Pordenone
Dal 31 ottobre al 13 dicembre 2026
Un giorno, dopo un incidente avvenuto durante lo sviluppo di un rullino fotografico, Tamaki Yoshida notò che sul negativo erano comparse ampie aree di sviluppo irregolare, simili a una forza corrosiva che sembrava minacciare le immagini. Di quell’alterazione accidentale la fotografa giapponese ha fatto una metafora del modo in cui le attività antropiche aggrediscono e trasformano gli ecosistemi naturali.
Ne è nata una sperimentazione diretta sulla materia fotografica, che vede Yoshida trattare i negativi con sostanze provenienti dalla quotidianità, come detersivo, shampoo, cosmetici, dentifricio, salsa di soia, condimenti, residui alimentari e altri materiali che, attraverso gesti ordinari e spesso inconsapevoli, finiscono negli scarichi e vengono immessi nell’ambiente.
Le immagini si alterano, i colori mutano e le forme sembrano consumarsi, come se il mondo ritratto fosse sottoposto a un processo di erosione. La fotografia, quindi, diventa il luogo in cui rendere visibile l’accumulo delle conseguenze delle nostre azioni e la fragilità di un ambiente che tendiamo a considerare una risorsa a nostra disposizione.
Le sperimentazioni di Tamaki Yoshida in mostra a Pordenone
Due importanti nuclei della ricerca artistica di Tamaki Yoshida sono in mostra al Die Gelbe Wand, il nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia contemporanea presente all’interno del centro Mercati Culturali Pordenone. L’esposizione si intitola Unfolding e presenta i progetti Negative Ecology e Himizu, attraverso i quali Yoshida indaga proprio il rapporto tra essere umano e mondo naturale.
Negative Ecology
Nella prima sezione presente in mostra, Negative Ecology, Yoshida affronta le contraddizioni di un mondo plasmato dall’antropocentrismo, interrogandosi sul modo in cui l’essere umano definisce, organizza e trasforma l’ambiente in funzione delle proprie necessità. Al centro del progetto ci sono animali selvatici capaci di adattarsi a contesti profondamente modificati dall’attività umana. In Giappone, queste creature vengono spesso classificate come “animali nocivi”, perché considerati una minaccia per lo stile di vita umano. Eppure, la loro straordinaria capacità di resistenza e sopravvivenza mette in discussione l’idea che il dominio tecnologico e scientifico dell’uomo coincida necessariamente con una posizione di superiorità nel mondo naturale.
Himizu
Con la serie Himizu, Tamaki Yoshida sposta la sua ricerca sulle strade che attraversano le pendici del Monte Fuji, dove nel corso delle sue ricerche si è imbattuta ripetutamente nei corpi di animali selvatici uccisi dal traffico stradale. Le strade sono infrastrutture essenziali per la vita contemporanea: trasportano persone e merci, sostengono l’economia e rendono accessibili luoghi di lavoro, viaggio e svago. Allo stesso tempo attraversano gli habitat naturali e interrompono i percorsi degli animali che li abitano. Quando un animale muore nel proprio ambiente, il suo corpo entra normalmente in un ciclo di trasformazione, decomposizione e restituzione alla terra. La morte sulla strada interrompe questo processo, separando il corpo dal territorio al quale apparteneva.
Nell’area intorno alla città di Fujiyoshida vengono segnalate e recuperate in media circa 130 carcasse di animali selvatici ogni anno, un numero che potrebbe essere superiore se si potessero contare anche i corpi degli animali deceduti che non vengono ritrovati. Con la collaborazione dell’organizzazione non profit Mount Fuji Outdoor Museum, Yoshida ha condotto una ricerca sul fenomeno, sviluppando un progetto che non intende soffermarsi sull’impatto viscerale della morte, ma su ciò da cui quei corpi sono stati separati.
La ricerca si traduce in un confronto tra due procedimenti fotografici e due diverse modalità di rappresentare la relazione con il territorio.
Per evocare la foresta in cui gli animali vivevano, l’artista raccoglie piante e terra dai luoghi interessati e ne ricava pigmenti naturali utilizzati nella stampa alla gomma su carta di cotone.
Per rappresentare i corpi degli animali sceglie invece il dagherrotipo, una delle prime tecniche fotografiche sviluppate nel XIX secolo, storicamente utilizzata anche per conservare le immagini dei defunti. Le immagini degli animali uccisi vengono fissate su lastre metalliche lucidate a specchio, cercando di mantenere una scala il più possibile vicina alle loro dimensioni reali.
Da una parte, dunque, la foresta prende forma attraverso i materiali della terra; dall’altra, il corpo rimane impresso su una superficie metallica.
Il titolo Himizu deriva dal nome di un piccolo mammifero endemico del Giappone, affine alla talpa, che vive prevalentemente sottoterra e possiede occhi rudimentali. Il nome richiama l’idea di un animale che non vede il sole, legato a un’esistenza lontana dalla luce del giorno. La sua presenza diventa emblematica di una condizione più ampia: quella degli animali che vivono accanto agli esseri umani, ma i cui corpi, dopo la morte, vengono spesso ignorati e dimenticati.
Unfolding è un invito a osservare il mondo oltre ciò che appare immediatamente visibile, a riconoscere la fragilità degli equilibri naturali, a interrogarsi sulla responsabilità individuale e collettiva e sulla possibilità di ripensare il nostro rapporto con l’ambiente.
Nella ricerca di Tamaki Yoshida la fotografia è uno spazio di trasformazione, in cui ciò che appariva familiare si fa enigmatico e ciò che sembrava sfuggire alla comprensione prende forma, diventando visibile.
Con questa esposizione, Die Gelbe Wand conferma la propria vocazione a essere un luogo di incontro tra la fotografia contemporanea e il pubblico, offrendo a Pordenone l’opportunità di confrontarsi con una ricerca artistica di respiro internazionale.
Il progetto è organizzato da Mercati Culturali Pordenone con il contributo della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e del Comune di Pordenone, e con il sostegno e il supporto tecnico di Suazes e Filare.
Tamaki Yoshida. Unfolding
- A cura di Marco Minuz
- Die Gelbe Wand/Mercati Culturali Pordenone, via delle Caserme, 22 – Pordenone
- dal 31 ottobre al 13 dicembre 2026
- sab-dom 11-18
- ingresso gratuito
- mercaticulturalipordenone.it
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