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Per aspera ad astra
FOTO Cult - Aprile 2021 #180

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Emanuele Costanzo C'è qualcosa di molto antico, se non ancestrale, nel modernissimo successo dell'astrofotografia. Se il muro su cui si infrange ogni nostro pensiero speculativo nella contemplazione dell'Universo è parte dell'uomo stesso e attraversa secoli e culture, la raffigurazione fotografica del cosmo è fatto recente. Inizialmente caratterizzata da un approccio scientifico, oggi si è elevata al rango di forma d'arte. E per giunta caratterizzata da quella universalità tipica dei linguaggi che toccano tasti sensibili della natura umana.

Certo, senza nulla togliere allo stupore che generano le immagini dello spazio profondo, è il paesaggio notturno a riscuotere il maggior successo perché mentre il primo non concede molto all'interpretazione, nel secondo è alto il tasso di creatività che si esprime nella composizione, nella tecnica o nella commistione di generi. E anche solo per l'infinita varietà di aspetti che la nostra Terra può assumere al cospetto di un'altrettanto mutevole volta celeste, il paesaggio stellato dà luogo a un numero incalcolabile di combinazioni che chiede solo di essere fotografato al meglio.

La fotografia astronomica in senso lato ha dalla sua non solo le infinite opportunità che offre, anche se alcuni luoghi iniziano a essere un po' troppo "popolari", ma anche la sua estrema giovinezza, il suo essere ancora poco esplorata.

Le fotografie che impreziosiscono questo numero, una ventina d'anni fa erano semplicemente irrealizzabili. Le pellicole a colori ad alta sensibilità avevano granulosità evidentissima, quindi bassa nitidezza, e colori poco saturi. Ma anche le prime fotocamere digitali faticavano a dare risultati soddisfacenti, anche ad appena 400 ISO. Solo quando, circa dieci anni fa, i sensori hanno iniziato a sfondare la soglia dei 1600 senza doversi vergognare, si è iniziato a pensare di fotografare il cielo notturno con pose relativamente brevi. E pur essendo innegabile che al meglio non c'è limite, prestazioni più che dignitose sono state - e sono - appannaggio anche di fotocamere amatoriali. Un altro impulso determinante è arrivato dai software, alcuni di uso generale, altri estremamente specializzati, che con pochi click hanno messo alla portata di tutti operazioni di fusione che, eseguite manualmente, avrebbero richiesto particolare esperienza e comunque ore di lavoro.

Il successo dei "cieli stellati" è dato anche dal fascino magnetico che queste immagini esercitano. Offrono all'osservatore scenari non comuni, in alcuni casi neanche osservabili a occhio nudo, e non mi riferisco solo a quelle immagini riconducibili alla categoria degli "effetti speciali" come lo star trail, ma soprattutto a quelle realizzate con scatto singolo, le più genuine se vogliamo, che sfruttano la tecnologia come messaggero di altri mondi e altre galassie, superando i limiti della visione umana notturna.

È probabile che la molla che spinge tanti appassionati verso una fotografia così romantica, che esalta la bellezza della nostra Terra incastonata in un firmamento incontaminato, sia caricata dalla violazione del nostro ecosistema cui assistiamo quotidianamente. Una via di fuga da una realtà sempre più dolorosa e alla lunga insostenibile.

L'astrofotografia, come vedremo nelle prossime pagine, può essere affrontata anche con modica spesa, ma richiede perizia, precisione tecnica, buon gusto e forza d'animo. Perché, è inutile girarci intorno, salvi rari casi questo genere si pratica lontano dalle città e dalle sue luci, ciò che in Italia si traduce in ore di cammino con zaini sulle spalle che non contengono solo una mantellina, una borraccia e un panino, ma diversi chili di attrezzatura fotografica e da campeggio. E all'arrivo non ci sono comodi alberghi, ma al massimo un rifugio spartano o la propria tenda. La fotografia astronomica, in modo simile a quella naturalistica, esige passione e predisposizione verso quel tipo di sacrificio, anche fisico, che ripaga con adrenalina ed emozione innanzitutto chi lo affronta, e poi tutti noi che beneficiamo dei suoi frutti.
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