La rivalità tra DJI e Insta360 si combatte ormai su ogni fronte, e adesso si estende anche ai cieli. DJI ha appena portato in volo l’Avata 360, il suo primo drone capace di riprese a 360°, diventando così l’unica alternativa al pioniere di questa categoria: l’Antigravity A1 di Insta360, il primo quadricottero al mondo dotato di doppio obiettivo contrapposto per riprese sferiche.
Pur non essendo questo un articolo di confronto diretto — il protagonista è l’Avata 360 — vale la pena sottolineare almeno due differenze sostanziali tra i due prodotti, perché incidono sull’esperienza d’utilizzo e sul pubblico a cui si rivolgono.
Peso, classificazione e burocrazia: DJI vs. Antigravity
La prima differenza riguarda il peso al decollo e, di conseguenza, la classe regolamentare di appartenenza. L’Antigravity A1 si mantiene sotto i 250 grammi, collocandosi in classe C0: una soglia che consente di pilotare il drone senza dover conseguire alcun attestato di competenza, pur restando obbligatoria la registrazione dell’operatore sul portale D-Flight e la sottoscrizione di una polizza assicurativa. L’Avata 360, invece, arriva a circa 455 grammi al decollo, ricadendo nella categoria A1. In questo caso il superamento di un esame per l’ottenimento dell’attestato diventa un requisito necessario: un dettaglio non trascurabile per chi si avvicina al mondo del volo per la prima volta.
Il comparto foto/video a confronto
La seconda differenza riguarda le specifiche ottiche. Entrambi i droni montano un doppio modulo fotografico con obiettivi contrapposti, ma con caratteristiche sensibilmente diverse. L’A1 sfrutta sensori da 1/1,28″, circa il 26% più piccoli rispetto ai sensori da 1/1,1″ dell’Avata 360. Anche sul fronte della luminosità massima il DJI ha la meglio: apertura f/1,9 contro f/2,2 dell’Insta360. Ma c’è un elemento che distingue l’Avata 360 in modo ancora più netto: l’esclusiva capacità di passare dalla ripresa sferica a quella tradizionale. Merito di un comparto fotografico progettato per ruotare su se stesso, orientando le fotocamere secondo le esigenze del momento. Quando i due obiettivi sono rivolti verso l’alto e il basso, il drone opera in modalità sferica a 360°; quando invece uno guarda in avanti e l’altro inquadra il corpo del drone — disattivandosi di fatto — si ottiene una ripresa tradizionale, analoga a quella di un qualsiasi drone. Una versatilità che l’Antigravity A1 non offre.
Avata 360: Configurazioni e prezzi
L’Avata 360 è disponibile in quattro configurazioni per rispondere a esigenze e budget differenti. Si parte dal solo drone a 459 euro, si sale a 729 euro con l’aggiunta del DJI RC2, mentre la Fly More Combo — che include RC2, tre batterie, stazione di ricarica e borsa a tracolla — è proposta a 949 euro. Il pacchetto più completo, quello protagonista di questo test, è la Combo Motion Fly More: comprende il DJI RC Motion 3, i DJI Goggles N3 e tutta la dotazione già presente nella Fly More Combo. Anche in questo caso il prezzo è di 949 euro.
Il posizionamento di prezzo appare strategicamente aggressivo. Confrontando la Combo Motion Fly More dell’Avata 360 con il Pack Explorer dell’Antigravity A1, la differenza nel momento in cui scriviamo questo articolo è di circa 410 euro a favore del DJI. Ancora più significativo il confronto interno: il DJI Mini 5 Pro in configurazione Fly More Combo con RC2 costa 1.129 euro e monta un singolo sensore da 1″, senza la capacità di ripresa sferica. Certo, la miniaturizzazione estrema del Mini 5 Pro può giustificare in parte il divario, ma il prezzo dell’Avata 360 risulta comunque sorprendente. Un’offerta che potrebbe non solo insidiare le vendite dell’Antigravity A1, ma anche sottrarre qualche acquirente allo stesso Mini 5 Pro.
