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Se la meta è l'avatar
FOTO Cult - Dicembre 2021 - Gennaio 2022 #187

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Daniele ConfaloneNel metaverso sarete in grado di fare esperienze che non si adattano ai computer o ai telefoni così come li pensiamo oggi | Mark ZuckerbergMark Zuckerberg ha cambiato nome alla sua creatura: Facebook diventa Meta Platforms, variazione che non riguarda il social network bensì la compagnia - in precedenza omonima - cui esso fa capo. La notizia è stata data lo scorso 28 ottobre in occasione dell'annuale conferenza Facebook Connect. Meta è l'abbreviazione di metaverse, in italiano metaverso. Il metaverso era stato immaginato in un romanzo di fantascienza postcyberpunk, Snow crash di Neal Stephenson (1992, edito in Italia da BUR), come un universo virtuale parallelo nel quale le persone "vivono" e interagiscono sotto forma di avatar. Il logo di Meta ricorda il simbolo matematico dell'infinito.

∞ In greco antico, µetà vuol dire dopo, oltre, attraverso; oggi è un prefisso di molti termini composti, per esempio metadato, oppure metamorfosi. "Siamo all'inizio del prossimo capitolo per Internet", scrive Zuckerberg in apertura della sua Founder's Letter, 2021, e prosegue: "La prossima piattaforma sarà ancora più coinvolgente. Un'internet incarnata dove sei dentro l'esperienza, senza limitarti a guardarla. Nel metaverso sarete in grado di fare [...] esperienze totalmente nuove, che non si adattano ai computer o ai telefoni come li pensiamo oggi". Il tutto grazie a "diversi dispositivi: occhiali per la realtà aumentata così da rimanere presenti nel mondo fisico, realtà virtuale per essere completamente immersi, e telefoni e computer per accedere dalle piattaforme esistenti". La sintesi più simpaticamente qualunquista nella quale abbiamo inciampato in rete è di keinpfusch.net: "Metaverso = Secondlife + Oculus"; Oculus è il visore virtuale per videogiochi di Facebook Technologies, Second Life è un posto dove si può vivere come avatar, lanciato nel 2003 e ancora online.

∞ Per Zuckerberg, parlare oggi di metaverso non è un espediente per distogliere l'attenzione dai recenti problemi patiti da Facebook (vedi danni d'immagine legati a falle nella sicurezza dei dati o nella valutazione dei contenuti critici), ma è il segnale di un cambio di paradigma che coinvolgerà anche altri attori. Certo, si tratta di un treno da prendere sulla fiducia, provando a immaginare come sarà fatto e dove andrà. L'idea è che nel metaverso si potrà fare ciò che le persone fanno già nel mondo fattuale, tipo lavorare e divertirsi: si deve capire perché dovrebbero trasferirsi a farlo lì. Ma intanto la stessa Facebook è fra le aziende che pensano ad ambienti virtuali a misura di home working (il clima pandemico soffia a favore), e la definizione di "metaverso" è già usata da Nvidia per Omniverse, una piattaforma collaborativa virtuale di progettazione 3D, o da Epic Games per Fortnite. E proprio chi vende intrattenimento potrebbe sognare platee globali, zero implicazioni logistiche né rischi pratici, costi in futura discesa e profitti, quelli sì, reali. D'altronde gli avatar di Lil Nas X, Ariana Grande e Justin Bieber hanno già tenuto concerti virtuali, ospitati, rispettivamente, dalle piattaforme Roblox, Fortnite e Wavexr. Per gli sport rischiosi o violenti, poi, potrebbe aprirsi una nuova dimensione del politicamente corretto: quella in cui gli incidenti sono fasulli, ma le emozioni del pubblico forse no.

∞ Certo è che se le cose andassero come vuole il tycoon di Meta, il mondo dell'imaging dovrebbe sin d'ora affilare le armi: ci sarà bisogno di professionisti e strumenti per mappare il mondo vero e farne "copia&incolla" nel metaverso, i cui futuri abitanti, almeno all'inizio, cercheranno realismo. E pure ci sarà da chiedersi se i metaprofessionisti dell'immagine saranno intelligenze artificiali (rimodulazioni della fotografia computazionale, che già esiste da un po') o se il capitale umano rimarrà centrale. Perché le perplessità spuntano ineludibili. Lo stesso Eric Schmidt, in un'intervista a Digital Information World ha paventato che "la gente preferirà passare le proprie giornate con gli occhiali VR nel metaverso e l'esistenza diventerà virtuale piuttosto che reale, il che è una minaccia per l'umanità". Schmidt è l'ex CEO e oggi presidente del consiglio di amministrazione di Google, insomma, uno del ramo. "Del ramo", per ragioni più prosaiche, anche la Meta PCs, piccola azienda informatica di Phoenix che già utilizzava la denominazione scelta da Zuckerberg, e che pare abbia chiesto 20 milioni di dollari per rinunciarvi e cederla. Niente di virtuale, ci mancherebbe.
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