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Lunga vita ai lunghi
FOTO Cult - Febbraio 2022 #188

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Emanuele CostanzoLa storia della fotografia è stata scritta soprattutto con obiettivi normali o grandangolari perché è con questi che si pratica il reportage, il genere che più di altri produce immagini iconiche che segnano le coscienze e cristallizzano le epoche. Le corte focali consentono di inserire i protagonisti in contesti ampi e riconoscibili, creando affreschi dall'alto potere narrativo. Le immagini passate alla storia realizzate con lunghe focali sono la minoranza. Citiamo a puro titolo di esempio la foto dello sventurato che si lancia da una delle Torri Gemelle in fiamme (realizzata da Richard Drew) o quella dell'impavido manifestante che frena l'avanzata dei carri armati in piazza Tienanmen (di Charlie Cole). Eppure se c'è una categoria di obiettivi per cui la maggior parte dei fotografi perde il sonno, si indebita, vende, scambia e fantastica, è proprio quella dei "tele".
Al di là di facili ironie sui surrogati della virilità, c'è qualcosa di irrazionale nel fascino esercitato dalle lunghe focali. Se è vero che si prende confidenza con il mezzo fotografico con un obiettivo di focale normale, anche perché è quello che spesso lo equipaggia sin dall'inizio, è altrettanto frequente che il primo impulso per aggiornare e ampliare il corredo sia verso un teleobiettivo. Sull'argomento si potrebbero scrivere trattati psico-sociologici, ma è probabile che il teleobiettivo si faccia desiderare perché promette di portare la nostra visione in una dimensione diversa e nuova, di colmare le distanze con ciò che il limitato occhio umano non può cogliere o, al contrario, di mantenere l'osservatore "dentro" la scena rispettando le distanze imposte, ad esempio, dall'elusività di un animale selvatico o dal pericolo insito in uno sport motoristico.
Perché questa promessa fosse mantenuta in modo sempre più efficiente, l'industria fotografica ha compiuto un percorso ultrasecolare incredibilmente affascinante, se vogliamo un po' tardivo rispetto ad altri settori della tecnica fotografica: un ritardo che comprenderete leggendo l'inebriante storia raccontata da Marco Cavina in questo fascicolo speciale dedicato alle lunghe focali. È un articolo ad alta densità, di quelli che sempre meno editori hanno il coraggio di offrire ai propri lettori per paura di non essere sufficientemente leggeri e superficiali, doti che oggi vanno per la maggiore...
Ovviamente abbiamo pensato anche a chi è ancora alle prime armi, perché comprendere realmente cosa comporti fotografare in modo efficace con una lunga focale e districarsi tra mille offerte apparentemente simili non è così semplice. Il percorso si snoda attraverso un primo vademecum di ben sedici pagine che, siamo certi, offrirà idee e spunti di riflessione anche a chi non è di primo pelo. Chi ha intenzione di mettere mano al portafogli per provare il brivido della telefotografia troverà utile la guida all'acquisto pubblicata nella parte finale della rivista. Si basa su un approccio non consueto, suddiviso non per marca ma per categoria: la guida mira a far individuare quale tipo di teleobiettivo fa al caso proprio, in funzione della fotocamera già eventualmente posseduta, delle proprie aspettative ed esigenze, e delle proprie disponibilità economiche.
Anche l'area tecnica è più corposa e caratterizzata del solito: al test dell'ammiraglia Nikon Z9, una mirrorless che, guarda caso, dà il massimo proprio con le lunghe focali, affianchiamo quelli di tre obiettivi tele assai diversi fra loro per filosofia, tecnica costruttiva e destinazione d'uso. Un mix che aiuta a comprendere quanto variegato e affascinante sia il mondo delle lunghe focali.
Cercando di offrire, come da nostra filosofia, una visione culturale che integri quella tecnica, abbiamo dedicato spazio a un giovane talento della fotografia sportiva, Mattia Ozbot, e a un fotografo fine art d'oltreoceano, John Waller, che probabilmente non attribuisce estrema importanza al dato tecnico, ma fa dell'uso di focali lunghe una cifra stilistica inequivocabile.
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