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Il sapore del saper fare
FOTO Cult - Luglio 2021 #183

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Daniele ConfaloneProvate a pensare al rischio di sbagliare come se fosse un valore# Pare che il 99% delle fotografie realizzate con lo smartphone siano esposte in automatismo totale: sebbene le app-fotocamera contemplino la possibilità di impostare manualmente i parametri di ripresa, di fatto nessuno vi ricorre. Il motivo? A parte la scomodità di operare via display non essendoci comandi fisici, per la maggior parte delle persone lasciar fare al dispositivo è più semplice, rapido e soprattutto porta a risultati migliori. Poi c'è una minoranza, quella degli esperti che non fanno foto (solo) col telefonino, e per loro l'approccio è diverso. Di solito, chi "ne sa" mal digerisce l'automazione a prescindere. La questione è antica. Quando una cinquantina d'anni fa debuttarono le prime reflex con l'esposizione automatica basic - cioè a priorità dei tempi o dei diaframmi - sembrò che quel progresso potesse minare la centralità del ruolo umano nel fotografare. Era l'alba dei Settanta e allora fare foto significava vivere un impegno pratico dai riflessi esistenziali, culturali, spesso politici. Ed era anche l'alba delle grandi trasformazioni tecnologiche della fotografia: mentre l'onda pop del colore erodeva l'aristocrazia del bianconero, l'elettronica inoculava nelle fotocamere la capacità di prendere decisioni. I primi modelli con modalità program dimostrarono che chiunque poteva esporre correttamente senza dover regolare nulla, poi l'emancipazione rispetto alla testa del fotografo crebbe con i programmi tematici, tuttora in voga ma puntualmente snobbati dagli esperti.

# Il bello è che le innovazioni della fotografia hanno fatto arricciare il naso anche se aprivano la strada a vantaggi innegabili. Pur con tutti i loro limiti, le prime reflex autofocus degli anni Ottanta erano rivoluzionarie, ma furono accolte con sarcastico sospetto. E la transizione dall'analogico al digitale avvenuta ormai vent'anni fa è da molti considerata l'inizio dell'imbarbarimento di una professione. Eppure, queste posizioni non sono sempre e solo frutto di diffidenza ottusa e retrograda: celano qualcosa di profondo, che riguarda il sapore del saper fare. Siamo certi che i pur preziosi esposimetri che oltre alla luce riflessa analizzano colori e posizione dei soggetti, oppure i sempre più efficaci stabilizzatori ottici, assieme al pericolo d'errore non riducano pure il gusto vero del fotografare? Il seguito di cui godono i generi fotografici tecnicamente impegnativi e sfidanti, come ad esempio la ripresa naturalistica o quella astronomica, dovrebbe far riflettere: si tratta di ambiti nei quali non esiste tecnologia che possa rimediare all'eventuale incompetenza del fotografo.

# Del resto, che per gli esperti basti e avanzi il quartetto MASP (ossia l'esposizione manuale, gli automatismi a priorità di apertura e velocità di scatto, e l'esposizione programmata classica che già sconfina nel superfluo) è ormai assodato, e bene lo sanno quei costruttori che continuano a coltivare il pubblico "top end" offrendo fotocamere sì sofisticate, ma senza fronzoli e con accesso diretto alle regolazioni di base. Quando si vendevano ancora le compatte, l'idea era che potessero avvicinare più persone al mondo della fotografia: magari l'hanno fatto, solo che quasi mai sono riuscite a redimere gli incapaci, a innescare la scintilla evolutiva che ti porta verso l'ottica intercambiabile. Con gli smartphone è andata più o meno nello stesso modo se non peggio: se da un lato la loro automazione ha effettivamente reso la fotografia a fuoco e bene esposta alla portata di chiunque, dall'altro ha piallato lo stimolo a mettersi in gioco e a superarsi.
L'esatto contrario di quel che accade con le macchine che ti lasciano il controllo totale, che ti fanno divertire e se va bene tiri anche fuori qualche scatto memorabile. Provate a pensare al rischio di sbagliare come se fosse un valore. In fondo, il succo della fotografia amatoriale, quella che sul mercato potrebbe tornare a fare i numeri lasciando perdere gli algoritmi e rimettendo la mente umana al centro, è tutto qui.

Provate a pensare al rischio di sbagliare come se fosse un valore
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