Milano
Dal 20 al 27 febbraio 2026
Venti ritratti in bianco e nero a dieci atleti paralimpici fotografati con l’antica tecnica del collodio umido su lastra di vetro 20x25cm. La mostra si intitola Gli Argonauti e la fotografa è Sabrina Losso, che ha scelto di ricorrere a una tecnica complessa, che richiede tempo, fatica e pazienza, per omaggiare la tempra, il sacrificio e la determinazione che contraddistinguono gli atleti paralimpici, visti come i leggendari eroi della mitologia greca imbarcati sulla nave Argo.
C’è anche un’altra ragione per cui Sabrina si è servita dell’antica tecnica del collodio umido: si tratta di un processo che tutt’oggi risulta estremamente intrigante e alternativo e regala risultati dall’estetica affascinante.
Oltretutto “La lastra al collodio umido”, ci ha spiegato Sabrina, “è da considerarsi un pezzo unico, non riproducibile, il che ne aumenta il valore e la rende più apprezzabile nel mercato dell’arte”.
Il progetto Artificial Snow
La mostra fa parte di “Artificial Snow”, il progetto artistico polivalente di Marco Nereo Rotelli inserito nel panel delle Olimpiadi culturali Milano-Cortina 2026.
Artificial Snow ha come tema centrale l’operatività dell’artificiale nel naturale e mira a dare corpo all’intelligenza creativa, spingendo sull’intento di trovare soluzioni tecnologiche per sportivi abili e diversamente abili. L’orizzonte delle opere e degli eventi proposti, quindi, coinvolge in particolare il mondo degli atleti paralimpici per i quali la robotica è indispensabile.
Il progetto, che sarà esposto a Milano dal 19 febbraio al 1° marzo 2026 e a Cortina dal 6 al 15 marzo, è suddiviso in tre sezioni:
Artificial Snow – Installazione artistica di Marco Nereo Rotelli (con la collaborazione di Luca Marazzina e Antonio Alfano)
Gli Argonauti – Mostra fotografica di Sabrina Losso
Canti per gli Argonauti – Poesie di Maurizio Gregorini
Sabrina Losso spiega la tecnica del collodio umido
Per i più curiosi di antiche tecniche fotografiche abbiamo chiesto a Sabrina Losso di spiegarci nel dettaglio il procedimento del collodio umido. Di seguito il suo racconto.
“Il primo passo è quello di preparare le lastre di vetro. Ciascuna lastra va tagliata secondo le dimensioni che il banco ottico è in grado di accogliere. Il vetro va pulito accuratamente e ricoperto di un sottile strato di albumina per far sì che il collodio aderisca per bene.
Quando la lastra è pronta vi si versa sopra il collodio con delicatezza, in modo che possa stendersi uniformemente. Qualsiasi imperfezione diventerà evidente più tardi al completamento dell’opera.
Si attende qualche istante affinché il collodio si assesti, dopodiché si immerge la lastra in una soluzione al nitrato d’argento. Il nitrato d’argento, reagendo con i sali presenti nel collodio, lo rende fotosensibile, formando ioduro d’argento in sospensione.
A partire da questo momento la lastra è sensibile alla luce, pertanto è necessario muoversi e operare al buio, in luce di sicurezza.
Quando si lavora in trasferta, occorre allestire una camera oscura portatile speciale in grado di accogliere tutto il materiale, attrezzatura e prodotti chimici, per la preparazione delle lastre e il loro sviluppo, che deve essere effettuato immediatamente dopo l’esposizione.
Dopo la sensibilizzazione, sempre al buio, la lastra viene caricata nell’apposito chassis. A questo punto la lastra deve essere esposta e sviluppata nel giro di pochi minuti prima che il collodio si secchi.
L’esposizione è tutt’altro che scontata, perché il collodio non è sensibile a tutte le lunghezze d’onda e non c’è modo di misurare la luce se non facendo dei tentativi. Solo l’esperienza consente al fotografo di determinare la giusta esposizione. Una volta terminata l’esposizione è possibile passare allo sviluppo della lastra.
Il caricatore va riaperto mentre ci si trova nuovamente al buio, perché la lastra è ancora sensibile alla luce. Dopo aver rimosso la lastra, questa viene sviluppata in una soluzione al solfato di ferro che trasforma gli alogenuri d’argento colpiti dalla luce in argento metallico.
A sviluppo ultimato, la lastra viene fissata in una soluzione di sodio iposolfito, che rimuove tutti gli alogenuri inesposti, consentendo la formazione dell’immagine.
Dopo aver sciacquato bene la lastra e averla lasciata asciugare è necessario un ultimo passaggio, che consiste nell’applicazione della vernice sandracca, una vernice liquida a base di gomma sandracca e olio di lavanda. La vernice protegge l’emulsione ormai secca”.
La visita della mostra è possibile solo dopo aver effettuato la registrazione tramite questo link.
Ulteriori immagini e i contatti di Sabrina Losso sono disponibili sul suo profilo Instagram storyteller.it.
Sabrina Losso. Gli Argonauti
- Il Prisma, via Adige, 11 – Milano
- dal 20 al 27 febbraio 2026
- lun-ven 10-12/14.30-17.30 (registrazione obbligatoria)
- ingresso gratuito
- ilprisma.com
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