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FOTO Cult - Febbraio 2019 #158

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Daniele ConfaloneSUPERZOOM Fra le novità di cui diamo notizia in questo numero c’è una compatta superzoom che potrebbe aprire la strada alla rivincita di una categoria in crisi conclamata. È la Nikon Coolpix A1000 e, come le sue teoriche rivali, è basata su un sensore da 1/2,3”. Nella fotografia “impegnata” i sensori di questa taglia sono considerati meno del minimo sindacale, tanto che alla clientela desiderosa di apparecchi fotografici piccoli ma di qualità molte case propongono le più costose compatte “de luxe”, equipaggiate di elementi sensibili di dimensioni maggiori e quindi più efficienti. Fra i pregi delle “de luxe” c’è anche quello di avere almeno in parte compensato il calo delle vendite dei modelli di primo prezzo, resi poco attraenti dal miglioramento delle prestazioni fotografiche degli smartphone, strumenti ormai universalmente diffusi e che consentono pure di gestire le fasi successive alla ripresa, grazie alle app di fotoelaborazione e condivisione delle immagini.

la Nikon Coolpix A1000

RAW Tornando alla Nikon, con la Coolpix A1000 potrebbe aver trovato la strada giusta per fare la differenza rispetto ai telefonini e alle altre compatte viste sinora. “Accontentandosi” di un sensore da 1/2,3”, infatti, la Casa giapponese ha potuto equipaggiare la A1000 di un superzoom degno di una bridge (un 35x equivalente a un 24-840mm, raddoppiabile digitalmente) senza pregiudicarne la tascabilità, ma non solo: agli esperti piacerà sapere che la focale si varia tramite un cursore nel barilotto, soluzione tanto ergonomicamente logica quanto stranamente poco diffusa. A misura di fotoamatore pure il doppio sistema di mira, monitor tattile (ribaltabile di 180°) più EVF: una rarità per la categoria. Prevista, inoltre, la possibilità di filmare in 4K e, plus decisivo rispetto alla maggior parte delle rivali, di scattare anche in RAW. Quanto basta (e avanza) per definire uno strumento dalle caratteristiche fotografiche indiscutibilmente superiori a quelle di uno smartphone con il quale, comunque, la A1000 dialoga via Wi-Fi e Bluetooth tramite la app Nikon SnapBridge. Possibilità di successo? Notevoli se la nuova piccola Nikon costerà, come si vocifera, molto meno di uno smartphone top di gamma o di una compatta “de luxe”.

il prototipo zoom 5x Oppo/Corephotonics

LOSSLESS Proprio l’assenza di un vero zoom è, o forse era, il tallone d’Achille degli smartphone: difficile farne stare uno nella scocca. Ma non impossibile se si utilizzano schemi ottici a periscopio: già Asus ci aveva provato nel 2016 con il 3x del suo ZenFone Zoom, e nel 2017 il gigante cinese della telefonia Oppo aveva annunciato un modulo a doppia fotocamera con zoom ottico 5x di appena 5,7mm di spessore, prototipo sviluppato assieme alla specialista israeliana CorePhotonics. Di recente, a metà gennaio, la stessa Oppo si è superata con una versione 10x che potrebbe avere futuro produttivo e che, come la precedente, è stata definita “lossless zoom”, ossia di zoom senza perdita (di informazioni). Curioso, perché la perdita in questione è normale soltanto negli zoom digitali, che ritagliano l’immagine generata dal sensore lasciando fuori una certa quantità di pixel. Chiamare “lossless” uno zoom ottico, invece, suona un po’ come un’ovvietà, che il mondo fotografico potrebbe leggere come uno scivolone.

RIMONTA E ALLUNGO Le compatte digitali di nuova generazione, se la tendenza verrà confermata dalle proposte di altri Produttori, potrebbero possedere un nuovo appeal: grazie sia al costante sviluppo della parte ottica, sia ai miracoli della correzione digitale delle aberrazioni, offrono una qualità d’immagine impensabile fino a pochi anni fa. Per non dire dell’ergonomia, finalmente tornata centrale nelle scelte di design. La competizione è però sempre fatta non solo di caparbi recuperi, ma anche di nuovi imperiosi scatti in avanti che a volte sono decisivi, altre risultano dei bluff. E così mentre le tascabili economiche con un moto d’orgoglio cercano di recuperare il tempo e le posizioni perduti, gli smartphone potrebbero affondare la stoccata decisiva, completandosi proprio dove i più esigenti vedevano una delle due carenze principali: lo zoom ottico. L’altra carenza? L’ergonomia. Ma il giorno in cui gli smartphone dovessero essere anche perfetti da impugnare mentre si inquadra una scena, si chiamerebbero fotocamere...
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