Eccoci al nostro primo corposo appuntamento con la Fujifilm GFX100RF, esclusiva fotocamera compatta del sistema medioformato GFX con la quale abbiamo trascorso del tempo e realizzato qualche scatto nelle scorse settimane. Per approfondire le specifiche tecniche vi rimandiamo alla notizia pubblicata in occasione del lancio, mentre in questa sede ci concentreremo sulle qualità fotografiche e sugli aspetti che, a distanza di settimane dal suo arrivo sul mercato, continuano ad alimentare il dibattito tra i fotografi.
La fotocamera, senza dubbio, si ispira ai modelli APS-C della fortunata serie di compatte X100, rispetto alle quali appare sì ricercata, ma in maniera diversa. L’assenza dell’iconico mirino opto-elettronico viene compensata su questo modello da una miniaturizzazione estrema, diremmo sorprendente: incredibilmente, nonostante ospiti un sensore “large-format” quattro volte più grande, impugnandola risulta solo leggermente più alta e appena più larga della X100 VI (è quindi più comoda da sostenere). Anche la costruzione ci è apparsa più raffinata rispetto a quella dei modelli APS-C, soprattutto quella delle ghiere, per non parlare dei vantaggi legati alla presenza del sensore medio formato già visto all’opera sulla GFX100S II. Che si tratti di una compatta premium e fuori dagli schemi lo si intuisce anche dal prezzo di vendita di 5.995 euro, che resta comunque più basso di quello della sua rivale più temibile, la Leica Q3, con sensore full frame da 60MP.
Fujinon 35mm f/4: l'ottica medioformato che sembra per APS-C
La ricerca di una compattezza estrema ha guidato molte delle scelte progettuali degli ingegneri Fujifilm, a partire dall’ottica: un 35mm con apertura f/4, equivalente a 28mm sul formato pieno.
Se è vero che un grandangolare di questa luminosità non valorizza appieno lo stacco dei piani, a isolare il soggetto dallo sfondo contribuisce comunque il sensore medioformato. Tra l’altro adottare un’ottica più luminosa avrebbe inevitabilmente reso la fotocamera più ingombrante, facendone un clone meno versatile della GFX50R.
Anche la scelta della lunghezza focale di 28mm equivalente è ponderata: partendo da questa base grandangolare e sfruttando gli oltre 100MP del sensore CMOS, la GFX100RF può simulare le focali di 45mm (36mm su full frame), 63mm (50mm) e 80mm (63mm), mantenendo comunque un’ottima risoluzione (5120×3840 pixel, pari a 19,5MP, alla massima focale).
In termini pratici, il passaggio tra le focali avviene tramite un selettore bidirezionale posizionato appena sotto una delle ghiere principali: una soluzione intelligente per facilitare il cambio rapido di inquadratura, assente sulla X100VI, ma che può essere soggetto a attivazioni involontarie durante la regolazione dei parametri di scatto.
Restando ancora sull’obiettivo, va sottolineato come questo sia il primo del sistema GFX a integrare un filtro ND (è in grado di ridurre di 4 stop la luce diretta al sensore). I videomaker potranno utilizzarlo per adeguare la velocità dell’otturatore al frame rate senza dover chiudere il diaframma, mentre i fotografi potranno sfruttarlo per scattare con aperture ottimali in pieno giorno o per allungare i tempi di scatto e ottenere effetti di movimento creativi.
Un’ultima caratteristica del Fujinon 35mm f/4 e della GFX100RF in generale, è la presenza di un otturatore centrale, che offre vantaggi in termini di silenziosità dello scatto, riduzione delle vibrazioni e rolling shutter, e sincronizzazione con il flash a qualsiasi tempo di posa.
Stanti queste caratteristiche, il Fujinon 35mm f/4 non rinuncia al supporto dell’elettronica per limitare la distorsione, la caduta di luce ai bordi e le aberrazioni cromatiche laterali. I profili di correzione sono già applicati al JPG, ma possono essere disattivati in fase di sviluppo del RAW. Qui sotto, un confronto dove, ben visibili, appaiono la correzione della distorsione e dell’oscuramento degli angoli. Meno evidente, invece, l’intervento sulle aberrazioni cromatiche laterali, ben contenute già all’origine.
Rapporti d'aspetto tra storia e innovazione
Dopo aver dedicato una ghiera alle simulazioni pellicola sui modelli X-T50 e X-M5, sulla GFX100RF Fujifilm ha optato per un comando dedicato alla variazione del rapporto d’aspetto, permettendo ai fotografi di passare agevolmente tra i formati 4:3, 3:2, 16:9, 65:24, 17:6 (reso celebre dal fotografo ceco Josef Koudelka), 5:4, 7:6, 1:1 e 3:4 (verticale). Tutti questi formati sono ispirati anche da pellicole e fotocamere analogiche del passato prodotte dal marchio giapponese, come ad esempio la TX-1. In un periodo in cui il classico scatto orizzontale sembra essere meno in voga, la presenza di questo selettore appare quantomeno azzeccata, soprattutto perché non sottrae spazio fisico ad altri comandi più importanti e invita alla sperimentazione.
