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Nel paese delle meraviglie
FOTO Cult - Dicembre 2020 - Gennaio 2021 #177

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Daniele ConfaloneDavanti ha una baionetta Micro QuattroTerzi che dà accesso all'ampio parco ottiche firmato Lumix e Olympus, nel dorso una morsa universale per lo smartphone: è il corpo in lega di alluminio di Alice Camera, modulo mirrorless MQT che fonde fotografia a sistema e dispositivi mobili. Una nuova strada per l'imaging? Presto per dirlo.

Sony QX1Un illustre precedente, il Sony QX1 (innesto E, CMOS APS-C da 20MP, abbinamento al telefonino via Wi-Fi/app), ebbe poco seguito, forse perché incomprensibile ai profani e meno pratico di una normale fotocamera per gli esperti. Ma eravamo nel 2014: per alcuni ambiti tecnologici, un secolo fa.

Oggi, invece, a spingere i fotodispositivi add-on potrebbe essere l'intelligenza artificiale, che nel caso di Alice Camera significa completa automazione di esposizione e messa a fuoco, e deep learning per la gestione del colore. La favola di Alice la sta scrivendo Photogram AI, startup londinese di fotografia computazionale fondata nel 2019. Dietro c'è un giovane team con competenze miste (fotografia, ottica, informatica, apprendimento automatico, sviluppo di contenuti online e marketing, per citare le principali). Nata in seno all'acceleratore tecnologico Entrepreneur First, e attiva presso l'University College London, Photogram AI s'è appena aggiudicata un finanziamento di 175.000 sterline da Innovate UK, l'agenzia per l'innovazione del Regno Unito, e fra i partner annovera Aetha Design, Digital Catapult e NVIDIA.

Prototipo Alice CameraDa comunicato ufficiale, "la missione di Alice Camera è quella di dare potere alla prossima generazione di creatori di contenuti delusi dalla mancanza di innovazione e dalla scarsa fruibilità delle fotocamere digitali tradizionali". Segue riferimento a vlogger, youtuber, tiktoker, in generale a coloro che guadagnano dalle piattaforme di streaming. Photogram AI ha intervistato circa 1.300 di questi creatori, rilevando che l'89% di essi comprerebbe un apparecchio in grado di unire la tecnologia di una fotocamera a sistema con quella di uno smartphone, e per il 70% il vantaggio sta proprio nel poter combinare dispositivo mobile e ottiche intercambiabili; il 60% è minimalista e non vuole altro che un'impugnatura comoda, un pulsante di scatto e la ghiera per l'esposizione, ma il 94% pretende di poter accedere al software della fotocamera (quindi largo all'open source); infine, il 77% ritiene che il miglioramento di foto e filmati mediante intelligenza artificiale, così come la postproduzione in tempo reale, rappresenti un beneficio. Ergo, per queste persone facilità e immediatezza di editing e sharing contano forse più della qualità della ripresa.

Alice CameraAlice Camera impiega un sensore MQT Quad Bayer HDR da 11MP (con pixel da 4,63?m di lato), quindi con risoluzione nativa non da record ma ideale sul fronte dell'elaborazione computazionale del segnale: non per niente, oltre alla classica CPU, ad affiancarlo c'è una NPU (Neural Processing Unit, cioè un acceleratore a reti neurali artificiali). Le poche altre specifiche rese note si limitano alla stabilizzazione (digitale), al supporto di memoria (microSD) e alle connessioni (USB-C attiva anche in ricarica, audio jack 3,5mm e Wi-Fi a 5GHz); rimarcata la possibilità di filmare in 4K/30fps senza crop (o in FHD 1080p/60fps). L'oggetto che vedete nelle foto è il prototipo. Il modello definitivo è annunciato per la prossima estate e costerà 750 sterline, cifra che si riduce a £550 con la formula super early bird sul sito alice.camera (deposito di £50); promessi sconti fino a 300 sterline ai supporter della campagna Indiegogo che partirà a febbraio 2021.

Farsi due conti sulla convenienza rispetto a un convenzionale corpo mirrorless MQT ha poco senso, perché il pubblico cui si rivolge Alice sembra poco coinvolto dall'industria fotografica tradizionale. Semmai c'è da capire se e come, in futuro, quest'ultima implementerà l'intelligenza artificiale: qualora l'automazione dei processi facesse perdere il piacere-potere del controllo sul risultato, nel paese delle meraviglie non ci sarebbe più spazio per la creatività.
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