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La memoria prossima ventura
FOTO Cult - Agosto - Settembtre 2021 #184

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Daniele Confalone# È del giugno scorso la notizia relativa alla vulnerabilità dei NAS My Book Live e My Book Live Duo di Western Digital.
My Book Live di Western DigitalI NAS sono dispositivi d'archiviazione digitale che possono essere connessi a Internet (l'acronimo sta per Network Attached Storage), molto utilizzati anche al di fuori delle attività professionali e comodi perché permettono, a chi possiede le credenziali, di accedere via web ai dati memorizzati. A lanciare l'allerta è stata la stessa azienda produttrice: a seguito della compromissione di alcuni esemplari, probabilmente dovuta a una falla che ne consentiva il controllo remoto, WD ha consigliato ai possessori di scollegare l'apparato da Internet per scongiurare il rischio di cancellazione del contenuto: l'ultimo aggiornamento del firmware, risalente al 2015, non è evidentemente adeguato alle minacce più recenti. Va detto che i NAS in questione sono schermati da firewall e accedono alla rete tramite piattaforma proprietaria del produttore (che potrebbe essere stata essa stessa bersaglio di hacking). Dato che WD s'è costruita la reputazione proprio sull'affidabilità, mentre scriviamo queste note fa sapere che da un lato fornirà il servizio gratuito di recupero dati, e dall'altro favorirà la permuta dei NAS problematici con modelli più recenti e sicuri.

Google Foto# La sete di spazio d'archiviazione virtuale è in crescita, e al centro della questione ci sono soprattutto fotografie e filmati: se la qualità degli apparati di ripresa aumenta, con essa lievitano le dimensioni dei file che gli utenti devono conservare. Le politiche dei gestori dei cloud si adeguano. A tal proposito, sempre a giugno c'è stato lo stop al backup illimitato di immagini e video tramite l'app Google Foto, che era un'opportunità preziosa per non intasare la memoria interna dello smartphone: d'ora in avanti, i file salvati andranno a "intaccare" i 15GB che vengono assegnati gratuitamente quando si apre un account Gmail, e che comprendono l'utilizzatissimo Google Drive. Per avere spazio aggiuntivo occorre pagare un abbonamento a Google One. L'alternativa è accaparrarsi qualche decina di GB in più al di fuori di Google Foto, creando nuovi account Google "di comodo" o virando verso i vari Dropbox, OneDrive o Mega, solo per citare i cyberlocker più gettonati: tutti prevedono soluzioni basic gratuite e formule a pagamento per avere più spazio e più servizi.

Apple iMac 24# Se la vicenda WD è significativa perché porta ancora una volta a galla il mai troppo discusso tema della sicurezza degli archivi digitali online, quella di Google Foto lascia intuire che il noleggio di memoria cloud è un business destinato ad ampliarsi in direzione consumer: probabilmente in futuro l'offerta gratuita si ridurrà, mentre crescerà il numero di persone disposte a pagare un canone pur di continuare a fruire di un servizio al quale sono state abituate; del resto, il fatto che il nuovo, "iconico" e acclamato Apple iMac 24" con chip M1 monti di base un SDD da appena 256GB, suggerisce che la tendenza è spingere anche i computer da famiglia verso la "delocalizzazione" dell'archivio.

# Tutto questo potrebbe indicarci un cambio di rotta proprio nell'approccio all'archiviazione, allontanando l'indolenza che ci porta a conservare tutti i nostri file immagine, belli o brutti che siano, per poi dimenticarli là dove stanno. Salvo rincontrarli per caso, facendo ordine fra le cartelle del computer, e domandarci cosa ci facciano ancora lì. Un tempo, con la pellicola, si scattava di meno, perché ogni fotografia aveva un costo vivo, e si scartava di più, dal momento che l'archiviazione doveva rispettare i limiti dello spazio fisico (e pure della pazienza). Ecco: dovremmo rinverdire la capacità di selezione di quell'epoca, disintossicandoci dal voler conservare tutto e salvando solo i file-immagine meritevoli per ragioni estetiche, contenutistiche o magari solo affettive, perché le fotoricordo stanno alla nostra vita come gli archivi delle grandi fotoagenzie stanno alla storia dell'era moderna. Anzi, per dirla tutta, le fotografie che contano faremmo bene a stamparle, strappandole dal buio dei chip e riconoscendo loro la dignità della materia colpita dalla luce.

Le fotografie che contano faremmo bene a stamparle, strappandole dal buio dei chip e riconoscendo loro la dignità della materia colpita dalla luce
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