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Mirrorless e formati, sospesi nel tempo
FOTO Cult - Marzo 2019 #159

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Emanuele CostanzoIl mercato della fotografia sarà anche in crisi, come pure i vertici di alcune aziende leader affermano, ma c’è un fermento che non si riscontrava neanche negli anni più effervescenti del boom digitale. Ed è quindi strano ascoltare da una parte previsioni fosche per i prossimi anni e dall’altra assistere allo show avvincente del progresso tecnologico, dello sviluppo intelligente, delle soluzioni ponderate, condotto anche da chi sostiene che il trend negativo potrebbe indurre a rivedere le strategie nel medio termine.
Venendo al lato positivo della faccenda, buona parte del clamore proviene dal mondo mirrorless, finalmente maturo. A Sony va dato il merito di aver scommesso prima di tutti sul full frame, scelta che le ha fatto guadagnare un notevole margine di vantaggio e un certo appeal verso il mondo professionale, in particolare quello più giovane. Del resto, per Sony continuare a competere con Canon e Nikon sul loro terreno, quello delle reflex, sarebbe stato un sicuro fallimento. Decenni di esperienza hanno portato i due colossi a produrre fotocamere perfette nel loro genere, affinate anche grazie ai suggerimenti di chi ci lavora ogni giorno, e arricchite da uno stuolo di obiettivi sempre migliori sia dal punto di vista ottico, sia meccanico. Il taglio con quello che Sony ha visto come il passato è stato quindi obbligato e favorito anche da una politica industriale molto aggressiva: basti considerare il ruolo della Casa arancio nella produzione dei sensori che confeziona, secondo specifiche singolari, per la maggior parte dei concorrenti...
Proprio i sensori di altissima qualità hanno permesso a Sony di farsi perdonare alcuni aspetti perfettibili delle prime mirrorless in generale e di quelle full frame in particolare, gravate queste ultime da menu farraginosi e da un’ergonomia eccessivamente condizionata dall’ossessione della compattezza, un fattore a nostro avviso controproducente, se portato all’estremo, nell’impiego di qualsiasi apparecchio da ripresa. Sony ha sempre saputo che la fuga in solitaria non sarebbe durata a lungo e ha tentato un allungo conseguito con una serie molto ravvicinata di generazioni, fino all’attuale terza serie delle Alfa 7, davvero equilibrata sotto ogni profilo. Gli inseguitori sono comparsi negli specchi retrovisori a settembre del 2018: Canon Eos R e Nikon Z6 e Z7 hanno fatto subito segnare numeri importanti di vendite, tali da condizionare pesantemente le quote di vendita di fine anno. Sono fotocamere – per diretta ammissione delle rispettive aziende – non del tutto mature, soprattutto per quanto concerne l’autonomia, ma non acerbe come le prime Alfa 7, un aspetto su cui ha sicuramente influito il secolare bagaglio tecnico di Canon e Nikon (vedi la corposa comparativa tra Canon Eos R, Nikon Z6 e Sony Alfa 7 Mark III proprio in questo numero).
Pochi, però, avrebbero scommesso sull’ingresso in questa contesa di un altro protagonista o, meglio, di tre altri attori. Il primo dei quali, Panasonic – cui, è bene ricordare, spetta il ruolo di pioniere nel settore delle mirrorless, creato dal nulla 11 anni fa – forte proprio della sua esperienza nel campo delle “senza specchio” ha esordito con due apparecchi, la S1 e la S1R di cui potete leggere diffusamente in questo fascicolo e che sembrano non dover minimamente scontare il noviziato. Le prime due mirrorless marchiate Lumix, almeno dopo il nostro primo contatto, sembrano dotate di tutti gli elementi per sparigliare e obbligare i concorrenti ad altrettanto convincenti contromosse. Se poi consideriamo che sotto l’insegna dell’alleanza L-Mount presto potremmo vedere nuove mirrorless Leica e soprattutto l’agognata Sigma con sensore Foveon full frame, i prossimi anni sembrano prospettarsi tutt’altro che foschi.
Ma in tutto questo creativo e stimolante bailamme, che fine faranno le reflex? E il formato APS-C, ora che tutti si inebriano di full frame, è destinato all’estinzione? Per quanto riguarda il primo quesito, sono ancora tanti i fotografi che non intendo rinunciare alla visione diretta e in tempo reale del mirino ottico a pentaprisma. Solo quando i mirini elettronici avranno ridotto fino all’impercettibile i propri limiti congeniti potrebbe non esserci più spazio per le reflex.
La questione dei formati è invece a mio avviso passibile di evoluzione per numero di attori, ma non di ruoli giocati: ogni taglia di sensore ha il proprio motivo di esistere, da quelli piccoli come un’unghia per i dispositivi mobili a quelli “grandissimi” destinati alle medioformato, passando per il QuattroTerzi, l’APS-C e il 35mm (full frame). A ogni taglia corrisponde una resa ottica peculiare, a cominciare dalla profondità di campo, e non è affatto detto che tutti cerchino lo stacco dei piani che il full frame e ancor più il medioformato possono offrire. Migliaia di reporter e videomaker gioiscono con le loro mirrorless Micro QuattroTerzi per la relativa spensieratezza con cui possono gestire il fuoco. L’APS-C, in tutto questo, è forse proprio il formato più equilibrato e al tempo stesso, con poche eccezioni, più trascurato dall’industria: i 15x22,5mm circa di questi sensori assicurano oggi il giusto compromesso tra dimensione dei corpi macchina e delle ottiche e dei costi. Non è un caso che Fujifilm, che ha saltato a piè pari il full frame, da un lato ha dichiarato di puntare esclusivamente, sul fronte spiccatamente professionale, su quello che loro stessi hanno scherzosamente definito “super full frame”, ossia il medioformato (vedi test della GFX 50R in questo numero), mentre su quello amatoriale evoluto e su quello professionale più dinamico continua a proporre mirrorless APS-C sempre più convincenti, anche per il rapporto prezzo/prestazioni.
C’è da dire, comunque, che a questi imperscrutabili movimenti epocali possiamo guardare con serenità: in fotografia, a differenza di quanto accade in altri settori della tecnologia, anche le “specie estinte” continuano a vivere perché la creatività che favoriscono e alimentano va oltre la loro semplice funzione. Se quindi i nostri lettori CD giacciono inoperosi a prendere polvere su qualche scaffale e non ne sentiamo la mancanza mentre ascoltiamo soddisfatti la playlist di FOTO Cult su Spotify, le nostre fotocamere, persino quelle a pellicola, smetteranno di fare fotografie solo se avremo barattato la nostra passione con l’ultima tendenza.
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