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Censori senza censura
FOTO Cult - Maggio 2021 #181

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Daniele Confalone# Se mentre fate le pulizie primaverili vi piace ascoltare, per dire, Forever Gold degli Abba, non è come nel passato ormai lontano in cui dovevate procurarvi un vinile, un CD o perlomeno un nastro piratato: basta fare una ricerca da Google, per poi essere indirizzati su YouTube e goderselo gratis con tanto di videoclip.
La fruizione gratuita, che in rete è quasi la regola, sta in piedi grazie ai soggetti che caricano contenuti (propri o altrui) e li rendono accessibili. Lo fanno in moltissimi, e lo dimostra l’oceano di immagini, notizie, filmati, testi, brani musicali e tanto altro che possiamo raggiungere con qualche clic.
A trarre vantaggio da questo meccanismo sono gli autori stessi (in termini di soddisfazione personale e talvolta anche economici), le piattaforme (che capitalizzano gli accessi), e non ultimi noi utenti che ne usufruiamo senza costi. Ma è notorio che, se riceviamo qualcosa gratis, è probabile che la merce siamo noi.

# Chi produce contenuti per professione finisce per forza di cose nell’ingranaggio, traendone utilità diretta o indiretta finché tutto va bene ma, in caso contrario, dovendo accettare le conseguenze che derivano dalla disparità delle forze in campo: siamo nani contro giganti e il mito di Davide che batte Golia è, appunto, un mito.

Questo video non è più disponibile perché l'account YouTube associato al video è stato chiuso

Ne sa qualcosa la testata Byoblu, che alla fine del marzo scorso s’è vista chiudere il proprio canale da parte di YouTube: la cosa ha suscitato scalpore, e non soltanto perché si parla di un profilo che contava oltre 500mila iscritti e una mole di servizi che, in 14 anni di attività, aveva totalizzato oltre 200 milioni di visualizzazioni. In dissolvenza con l’oscuramento è nato il quasi omonimo nuovo canale Byoblu24, sempre su YouTube.
Byoblu – fondata dal Claudio Messora e dedita principalmente a politica e attualità – è considerata una testata di “controinformazione”, quindi alternativa al mainstream e spesso al centro di polemiche. D’altra parte, nel mondo democratico l’informazione è plurale e pluralista.
Tramite byoblu.com, Messora ha fatto sapere che a precedere lo stop c’erano stati avvisi da parte di YouTube, alcuni video cancellati, demonetizzazione del canale e rimozione di migliaia di abbonati. A portare Byoblu nell’orizzonte degli occhiuti algoritmi-sentinella di YouTube (il controllo dei contenuti è automatizzato, come la gestione delle opposizioni) parrebbero essere stati perlopiù i servizi su argomenti medico-sanitari, temi rispetto ai quali le maggiori piattaforme social hanno, sotto pandemia, alzato la guardia per contrastare la cosiddetta disinformazione.

# Orbene, è pacifico che YouTube, soggetto privato che fa capo a Google, può applicare le regole che ritiene più opportune. Ma considerate le forze in campo non andrebbero sottovalutati, come accade, i guai che da ciò possono derivare: la compressione del diritto di cronaca, per esempio, e la censura. Nella fattispecie, siamo al cospetto di un’azione che deforma il dibattito pubblico, e che prescinde dai sistemi normativi e giudiziari nazionali.
La realtà è che i giganti del web andrebbero considerati editori enormemente influenti che agiscono in oligopolio. Tanto basta a insegnarci come, dove e perché condividere i nostri contenuti: affidarsi in toto alle piattaforme terze e alle loro eventuali regole al di fuori di qualsiasi giurisdizione può avere controindicazioni (anche economiche, se i contenuti sono monetizzabili). E questo vale tanto per gli operatori dell’informazione, quanto per i privati cittadini.
Per la cronaca, ora Messora punta sull’autonomia e ha lanciato un crowdfunding per comprare un canale digitale terrestre. Aveva un obiettivo di 150mila euro e mentre scriviamo ne ha raccolti oltre il doppio, segno che la gratuità non è considerata un valore sempre e comunque.
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