Struttura e caratteristiche del DJI Avata 360
Con dimensioni di 246×199×55,5mm e un peso di 455 grammi — batteria e scheda MicroSD incluse — l’Avata 360 è un drone di taglia media. In volo raggiunge una velocità di salita e discesa di 10 m/s e una velocità orizzontale massima di 18 m/s: numeri che garantiscono buona reattività per le riprese sportive. L’autonomia dichiarata è di 23 minuti, con una distanza operativa massima di 13,5 km e una resistenza al vento fino a 10,7 m/s.
Sicurezza e rilevamento ostacoli: come si comporta l'Avata 360
L’Avata 360 integra un sistema di rilevazione e aggiramento automatico degli ostacoli che sfrutta più tecnologie in sinergia. Due fotocamere frontali oltre quelle principali contribuiscono attivamente alla percezione dell’ambiente circostante, ma il sistema si avvale anche di un sensore frontale LiDAR e di un sensore a infrarossi posizionato nella parte inferiore del velivolo. In modalità di ripresa “360” l’Avata riconosce ed evita gli ostacoli in tutte le direzioni, mentre sfruttando una sola ottica per le riprese, il sistema anticollisione è efficace solamente contro gli ostacoli frontali.
Trasmissione video e live view
Sul fronte della connettività, la trasmissione del segnale video verso il radiocomando o il visore raggiunge i 20 km di distanza massima, sebbene la normativa CE riduca questo limite a 10 km per chi opera in Europa. Un dato comunque notevole per un drone orientato alle riprese creative.
Per quanto riguarda la qualità del live view, il drone si comporta diversamente a seconda della modalità di utilizzo. Con un solo obiettivo attivo, la trasmissione in tempo reale è supportata fino a 1080p a 100 fps; in modalità 360° il frame rate massimo scende a 60 fps: un compromesso prevedibile considerata la maggiore richiesta computazionale della gestione del doppio flusso di immagini.
Stabilizzazione: ibrida in modalità tradizionale, virtuale in modalità sferica
Uno degli aspetti tecnici più interessanti dell’Avata 360 riguarda il sistema di stabilizzazione, che cambia natura a seconda della modalità di ripresa selezionata. In modalità tradizionale il gimbal meccanico ad asse singolo dove sono montate le due fotocamere consente l’inclinazione verticale in un range che va da -30° a +60°, con una velocità di rotazione fino a 100°/s, mentre l’asse orizzontale è compensato elettronicamente sfruttando gli 8MP di base del singolo sensore quadrato da 1″ (64MP). In modalità sferica, invece, la stabilizzazione è interamente virtuale, con un approccio mutuato direttamente dal mondo delle action cam. La correzione dell’orizzonte, la gestione dell’orientamento e la simulazione di determinati movimenti di camera non avvengono tramite parti in movimento, ma vengono calcolati ed eseguiti sfruttando la ridondanza di informazioni contenuta nell’immagine sferica in 8K.
Un’immagine panoramica 360° catturata con il DJI Avata 360. Questa fotografia, che può essere esplorata come se si fosse sospesi in volo, è stata realizzata con un singolo scatto, a differenza dei droni tradizionali che richiedono la fusione di più immagini per ottenere il medesimo risultato panoramico.
Foto e video: le risoluzioni nelle due modalità
Sul fronte fotografico, l’Avata 360 offre opzioni molto diverse a seconda della modalità di scatto. In modalità 360°, si può scegliere tra due livelli di risoluzione: la modalità da 30MP cattura immagini di dimensioni 7776×3888 pixel in JPEG e 7680×3840 pixel in DNG (29,49 MP effettivi); chi cerca il massimo dettaglio può invece optare per la modalità da 120MP, che porta la risoluzione a 15520×7760 pixel in JPEG e 15360×7680 in DNG, pari a circa 118MP. Sul versante video, la modalità 360° supporta la registrazione 8K e 6K, sempre in rapporto 2:1, entrambe fino a 60fps . Passando alla modalità a obiettivo singolo, le opzioni si moltiplicano: il 4K è disponibile sia nel formato 16:9 (3840×2160) sia nel più ampio 4:3 (3840×2880), fino a 60 fps. Scendendo al 2,7K — sempre con rapporti d’aspetto selezionabili 16:9 e 4:3 — il drone apre alla registrazione fino a 120fps, utile per realizzare slow motion.
