Isabella, sei parte della giuria di Laowa Lovers – Wide Angle Awards: in poche parole, vuoi raccontare chi sei ai nostri lettori?
Sono una fotografa di paesaggio con sede a Bologna, ma viaggio per il mondo alla ricerca di nuovi luoghi da immortalare. Il mio lavoro nasce da un rapporto profondo con la natura e si concentra sull’aspetto emozionale e atmosferico del paesaggio. Attraverso la fotografia cerco di catturare il significato e i simboli emotivi dei luoghi naturali dove cerco di esprimere me stessa e le mie emozioni fotografandoli. È il silenzio di questi luoghi che diventa il mio linguaggio.
In quali contesti sei più abituata a valutare immagini (mostre, editoria, concorsi, commissioni)?
Mi confronto con la valutazione delle immagini in diversi ambiti: mostre, progetti editoriali, selezioni per collaborazioni ma, soprattutto, concorsi fotografici. In ogni contesto cambia l’attenzione, ma rimane centrale la capacità di un’immagine di comunicare qualcosa che vada anche oltre l’impatto immediato.
Cosa ti annoia di più nei concorsi fotografici “standard”?
La ripetizione di immagini corrette ma prevedibili. Anche quando la tecnica è impeccabile, la luce è perfetta, spesso mancano un punto di vista personale e l’originalità. E capita di vedere i soliti luoghi iconici, fotografati da angolazioni viste e riviste, i soliti soggetti, il solito stile di tendenza.
Qual è l’errore più comune che vedi nelle foto di concorso?
Confondere l’effetto con il contenuto. Spesso si cerca di impressionare attraverso colori esasperati o composizioni forzate, perdendo di vista l’intenzione e il messaggio dell’immagine.
Quanto contano tecnica, idea e coerenza nel tuo giudizio?
Contano tutte, ma in modo diverso. La tecnica è la base, l’idea è il motore, la coerenza è ciò che rende credibile il risultato. Senza un’idea, la tecnica resta vuota; senza coerenza, anche un’ottima idea perde forza.
Cosa ti fa fermare davanti a un paesaggio già visto mille volte e tentare di immortalarlo ancora?
Il fatto che davanti allo stesso paesaggio si possono trovare infiniti modi di fotografarlo da prospettive diverse, giocando con gli elementi della natura e trovando composizioni nuove e uniche. Tutto questo, assieme al meteo che cambia, alla diversa luce diurna o notturna, al susseguirsi delle stagioni, rende possibile la rivisitazione di un paesaggio sotto tantissimi aspetti.
Quanto pesa la postproduzione?
La post-produzione deve essere curata in modo da ottimizzare il lavoro sul campo, non deve essere forzata ma pulita e naturale, volta a recuperare le informazioni e i contrasti cromatici.
In quali situazioni un’ottica estrema cambia davvero il risultato?
Un’ottica estrema può amplificare il senso di spazio, di immersione, di dinamica del paesaggio. Deve fornire tridimensionalità e visuali più ampie. Ma deve essere una scelta consapevole ed essere usata con i soggetti giusti. Non bisogna fare l’errore di utilizzarla in luoghi in cui andrebbero utilizzate altre focali.
Il grandangolo è più difficile da usare o solo più frainteso?
È più frainteso. Richiede grande attenzione alla composizione e allo spazio. Non perdona la superficialità: se non hai qualcosa da dire, lo rivela immediatamente.
Se dovessi partecipare tu, che foto NON manderesti mai?
Un’immagine in cui non mi riconosco. Anche se tecnicamente perfetta, non manderei mai una fotografia che non rappresenti davvero il mio modo di vedere e sentire il paesaggio. Oppure, nel caso di questo concorso, non manderei mai una fotografia in cui si perde il senso e il significato tecnico dell’utilizzo del grandangolo.
Chi è Isabella Tabacchi
Tutte le immagini che illustrano questa intervista sono di Isabella Tabacchi. Scopri di più sulla talentuosa fotografa italiana, sulle sue immagini e sui viaggi che organizza visitando il suo sito ufficiale.
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