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Un pieno per salvare il mondo
FOTO Cult - Ottobre 2018 #155

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Emanuele CostanzoQuello che si è consumato tra fine agosto e inizio settembre è un evento tecnologico, commerciale, strategico di portata epocale per la fotografia. Il lancio quasi simultaneo di tre nuove mirrorless a formato pieno, due da Nikon e una da Canon, è qualcosa che molti chiedevano da tempo, che altri, forse, temevano e che alcuni davano ormai per inutile o tardivo. Una mossa, congiunta ovviamente solo dal caso, che ha come primo effetto quello di trasformare un monopolio di fatto, ossia quello di Sony nel campo delle mirrorless full frame, in un'arena dove alla Casa arancio saranno contrapposti niente meno che i due principali attori dello sviluppo tecnologico fotografico degli ultimi 60 anni (per stare stretti). Il monopolio, sostengono i saggi, va bene solo allorquando deve essere garantito un servizio che non sia subordinato alle regole del mercato, della concorrenza, del profitto. Negli altri ambiti è indispensabile, invece, la presenza di più attori economici: si chiama concorrenza. Non che Sony non abbia pestato pesantemente sul pedale dell'acceleratore in questi anni. Anzi, possiamo dire che pur non avendo nessuno alle calcagna, ha inanellato tre generazioni in cinque anni (escludendo la Alfa 9) risolvendo ogni volta difetti di maturità del modello precedente, fino ad arrivare alle attuali Mark III che se non sono perfette poco ci manca. E a dimostrazione di questo basti il dato relativo all'autonomia delle nuove mirrorless di Canon e Nikon: stando ai dati ufficiali, è circa la metà di quello delle Sony che, con tutta evidenza, nelle sue Alfa 7 e 9 ha affinato l'elettronica e la sua sete di energia, avvicinandosi molto alle costituzionalmente più parche reflex digitali.
La Canon Eos R e la Nikon Z7, di cui potete leggere diffusamente in questo numero, non sono infatti macchine perfette: sono primi passi decisi e, secondo noi, nella giusta direzione, che porteranno nell'arco di qualche anno a sistemi non solo maturi, ma anche aperti e rispettosi di chi ha già investito sui rispettivi marchi.
La discesa in campo di Canon e Nikon nel segmento delle mirrorless full frame, alle quali, secondo indiscrezioni, potrebbe aggiungersi presto Panasonic, non può che accelerare questo processo di sviluppo e affinamento che oltre a spostare sempre più in alto l'asticella dovrebbe anche avere nel medio periodo effetti positivi sui prezzi. Non è un segreto che questi apparecchi siano molto costosi: un ruolo rilevante lo gioca proprio la fase di ricerca e sviluppo. Insomma queste prime generazioni di una nuova specie sono gravate dai costi di avviamento, per dirla in termini tipografici. Costi che, nel rispetto di dinamiche economiche antiche, sono sopportati innanzitutto dai professionisti, che in qualche modo scaricano sui clienti, e dai fotoamatori più abbienti, che traggono soddisfazione in mille altri modi legati al possesso di una "primizia".
Dando per un attimo ascolto alla parte più diffidente o pessimista dell'anima, viene però spontaneo chiedersi: cui prodest? In questa fase storica che vede sempre più gente accontentarsi delle (più che discrete, in verità) fotografie scattate con lo smartphone, ha senso dispiegare tante forze per un mercato che appare sempre più di nicchia? Non c'è il rischio che questa nuova costosissima battaglia possa fiaccare in modo irreversibile aziende, come Canon e Nikon, che tra cronico calo delle compatte e recente arretramento delle reflex, non stanno vivendo i momenti più floridi della loro storia?
In realtà la missione che Canon e Nikon hanno intrapreso ha un valore culturale e sociale altissimo. Queste aziende non sono certo enti di beneficienza e quindi seguono complessi calcoli economici, ricercano il profitto; ma per quel che ci riguarda stanno iniziando un nuovo cammino che ha qualcosa di molto romantico, nel senso storico e culturale del termine: la ricerca spasmodica dell'eccellenza, che riguarda ovviamente anche la pioniera Sony, è l'unico modo per opporsi alla mediocrità dilagante. E la categoria dei fotografi, cui questi sforzi sono indirizzati, è tra le poche in grado di andare controcorrente, data la propria continua, creativa e inebriante ricerca della bellezza.
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