fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer
spacer

Cala il sipario?
FOTO Cult - Luglio 2019 #163

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoLa domanda provocatoria in copertina, se la Canon Eos 250D in prova questo mese sia l’ultima reflex prima dell’estinzione, non è poi così mal posta. Chi ha letto il numero di giugno si sarà accorto che qualcosa sta “ufficialmente” cambiando: nell’assegnare i TIPA World Awards 2019 (FOTO Cult è parte dell’associazione internazionale e indipendente di testate specializzate fondata nel 1991, che annualmente premia i migliori prodotti fotografici), con non poco imbarazzo, almeno del sottoscritto, è stata premiata la Nikon D3500 come miglior reflex digitale. Non che questa non meritasse il riconoscimento: l’abbiamo provata in redazione e si è dimostrata una fotocamera validissima. Ma era semplicemente l’unica lanciata sul mercato nel periodo preso in esame. Forse, in un impulso di coerenza iper-razionale, l’assemblea generale della TIPA avrebbe potuto cancellare la categoria delle reflex oppure tributare alla Nikon D3500 una sorta di “premio della critica”, come si fa in certi concorsi canori per consolare chi non ha vinto, non per demerito, ma perché non abbastanza popolare. D’altro canto non ci siamo trovati a decidere del destino di categorie evanescenti o mitologiche, di treppiedi a quattro zampe o di lampeggiatori a olio, ma della classe principe, nata ben prima della TIPA. Anzi, se sublimiamo la reflex verso il suo nucleo, lo specchio, scopriamo che questo è entrato nelle arti figurative ancora prima che nascesse la fotografia, essendo stato impiegato nelle camere oscure sin dal 1600; e che persino le prime fotocamere, nella seconda metà dell’Ottocento, ne possedevano uno con il consueto scopo di raddrizzare l’immagine, almeno in verticale, e facilitare la composizione. Insomma, la reflex digitale, volendo tornare e limitarci alla più moderna applicazione dello specchio in una fotocamera, rappresenta una pagina che non si può voltare con troppa disinvoltura.

Se, però, da un lato noi della TIPA non ci siamo sentiti autorizzati a cancellare una categoria per mancanza di competizione (né l’abbiamo voluto), dall’altro non bastano le levate di scudi di trenta editori romantici a cambiare la storia. Quella la fanno le intuizioni dell’industria e le reazioni della gente. La Nikon D3500, per la cronaca, non è stata l’ultima reflex: appena fuori tempo limite per rientrare nella contesa per i premi 2019 è arrivata la Canon Eos 250D, di cui trovate la prova in questo numero. Non sappiamo se a marzo prossimo, quando la TIPA si riunirà nuovamente per assegnare i premi 2020, sarà l’unica contendente. Voci non ufficiali lasciano prevedere novità “a specchio” sia da Nikon, sia da Canon che, insieme alla “non più pervenuta” Pentax, sono le uniche Case a produrre ancora ampissime gamme di reflex. Ma le stesse voci di corridoio alludono a fotocamere di alto livello, se non addirittura spiccatamente professionali. Una previsione che ha fondamento razionale: fermo restando l’appuntamento con le Olimpiadi 2020 – genere di manifestazione che tradizionalmente dà un fortissimo impulso allo sviluppo tecnologico, non solo fotografico – l’utenza professionale è quella più restia ai cambiamenti improvvisi e meno incline, se vogliamo, ai salti nel buio. Consideriamo inoltre che il professionista tipico, sulla breccia da tempo, ha investito migliaia di euro in corredi reflex, aggiornati nel tempo e quindi in costante fase di ammortamento. Il fotoamatore, che giustamente vede la fotografia come un gioco e un terreno da esplorare, anche dal punto di vista strumentale, è più aperto al cambiamento e le statistiche di mercato lo dimostrano, indicando le mirrorless come i nuovi oggetti del desiderio. Il professionista ha dei tempi di migrazione più lunghi e per la sua categoria, crediamo, Canon e Nikon avranno ancora diverse sorprese in serbo.

Questo ragionamento, però, ci sta portando in un vicolo cieco: da qui al 2024, quando tornerà l’appuntamento con le Olimpiadi, la migrazione sarà completata così come, in un simile arco di tempo, quindici anni fa, si è consumata quella dall’analogico al digitale? Tra quattro anni saranno sparite le reflex dalla road map di tutte le aziende? Con un sottofondo di irrazionale mestizia devo ammettere di non riuscire a ipotizzare uno scenario diverso. Per chi fa fotografia, anche questo lo insegna la storia, morto un papa se ne fa un altro. Ma di questo, temo, si sentirebbe una mancanza eterna.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits