“Spesso le persone mi dicono che non ce ne sono più. Allora invito quelle persone a fermarsi accanto a me nei campi, ad aspettare, a guardare. Quando la magica danza di luce ha inizio, subito si illumina anche il sorriso incredulo di chi proprio non si aspettava di poter assistere a quello spettacolo. E io mi emoziono ogni volta”.
Da almeno dieci anni Massimo Gugliucciello è appassionato di lucciole: le osserva, le studia e le fotografa.
La sua location del cuore è la Valle del Sele e del Tanagro, in provincia di Salerno, a due passi da casa sua. Ci ha spiegato che le lucciole non sono solo una meraviglia visiva, ma anche degli importanti indicatori biologici, segnali viventi della salute di un ecosistema. “Quando le incontri – dice Massimo – sai di trovarti in un luogo ancora ‘giusto’, integro”.
Le due curve della danza delle lucciole
Nel tempo il fotografo ha riscontrato un comportamento ricorrente, una regolarità che secondo lui potrebbe essere rappresentata attraverso due curve gaussiane: una temporale e una spaziale.
La prima curva, temporale, descriverebbe il ciclo stagionale delle lucciole, che nella sua zona iniziano a lampeggiare intorno alla fine di aprile e smettono verso il 20 giugno, con un picco tra il 25 e il 30 maggio, al netto di variazioni climatiche che possono provocare lievi slittamenti (ad esempio dieci giorni di ritardo lo scorso anno a causa di una primavera fredda e piovosa).
La seconda curva, spaziale, riguarda la distribuzione delle lucciole in altezza. Dalle osservazioni sul campo e da innumerevoli foto studiate con attenzione, Massimo ha rilevato che alcuni individui si librano in alto, persino a cinque o sei metri dal suolo, mentre altri restano radenti al terreno, ma la maggior parte dei lampeggi avviene a circa 50-60cm da terra, con una notevole concentrazione sotto gli alberi. La spiegazione è semplice: le lucciole si nutrono di lumache, le quali prediligono luoghi umidi e si trovano spesso tra i ciuffi di erba alta e sotto la chioma degli alberi.
Fotografare le lucciole: consigli tecnici
Per realizzare la foto in apertura di questo articolo, ad esempio, Massimo ha posizionato la fotocamera su treppiedi a circa 60cm da terra, immediatamente sotto la chioma di un albero. “Sapevo che a quell’altezza avrei intercettato la fascia più attiva di lampeggi – ci ha raccontato – quella in cui la danza luminosa raggiunge la sua massima intensità. Non volevo osservare le lucciole dal basso, né dall’alto, volevo essere nel mezzo, dentro quel battito di luci.
Sotto la chioma le condizioni sono perfette, perché la luce artificiale non arriva, l’umidità è costante e l’ambiente è protetto. Lì, in quel punto preciso, la fotocamera è letteralmente immersa nel cuore del fenomeno, circondata dai voli intermittenti. Quando finalmente l’otturatore si apre e la notte si scrive da sé sul sensore il fotografo ha già fatto il lavoro più importante: ha atteso consapevolmente”.
Per massima chiarezza il fotografo ha precisato che le immagini come quelle pubblicate in questa pagina web sono frutto dell’unione di più scatti e riproducono ciò che l’occhio umano percepisce in circa 15-20 minuti di osservazione, come si può dedurre anche dalle scie luminose tracciate dalle stelle negli scatti che includono una porzione di cielo. La tecnica utilizzata prevede prima di tutto l’individuazione di un luogo caratterizzato da una buona concentrazione di lampiridi, termine col quale ci si riferisce alla famiglia di coleotteri comunemente chiamati lucciole.
Così Massimo descrive la sua tecnica di ripresa fotografica: “Disattivando i sistemi di stabilizzazione, monto la macchina sul treppiedi utilizzando l’obiettivo in kit 18-55mm a 18mm, impostando il diaframma alla massima apertura. Successivamente punto il laser sul tronco di un albero, ideale per la messa a fuoco visto che, come dicevamo prima, le lucciole si concentrano spesso sotto la chioma.
Con l’ausilio dell’autofocus metto a fuoco sul punto laser, dopodiché seleziono la messa a fuoco manuale e procedo con una serie di scatti. Si può trattare anche di 50/60 esposizioni, che realizzo variando di continuo la sensibilità ISO – in un range da 400 a 3200, per catturare sia le scie luminose in primo piano, sia quelle più deboli che si vedono in lontananza – e il tempo di esposizione, generalmente dai 4 ai 10 secondi.
Una volta completata la fase di ripresa assemblo il tutto caricando le sequenze in un software freeware per la creazione di startrails, per la precisione Starstax”.
Un video realizzato da Massimo Gugliucciello e pubblicato sul suo canale YouTube.
Riprese video
Insieme alle fotografie Massimo confeziona spesso delle riprese video. In questo caso impiega una tecnica differente, che consiste nell’effettuare una ripresa prima che diventi completamente buio, per catturare i dettagli del terreno e dell’habitat, per poi attendere che la luce cali. Quando le lucciole iniziano la loro danza Massimo registra un secondo video con una sensibilità ISO variabile tra 800 a 3200, che aumenta progressivamente man mano che la luce dell’ambiente diminuisce, fino a stabilizzarsi su 3200 ISO. Una volta registrati i due video li unisce utilizzando una tecnica di sovrapposizione, in modo da ricreare abbastanza fedelmente l’atmosfera percepita dalla retina sul campo.
Nel 2026 si terrà la decima edizione della Fireflies Experience, un’attività gratuita che Massimo organizza nella Valle del Sele e del Tanagro all’insegna della sua travolgente passione per le lucciole, tenendo workshop fotografici, passeggiate immersive e serate osservative nei mesi di maggio e giugno. L’esperienza promette emozioni non solo agli appassionati di fotografia, ma a tutti gli amanti dell’ambiente e della natura più autentica.
Per saperne di più: lucciole2026.wordpress.com.
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