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Il canto del cigno
FOTO Cult - Novembre 2017 #146

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Emanuele CostanzoL'anno che sta per finire è stato particolarmente ricco di novità. Tanto per citarne alcune: Panasonic GH5, Leica M10, Fujifilm X-T20 e X-E3, Pentax KP, Canon Eos 77D ed Eos 6D Mark II, Nikon D7500 e D850, Olympus OM-D E-M10 III, Sony Alfa 9. E secondo indiscrezioni le prossime settimane vedranno nuovi lanci clamorosi.
Questo fantastico susseguirsi di novità ha sempre avuto un senso: dare corpo alla lotta per la supremazia tecnologica, rispondendo agli stimoli provenienti dalla platea mondiale dei fotografi e alimentando una passione per la tecnologia che, soprattutto in fotografia, si alterna, si affianca e a volte si sostituisce a quella per l'arte. Le conferenze stampa organizzate per diffondere i vari annunci sono sempre state condite da malcelato orgoglio di bandiera, da comparazioni tra marchi non citati ma facilmente riconoscibili dai colori usati nei grafici, un escamotage che suscita sempre, chissà perché, molta ilarità tra i presenti...
Questa battaglia campanilistica ha ancora motivo di esistere? É ancora sensato combattere il nemico giallo, arancio, verde o rosso a suon di megapixel, di scatti al secondo, di ISO infiniti, quando i territori dominati dalle fotocamere tradizionali, reflex o mirrorless, vengono conquistati un pezzo dopo l'altro dagli smartphone? Ci è capitato recentemente di porre queste domande scomode, senza mezzi termini, ai responsabili di alcune aziende. Ma non abbiamo avuto risposte convincenti o non ne abbiamo ricevute affatto. Eppure sono proprio i dati forniti dalle aziende a delineare il profilo di una crisi generale, da cui non si dovrebbero considerare immuni neanche quei pochi che sono in attivo perché fanno comunque parte di un settore in grave difficoltà: o hanno la presunzione di fare gara a sé oppure prima o poi il calo di interesse verso i prodotti fotografici complessi riguarderà anche loro.
Gli smartphone hanno già provocato la quasi totale estinzione delle compatte digitali che per anni hanno portato tanto fieno in cascina: nel 2017 sono state presentate solo alcune rugged, un paio di bridge e di travel-zoom, e una manciata di de-luxe, con caratteristiche che guarda caso eccedono le potenzialità degli smartphone.
Il prossimo terreno di conquista sarà quello occupato dalle fotocamere economiche a ottica intercambiabile di qualsiasi natura; e a poco potrebbe servire tirarne giù il prezzo o renderle esteticamente più accattivanti. Gli smartphone e soprattutto le loro fotocamere funzionano sempre meglio e oggi, a spanne, coprono con qualità più che sufficiente e con maggiore comodità i quattro quinti delle situazioni fotografiche per le quali, fino a qualche tempo fa, era indispensabile una reflex. L'industria non è riuscita a combattere gli smartphone, ma non è riuscita nemmeno a farseli amici, a differenza di quanto accaduto nel caso delle automobili, che oggi sembrano appetibili nella misura in cui sono interconnesse.
Quale scenario ci aspetta, allora, nel prossimo futuro? L'industria fotografica si arroccherà a difesa di quei territori dove non osano gli smartphone? Non vorremmo che di fronte all'avanzata inarrestabile degli onnipresenti dispositivi tascabili l'unica contromossa fosse la ritirata. Non avrebbe senso rifugiarsi sul punto più alto del colle sotto assedio che forse gli smartphone non hanno neanche interesse a conquistare perché fatto di numeri non rilevanti: sono le cifre generate dal mercato professionale, al quale i responsabili di molte aziende fotografiche dichiarano di dedicare le maggiori attenzioni.
Noi, che conosciamo la fotografia amandola oltre ogni limite razionale, oggi abbiamo mille motivi per comprare uno smartphone fotografico e un milione per scegliere una fotocamera digitale "tradizionale". Ma quando gli smartphone avranno un superzoom ottico, quando metteranno a fuoco come le migliori fotocamere, quando sapranno emulare alla perfezione lo sfocato di un 85mm f/1,4 (e credo fermamente che tutto ciò accadrà presto), come potremo ancora giustificare spalle dolenti per borse piene di attrezzature fotografiche e conti in banca erosi per inseguire apparecchi "professionali"?
Non voglio credere che i no comment opposti a queste domande siano l'eco di un vuoto di idee. Preferisco pensare che il riserbo sia servito a tutelare qualche auspicabile segreto industriale. La risposta pratica, però, non dovrà farsi attendere.
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