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E se il bianconero...
FOTO Cult - Febbraio 2021 #178

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Emanuele Costanzo"Vedere a colori è una delizia per gli occhi, vedere in bianco e nero è una delizia per l'anima"
Andri Cauldwell

"In bianco e nero ci sono più colori che nella fotografia a colori"
Anders Petersen

"Il colore è descrittivo, il bianco e nero è interpretativo"
Elliott Erwitt

"Quando si fotografano persone a colori, si fotografano i loro vestiti.
Ma quando si fotografano persone in bianco e nero, si fotografano le loro anime"

Ted Grant

"Il colore non significa bianco e nero più colore, come il bianco e nero non è solo un'immagine senza colore. Ciascuno di questi mezzi richiede una diversa sensibilità nel vedere e, di conseguenza, una diversa disciplina"
Ernst Haas

Qualche aforisma, così, tanto per cominciare in leggerezza, ma stimolando qualche riflessione, un numero speciale interamente dedicato al bianco e nero. Un modo di fotografare - o di vedere il mondo - al quale abbiamo dedicato centinaia di pagine nei 18 anni di vita di questa testata, ma mai una trattazione monografica. Ed è un peccato, innanzitutto per noi, perché se è vero che lavorare a questo numero è stato particolarmente impegnativo, è ancor più vero che è stato davvero divertente. E a dirlo sono soprattutto quei redattori che si sono occupati dei test di fotocamere e obiettivi, chiamati, una volta terminate le riprese più scientifiche, a calarsi nel solito mondo con occhi diversi, rispettando fedelmente le regole e i suggerimenti che animano l'articolo principale di questo numero speciale (lo trovate a partire da pagina 28). Riuscire a scorgere nelle scie delle automobili di notte una traccia grafica essenziale, non sentire la mancanza del colore anche quando si fotografa una lattina di Coca-Cola o la calda Trastevere, provare a ripercorrere le orme dei grandi maestri dell'emulsione argentica espandendo la gamma dei grigi in un trionfo di sfumature o, al contrario, comprimendola per guidare lo sguardo dell'osservatore verso le rassicuranti aree dai toni medi. E ancora, comprendere i colori per abbandonarli, convertendoli in toni di grigio senza timore di saturarli o sbiadirli, mettere in contrasto tinte che appaiono simili nella realtà per creare texture e ritmi sorprendenti. Il bianconero, a ben vedere, non è una sottrazione: non può fare a meno del colore e della sua conoscenza per essere gestito bene, salvo poi mettere a disposizione del fotografo un panorama ampissimo e stimolante di variazioni e interpretazioni a esso sconosciuto.

Il bianconero ha il valore di una candida scultura marmorea, alla quale nessuno si sognerebbe di aggiungere il colore. È forma e rilievo, essenza. Certo, sfrutta l'interpolazione culturale dell'osservatore, che aggiunge il colore alle gradazioni di grigio sulla base del proprio database mnemonico. Ma questo processo mentale va indotto, con un uso sapiente dei contrasti e delle sfumature, un'abilità che si conquista col tempo.

Il bianconero, per chi non è alle prime armi, può anche essere considerato una cura per il proprio modo di fotografare, che a volte viene appesantito dal colore e dai cliché: ritornare alle origini, allo studio della composizione, alla distribuzione dei pesi nel fotogramma, riprendere ad allenare la prontezza per cogliere l'attimo decisivo, l'unico che ha valore quando non c'è il colore "facile" a venire in soccorso. Scattare in bianconero, duole dirlo, può anche essere un rifugio dall'uso pacchiano del colore, dall'inquinamento cromatico dei nostri paesaggi, delle nostre città, e persino del nostro abbigliamento. Una delle più belle pubblicità televisive degli ultimi mesi invoglia all'acquisto di un profumo con un bianconero ricco di migliaia di sfumature, quasi tridimensionale. Non è un caso.

Ci vuole coraggio ad abbandonare il colore. Chi osa, a volte, non torna più indietro e invia cartoline speciali da una dimensione parallela.
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