Inseguimento automatico del soggetto: la libertà di volare senza pensare all'inquadratura
Tra le funzionalità più pratiche dell’Avata 360 c’è la modalità di inseguimento automatico del soggetto, che ridisegna in modo sostanziale il rapporto tra pilota e ripresa. Il drone è in grado di riconoscere un soggetto, agganciarlo e mantenerlo costantemente al centro dell’inquadratura per tutta la durata del volo, sollevando chi pilota dall’onere di dover gestire contemporaneamente la manovra e la composizione dell’immagine.
La modalità funziona indipendentemente dal sistema di controllo scelto: che si piloti l’Avata 360 con il visore abbinato al joystick o con il più tradizionale radiocomando, il compito del pilota si riduce a seguire il tracciato percorso dal soggetto, con la libertà di muoversi intorno a esso a 360°. Di tutto il resto si occupa il drone: il sistema di ripresa sfrutta i due moduli fotografici contrapposti per calcolare in ogni istante la posizione del soggetto nello spazio e mantenerlo protagonista dell’inquadratura, indipendentemente dalla direzione di volo o dall’angolo di approccio. Il risultato finale sarà una clip in cui il soggetto è sempre al centro della scena, con movimenti di camera fluidi ottenuti senza che il pilota debba preoccuparsi di un singolo fotogramma.
Volo manuale con DJI RC Motion 3 e Goggles N3: nel riquadro ridotto, il punto di vista del pilota registrato direttamente dal visore; in grande, la clip finalizzata in DJI Studio con tracking parziale del ciclista e variazioni di focale e inquadratura.
DJI Avata 360: impressioni sul campo e in post produzione
L’Avata 360 arriva sul mercato con un posizionamento chiaro e una proposta difficile da ignorare. Rispetto all’Antigravity A1 di Insta360, il drone DJI porta in dote sensori più grandi e la capacità di passare dalla ripresa sferica a quella tradizionale a obiettivo singolo, una versatilità che il concorrente non offre. Il rovescio della medaglia è il peso, che supera i 250 grammi e impone il conseguimento di un attestato di competenza: un ostacolo burocratico che per molti utenti occasionali potrebbe risultare determinante nella scelta.
Va infine notato che l’Avata 360 è decisamente più rumoroso dell’Antigravity: se questo costituisce un limite è questione molto personale.
Sul fronte dei prezzi, DJI gioca una partita aggressiva: l’Avata 360 non minaccia soltanto l’A1, ma rischia di sottrarre acquirenti anche al suo stesso Mini 5 Pro, proposto a oltre 1.100 euro in configurazione Fly More Combo con un sensore singolo e senza alcuna capacità di ripresa sferica.
Inseguimento autonomo del ciclista: il drone gestisce in completa autonomia volo e inquadratura, mantenendo il soggetto sempre al centro della scena. La clip sferica risultante può essere esportata come video 360° navigabile liberamente oppure, come nell’esempio qui in alto, montata con cambi di focale e inquadratura in fase di post-produzione.
Quanto alla qualità delle immagini, il giudizio è complessivamente positivo, con una resa cromatica convincente e una stabilizzazione efficace in entrambe le modalità. Non mancano però i limiti: flare e perdita di contrasto sono evidenti, soprattutto in controluce. Si tratta tuttavia di difetti fisiologici, conseguenza diretta di un sistema ottico con due obiettivi grandangolari contrapposti. Chi acquista un drone a 360° lo sa — o dovrebbe saperlo — in anticipo.
Meno fisiologico, invece, il gap sul fronte del software di editing. Le app DJI svolgono il loro compito con discreta efficacia, ma a confronto con l’ecosistema Insta360 mostrano qualche lacuna: DJI Studio, ad esempio, non consente né di visualizzare né di editare le foto scattate con il drone, limitandosi alla gestione dei video. Insta360 Studio è, sotto questo aspetto, una soluzione più matura e completa, che gestisce in un’unica interfaccia sia il materiale foto che video. Un dettaglio che non compromette il giudizio complessivo sul prodotto, ma che DJI farebbe bene a colmare con un aggiornamento.
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