locali pubblici (latterie, bar, negozi, sale riunioni, farmacie) di Tricarico nel 1967 e spazi domestici (cucine, camere da letto, salotti) di Barbarano Romano nel 1978-79, si stagliano talvolta figure fantasmatiche, evanescenti, con i volti sempre mossi, illeggibili, quasi mimetizzati con l’ambiente. Cresci lascia che a raccontare la loro vicenda sia il contesto, la messa a fuoco degli spazi e degli oggetti. E anima così la materia inanimata.

© Mario Cresci, serie Interni. Barbarano Romano, 1978
© Mario Cresci, Autoritratto, serie Interni. Barbarano Romano, 1978-79. Collezione MAXXI
© Mario Cresci, serie Interni. Barbarano Romano, 1978-79
© Mario Cresci, serie Interni. Tricarico,1967

Mario Cresci: Fotografia nella Fotografia

Si arriva poi al cuore della mostra con la serie Fotografia nella Fotografia. Appese alle pareti, tenute sottovetro sulle credenze, posate sui mobili, incollate sugli album o raccolte nelle scatole da scarpe, le foto di memorie familiari rappresentano una tradizione delle case contadine. Cresci fotografa le fotografie, o realizza ritratti di famiglia in cui le persone tengono in mano immagini dei loro cari lontani, defunti o emigrati, compensandone così l’assenza e dando forma alla memoria da custodire. In una sorta di esorcismo del tempo, i ritratti hanno il potere di rendere presente una lontananza o materializzare un’assenza, raccontando storie al contempo personali e collettive, come l’emigrazione, la vita e la morte. Sono immagini vere, intime, piene di poesia, senza alcuna traccia di pietismo e nessuna concessione alla ricerca dell’esotico o del folklore.

© Mario Cresci, serie Ritratti Reali. Tricarico,1972
© Mario Cresci, serie Ritratti Reali. Tricarico,1972
© Mario Cresci, serie Ritratti Reali. OlivetoLucano,1972
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Dodici immagini raccontano il Presepe di Tricarico, realizzato a Natale del 1976 in una delle zone più degradate del paese, utilizzando frammenti della civiltà dei consumi combinati con elementi della cultura contadina. Esposte anche più di sessanta fotografie della serie Misurazioni, messe a confronto con oggetti d’uso quotidiano custoditi in tre teche (timbri del pane, cucchiai in legno, galli in ceramica, giocattoli popolari, il carro della Bruna in cartapesta). Nelle fotografie, gli oggetti sono letteralmente “misurati” e reinterpretati, a riprova dell’approccio analitico e antropologico di Cresci alla cultura contadina e riflesso della sua formazione legata al design e alla grafica.

© Mario Cresci, Un po' di terra in cielo, un po' di cielo in terra. Tricarico-Milano, 1973
© Mario Cresci, Un po' di terra in cielo, un po' di cielo in terra. Milano, 1973
banner nikon summer

Le possibilità di un linguaggio foto-grafico sono esplorate nei foto-collage un po’ di terra in cielo un po’ di cielo in terra realizzati tra Matera e Milano nel 1973, in cui fotografia e grafica interagiscono esplicitamente: qui Cresci effettua prelievi e inserzioni di paesaggi, colora e sposta porzioni di immagini.

La mostra è la narrazione per immagini degli intensi rapporti che ho avuto con la comunità, il suo territorio e la sua identità. Questo nuovo momento di riflessione conferma che le arti e la fotografia vivono dentro di noi ma soprattutto hanno preso vita attraversando il passato, il presente e ipotizzano il futuro in una indissolubile catena umana.
Mario Cresci
© Mario Cresci, Passato e presente. Tricarico, 1968
© Mario Cresci. Matera,1978
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La mostra si conclude con la riproduzione di cinque rayogrammi della serie Misurazioni ispirati a un piccolo giocattolo della tradizione, un Pinocchio di legno. L’ultima parte del percorso include anche la serie Martina Franca Immaginaria del 1979, una selezione di video storici e un’intervista realizzata per l’esposizione.

© Mario Cresci, L'Archivio Della Memoria. Barbarano Romano, 1978-79
© Mario Cresci, L'Archivio Della Memoria. Barbarano Romano, 1978-79
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Mario Cresci. Un esorcismo del tempo è frutto di un intenso e complesso lavoro di ricerca e di una fitta rete di collaborazioni con le principali istituzioni culturali italiane, con gallerie e collezionisti privati, ed è realizzata in collaborazione con l’Archivio Mario Cresci e con lo CSAC di Parma, con il contributo della Regione Basilicata.

Il catalogo, bilingue italiano/inglese, edito da Contrasto e curato da Marco Scotini con Simona Antonacci, ospita testi di Marco Scotini, Simona Antonacci, Anselm Franke, Elisa Giuliano, Joseph Grima, Lindsay Harrissi.

Mario Cresci. Un esorcismo del tempo

  • A cura di Marco Scotini con Simona Antonacci
  • Museo MAXXI, via Guido Reni, 4 – Roma
  • dal 31 maggio al 1° ottobre 2023
  • martedì-domenica, 11-19
  • intero 12 euro, ridotto 9 euro
  • maxxi.art
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