Roma
Dal 30 gennaio al 29 giugno 2026
Se c’è una foto e in quella foto c’è una celebrità costretta in uno spazio angusto, delimitato da due pareti spoglie che creano un angolo appena dietro le sue spalle, lo scatto è di Irving Penn. Con tutta probabilità il soggetto è illuminato con luce naturale, lo sfondo è neutro, la composizione appare semplice ma è ben studiata e il dettaglio è curato con attenzione maniacale.
È con questa ricetta a base di rigore, eleganza e un riconoscibile tratto di originalità, che uno dei più celebri autori del Novecento ha prodotto innumerevoli icone della storia della fotografia.
Irving Penn (1917–2009) è nato a Plainfield, nel New Jersey, da genitori immigrati. Ha frequentato la Philadelphia Museum School of Industrial Arts dal 1934 al 1938 per poi diventare l’assistente di Alexey Brodovitch presso Harper’s Bazaar. Con i guadagni ottenuti dalle pubblicazioni dei suoi disegni sulla rivista di moda ha acquistato una Rolleiflex per realizzare quelli che definiva “appunti fotografici”. Nel 1941 ha viaggiato in Messico – principalmente per dipingere, ma anche per scattare qualche fotografia – e nel 1943 l’art director di Vogue, Alexander Liberman, lo ha assunto come collaboratore. Da allora Penn è diventato una delle più intramontabili firme fotografiche di Vogue e ha iniziato a viaggiare per il mondo per realizzare ritratti e servizi di moda.
Per oltre sessant’anni protagonista della scena internazionale, l’autore ha rivoluzionato i generi della fotografia di moda, del ritratto e della natura morta. Accanto ai ritratti di artisti, scrittori e personaggi noti, Penn ha dedicato grande attenzione a progetti personali diventati celebri, come le nature morte con mozziconi di sigarette o oggetti abbandonati, trasformati in immagini di sorprendente bellezza.
Irving Penn. Photographs 1939-2007: la mostra a Roma
All’intramontabile lavoro di questo protagonista della fotografia è dedicata la mostra Irving Penn. Photographs 1939-2007, visitabile fino al 29 giugno a Roma. Si tratta di una delle tre esposizioni con le quali viene inaugurata l’apertura del nuovo Centro della Fotografia della Capitale e presenta al pubblico una selezione di 109 stampe provenienti dalla prestigiosa collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, realizzate tra il 1939 e il 2007.
Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni, offre una panoramica completa dell’opera di Irving Penn, mettendo in luce sia la sua visione artistica, sia la sua straordinaria abilità di stampatore. Penn seguiva ogni fase del processo con estrema cura, sperimentando tecniche raffinate come la stampa al platino, per ottenere immagini senza tempo, oggi considerate pietre miliari della storia della fotografia.
La mostra si apre con i Primi lavori (1939-1947), cioè le prime fotografie realizzate lungo le strade di New York, poi nel sud degli Stati Uniti e poi ancora in Messico nel 1941. Nel 1945 Penn era in Europa e in Italia, come autista volontario di ambulanze dell’esercito americano e utilizzava la sua macchina fotografica per raccogliere testimonianze visive di quel periodo travagliato.
È in mostra anche la celebre fotografia dedicata al “gruppo d’intellettuali italiani al Caffè Greco” realizzata a Roma da Irving Penn per Vogue nel 1948.
La seconda sezione è dedicata ai numerosi Viaggi intrapresi tra il 1948 ed il 1971 per Vogue, dal Peru al Nepal, dal Camerun alla Nuova Guinea, durante i quali Penn realizzò ritratti degli indigeni immersi nella luce naturale, dopo averli isolati dal loro ambiente in uno spazio neutro. Segue la sezione dei Ritratti (1947 – 1996), che dedica ampio spazio alle celebrità, fotografate per lo più nello studio in cui Penn creava i suoi set. Il capitolo successivo è incentrato sui Nudi (1949 – 1967): una serie molto personale di fotografie di nudi femminili, per i quali l’autore scelse modelle professioniste per pittori e scultori con l’obiettivo di inquadrare i corpi da vicino per celebrarne la bellezza scultorea, senza mai mostrare i volti dei soggetti. Vale la pena di ricordare che Penn sottoponeva i suoi negativi a tecniche di stampa sperimentali, sbiancando e rielaborando le sue stampe fino a ottenere toni diafani che variavano da una stampa all’altra.
Chiudono la visita le due sezioni Moda e bellezza (1949 – 2007) e Still Life (1949 – 2007). Quest’ultima dimostra le capacità creative dell’autore nella messa in scena di oggetti inanimati, con una costante determinazione a rimuovere il superfluo. Spesso Penn includeva nelle sue realizzazioni riferimenti alla Vanitas e al memento mori dell’arte antica ed era interessato a soggetti apparentemente banali, insignificanti o ripugnanti, come i mozziconi di sigarette trovate in strada o le gomme da masticare usate, che glorificava in sontuose stampe al platino-palladio.
La mostra Irving Penn. Photographs 1939-2007 è curata da Pascal Hoël, Head of Collections MEP, Frédérique Dolivet, Deputy to Head of Collections MEP e Alessandra Mauro, curatrice per il Centro della Fotografia di Roma.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzata da Civita Mostre e Musei.
In mostra al Centro della Fotografia di Roma anche Silvia Camporesi con C’è un tempo e un luogo e il progetto espositivo Corpi reali, corpi immaginati che coinvolge tre artisti nello spazio Campo Visivo dedicato al contemporaneo.
Irving Penn. Photographs 1939-2007
- Dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi
- A cura di Pascal Hoël, Frédérique Dolivet e Alessandra Mauro
- Centro della Fotografia di Roma, piazza Orazio Giustiniani, 4 – Roma
- dal 30 gennaio al 29 giugno 2026
- tutti i giorni 12-20. Martedì chiuso
- intero 10 euro, ridotto 8 euro
- centrodellafotografia.it
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