Alberto, sei parte della giuria di Laowa Lovers – Wide Angle Awards: in poche parole, vuoi raccontare chi sei ai nostri lettori?
Sono molto felice di far parte della giuria, anche perché sono stato il primo ambassador italiano di Laowa, brand con cui prosegue da anni una collaborazione solida e stimolante. Oltre a Laowa, sono ambassador di ESO, l’Organizzazione Europea per la ricerca Astronomica nell’Emisfero Australe, di Nikon e di diversi altri marchi fotografici. Mi occupo di fotografia da quando ero ragazzo e sono stato un precursore del digitale. Sono docente Nikon School e lavoro nella fotografia a 360°, dalla formazione ai servizi fotografici, alla scrittura di articoli e libri, fino all’attività di beta tester di attrezzatura fotografica. Nel corso della mia carriera ho realizzato più di settanta mostre a livello internazionale e, dopo aver partecipato e vinto numerosi concorsi, oggi mi capita anche di farne parte in qualità di giurato.
In quali contesti sei più abituato a valutare immagini (mostre, editoria, concorsi, commissioni)?
Valuto immagini in diversi contesti: mostre e progetti espositivi, concorsi fotografici e portfolio review. Inoltre, conducendo workshop fotografici di gruppo e individuali con grande continuità, mi confronto quotidianamente con la valutazione delle immagini, insegnando come migliorarle sia dal punto di vista compositivo sia tecnico, all’interno di un percorso di crescita consapevole.
Cosa ti annoia di più nei concorsi fotografici “standard”?
Mi annoiano le immagini ripetitive e prevedibili, e soprattutto quelle che ricalcano in modo evidente il lavoro di altri autori. Nei concorsi “standard” si vedono troppo spesso fotografie tecnicamente perfette ma prive di fantasia, copiate da immagini già “famose”, senza una reale ricerca né una visione personale. Capita di vedere lo stesso luogo o soggetto ripreso sempre con la medesima inquadratura e nelle stesse condizioni. Replicare un capolavoro non significa creare, ma copiare. Per me una fotografia deve emozionare ed essere frutto di un coinvolgimento autentico.
Qual è l’errore più comune che vedi nelle foto di concorso?
L’errore più comune è puntare tutto sull’effetto, trascurando l’idea e il contenuto. Spesso si vedono immagini tecnicamente impeccabili, ma prive di intenzione, di racconto e di una reale necessità espressiva. In molti casi manca una vera consapevolezza del perché quella fotografia sia stata scattata.
Quanto contano tecnica, idea e coerenza nel tuo giudizio?
Contano tutte, ma non allo stesso modo. L’idea a mio modo di vedere viene prima di tutto, perché è ciò che dà senso allo scatto. Subito dopo viene la coerenza tra soggetto, linguaggio visivo e scelte tecniche. La tecnica è fondamentale e va conosciuta a fondo, ma deve restare al servizio dell’immagine e della visione dell’autore, senza mai prendere il sopravvento sul contenuto o sull’emozione che la fotografia vuole trasmettere.
Cosa ti fa fermare davanti a un paesaggio o a uno scorcio urbano già visto mille volte e tentare di immortalarlo ancora?
Anche luoghi fotografati infinite volte possono raccontare qualcosa di diverso se le condizioni cambiano e se c’è un approccio creativo. Proprio quando ho già visto immagini molto forti di un luogo, sento ancora di più l’esigenza di differenziarmi, cercando nuove idee, angolazioni, luci e situazioni che mi permettano di allontanarmi il più possibile da ciò che è già stato fatto, trovando una lettura personale e unica: a volte attraverso la tecnica, a volte grazie a ottiche particolari, altre semplicemente con il colpo d’occhio.
Quanto pesa la postproduzione?
La postproduzione è uno strumento importante, ma per il mio modo di lavorare non deve mai diventare protagonista. Evito totalmente interventi basati sull’intelligenza artificiale, perché per me autenticità e credibilità dell’immagine sono fondamentali. Preferisco lavorare il più possibile in fase di scatto, curando luce, composizione e scelta tecnica. Mi piace utilizzare la postproduzione solo per dare personalità alla fotografia, senza mai stravolgerla o sostituire ciò che è stato realmente fotografato. Amo molto di più fotografare il mondo che stare davanti al computer a sistemare immagini.
In quali situazioni un’ottica estrema cambia davvero il risultato?
Sono sempre stato attratto dai grandangoli e dagli ultragrandangolari, perché mi permettono di fare qualcosa di diverso, originale e creativo. Un’ottica estrema cambia davvero il risultato quando lo spazio diventa parte attiva del racconto e consente di lavorare su geometrie, prospettive e relazioni tra gli elementi che con focali più tradizionali non sarebbero possibili. Se usata con consapevolezza, non serve semplicemente ad ampliare il campo visivo, ma a costruire immagini più intenzionali e personali.
Il grandangolo è più difficile da usare o solo più frainteso?
È più frainteso che difficile, soprattutto da chi non sa sfruttarlo correttamente. Il grandangolo richiede rigore compositivo, attenzione alle geometrie e grande cura dei bordi dell’inquadratura. Amo la sua capacità di far risaltare un piccolo elemento in primo piano all’interno dell’ambiente circostante, trasformandolo nel fulcro dell’immagine. Un uso non consapevole, però, rischia di banalizzare la fotografia, introducendo nel fotogramma troppi elementi di distrazione: più ampio è l’angolo di campo che l’ottica copre, più aumenta il rischio di includere elementi poco interessanti o fuori contesto. Per questo, un buon uso del grandangolo non è da tutti e richiede esperienza, consapevolezza e capacità di sintesi visiva.
Se dovessi partecipare tu, che foto NON manderesti mai?
Non manderei mai una fotografia che non sento davvero mia. Se uno scatto non nasce da un’esperienza reale, da una ricerca personale o da una scelta consapevole, preferisco tenerlo per me. In un concorso parteciperei solo con immagini che mi rappresentano, anche a costo di risultare meno “facili” o meno immediate.
Chi è Alberto Ghizzi Panizza
Tutte le immagini che illustrano questa intervista sono di Alberto Ghizzi Panizza. Scopri di più sul poliedrico fotografo, sulla sua tecnica, sui corsi che cura visitando il suo sito ufficiale.
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