Al cambio formato è collegata una modalità di visualizzazione che, con rapporti d’aspetto diversi dal 4:3, permette di mostrare in trasparenza o delimitata da linee guida l’area al di fuori del fotogramma attivo: una soluzione pratica per tenere sotto controllo eventuali soggetti in avvicinamento all’inquadratura. Con il ritaglio attivo, la GFX100RF memorizza i file JPG così come scattati, mentre i RAW conservano anche il formato originale 4:3, ripristinabile in postproduzione. Vale lo stesso per le immagini realizzate simulando focali più lunghe: elaborando il RAW sarà possibile tornare all’inquadratura originale (28mm).
Il giusto valore al mirino ottico
Pensata per essere utilizzata con l’occhio al mirino, la GFX100RF adotta un EVF da 5,76MP e 0,84x di ingrandimento di ottima qualità (probabilmente si tratta dello stesso mirino usato nella GFX100S II). Il sistema di mira principale è affiancato da un monitor touch da 2,1MP montato su un supporto basculabile, che consente navigazione, scatto e selezione del punto di messa a fuoco al tocco. Il processore della GFX100RF è, invece, l’ultimo X-Processor V con supporto agli algoritmi AI. Il sistema AF della fotocamera è in grado di rilevare, oltre a soggetti umani e animali, anche uccelli, automobili, biciclette, moto, treni e aerei: una sovrabbondanza di “forme note” per una compatta medioformato con ottica fissa da 28mm. Qui sotto, una galleria di immagini scattate a Venezia, tra street, paesaggio e reportage.
Stabilizzatore: se ne sente la mancanza con un 28mm equivalente?
Un altro tema dibattuto riguarda l’assenza dello stabilizzatore integrato, altra scelta imposta dalla miniaturizzazione estrema del corpo macchina. Qui viene da chiedersi se non si sarebbe potuto adottare una soluzione simile a quella implementata da Panasonic nel 2018 con la GX9: un sistema di stabilizzazione del sensore con movimenti ridotti, meno efficace rispetto agli IBIS più avanzati, ma comunque utile per ridurre il rischio di micromosso. Val bene ricordare, infatti, che con il sensore da oltre 100MP della GFX100RF, il classico “tempo di sicurezza” pari al reciproco della focale – in questo caso 1/30 sec – potrebbe non essere sufficiente per ottenere immagini perfettamente nitide. L’assenza dell’IBIS potrebbe, comunque, non rappresentare un grosso problema per gli street photographer, solitamente abituati a utilizzare tempi di posa più rapidi, mentre per il paesaggio e la fotografia di architettura in condizioni di scarsa illuminazione può tornare utile il treppiedi (anche da viaggio viste le dimensioni della fotocamera) come alternativa all’aumento degli ISO.
Tenuta agli alti ISO
A proposito di ISO, la scala delle sensibilità standard della GFX100RF va da 80 a 12.800 e dalle nostre prime prove ci è apparsa interamente sfruttabile, fatto che rende meno “dolorosa” l’assenza dello stabilizzatore. Fermo restando un leggero quanto fisiologico deterioramento della qualità dell’immagine, infatti, anche i valori di fondo scala, con un minimo di post produzione, sono utilizzabili senza pensieri. In basso le due sequenze JPG e RAW.
Gamma dinamica
Sul fronte della gamma dinamica chi, forte della qualità dei JPG generati dalla GFX100RF, volesse scattare in formato compresso, può contare sul l’ormai classico DR che, se portato alla massima intensità, espone su base ISO 320 per tenere in gamma le alteluci per poi rischiarare le ombre contando sulla elasticità del sensore medioformato. In basso un esempio, purtroppo realizzato in una giornata di meteo avverso e che non ci permette di mostrarvi tutto il potenziale di questo strumento, comunque utile per mostrare le aree di intervento del DR.
Ovviamente, constatate la semplicità operativa e la velocità dei moderni convertitori RAW, ma pure trovandoci al cospetto di una fotocamera per puristi dell’immagine, consigliamo vivamente di scattare (anche) in formato grezzo perché il realismo delle immagini ottenibili da un file non compresso è nettamente superiore e il recupero di ombre e alteluci appare senza mezzi termini eccezionale. In basso vi mostriamo un recupero di gamma dinamica in uno scatto in in cui il differenziale tra ombre e alteluci è molto elevato.
Con chi va la GFX100RF: large-format contro full frame
Elencate le caratteristiche più interessanti e chiarito il perché di alcune scelte progettuali, cerchiamo infine di capire nelle mani di chi finirà questa compatta. Probabilmente, se il prezzo fosse stato più contenuto la GFX100RF avrebbe raggiunto una diffusione “di massa”, perché è “seducente” come le compatte della serie X100, ma in più porta con sé tutti i vantaggi di qualità e risoluzione legati al medio formato. Siamo di fronte, in pratica, a un oggetto che fotografi professionisti e amatori evoluti disposti a spendere per il proprio hobby potrebbero desiderare per mantenere su standard molto alti gli scatti realizzati nel tempo libero, quando la voglia di trascinarsi al seguito il proprio corredo GFX è poca, ma non si vuole rinunciare alla qualità cui ormai ci si è abituati. Di certo, con l’arrivo sul mercato della GFX100RF è terminata la corsa solitaria di Leica e delle sue compatte full frame della serie Q, da sempre ambite da fotografi “minimalisti” e interessati alla street photography.
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