fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
Foto Cult : arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer
spacer
spacer
spacer

L'insostenibile leggerezza dell'ottica
FOTO Cult - Giugno 2020 #172

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoQuando il computer fece il suo ingresso nei laboratori in cui si progettavano gli obiettivi avvenne una rivoluzione: diventò possibile disegnare schemi ottici con rapidità ed efficienza mai viste prima, simulando infinite soluzioni alternative prima di avviarne materialmente la produzione. Furono soprattutto gli zoom, i più complessi sia dal punto di vista ottico che meccanico, a beneficiare della potenza di calcolo di computer sempre più efficienti, ma tutto il comparto ne risentì positivamente. Qualche decennio dopo arrivò la fotografia digitale e i computer, che nel frattempo erano entrati anche nelle fotocamere, ebbero un nuovo ruolo da svolgere: completare l'opera incompiuta degli ingegneri ottici. Proviamo a spiegarci meglio.

Ai tempi della fotografia analogica un obiettivo veniva progettato per dare il massimo al momento dello scatto: la pellicola - negativa o diapositiva che fosse - aveva solo il compito di ricevere e registrare l'immagine; da quel momento in poi, la qualità finale poteva essere influenzata solo dal tipo di sviluppo e dalla sua corretta esecuzione nonché, se vogliamo, dalla raffinatezza del processo di stampa. Il grosso, insomma, si faceva prima del fatidico click. La qualità di un obiettivo era quindi determinata da un compromesso iniziale, principalmente legato al prezzo e alle dimensioni. Creare l'obiettivo perfetto, luminoso e ultranitido anche a tutta apertura, privo di distorsione e aberrazioni cromatiche varie, senza caduta di luce ai bordi, compatto, leggero ed economico: un sogno irrealizzabile il cui inseguimento ha sempre suscitato un enorme interesse negli appassionati, attenti a ogni sviluppo dell'ingegneria ottica e pronti a schierarsi con un marchio o l'altro per i traguardi raggiunti.

La fotografia digitale ha però spostato la sede dell'esame finale, essendo l'immagine che si offre agli occhi dell'osservatore frutto di un processo complesso in cui la componente elettronica è sempre più determinante. Un ruolo importante ha giocato la corsa alla miniaturizzazione, favorita pure da un certo grado di libertà concesso ai progettisti dall'assenza del rullino, soprattutto nelle fotocamere "non reflex" perché affrancate anche dall'ingombro del box specchio.

E così zoom dall'escursione sempre più ampia e compressi nelle dimensioni di una noce hanno dovuto fare i conti con difetti ottici impossibili da correggere a monte. E qui è entrata in gioco la correzione digitale eseguita dalla fotocamera o, nel caso di file RAW corredati dalle opportune istruzioni concesse dal fabbricante, dal software di conversione per personal computer.

Una procedura dapprima limitata alla distorsione, il difetto più evidente anche a modesti ingrandimenti o in immagini a bassa risoluzione, poi estesa alla caduta di luce ai bordi, alle aberrazioni cromatiche laterali e alla diffrazione. Un crescendo che ha interessato sempre più anche quei settori della fotografia, amatoriale evoluta e professionale, in cui la purezza della progettazione ha sempre avuto una priorità anche filosofica. Una delle tendenze più evidenti dell'industria fotografica di alto livello negli ultimi 10-12 anni è quella al compromesso minimo: obiettivi pensati per dare il massimo dal punto di vista ottico, grazie a schemi non particolarmente compatti ma in grado di offrire risoluzione, contrasto, correzione delle aberrazioni secondarie all'altezza di sensori immagine da 50 megapixel e più. Qualità gioco forza racchiuse in costruzioni voluminose e pesanti, caratteristiche fisiche solo in parte compensate da motori AF prestantissimi, resistenza alle intemperie, ergonomia evoluta e razionale.

L'avvento delle mirrorless, che hanno fatto della compattezza un manifesto ideologico neanche sempre rispettato, sta portando aria nuova anche nel comparto di fascia alta della produzione ottica. Sempre più spesso ci imbattiamo in fotocamere che applicano in automatico correzioni ottiche digitali di vario genere, in alcuni casi senza possibilità di farne a meno, e che corredano i file RAW di informazioni per lo sviluppo con i vari software di conversione, da Adobe Camera RAW a Capture One, giusto per citarne un paio. Noi abbiamo imparato che la qualità passa per le dimensioni, mentre ora le nuove regole del gioco impongono una progettazione ottica "imperfetta" che, in cambio di qualche grammo, millimetro o euro in meno, rende accettabili difetti la cui soluzione è a valle, demandata all'elettronica.

I puristi arricceranno il naso. I pragmatici sorrideranno. Siamo dalla parte dei primi se pensiamo al piacere irrazionale del possesso di un oggetto "perfetto" o al dubbio razionale che quel difetto ottico richieda una correzione digitale distruttiva, quale quella di una distorsione molto forte o di una caduta di luce "tenebrosa". Siamo, invece, dalla parte dei secondi se sull'altro piatto della bilancia poniamo gli innegabili vantaggi di un corredo compatto e che pesi meno, anche sul portafogli. Stando alle schede tecniche delle attuali ottiche e, soprattutto, ai relativi listini prezzi, pare comunque che si debba ancora lavorare molto.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits