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Volare non è un gioco. O forse sì.
FOTO Cult - Marzo 2017 #139

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Emanuele Costanzo Sul finire dell'Ottocento in Inghilterra e negli Stati Uniti vennero varate delle leggi identificate genericamente come Red Flag Acts, le leggi della bandiera rossa. In poche parole prescrivevano l'obbligo per chi conduceva una delle poche automobili allora in circolazione di farsi precedere da un uomo a piedi che tenesse in bella vista un drappo rosso. Altre disposizioni, poi, a seconda della struttura del mezzo a motore, imponevano ulteriori restrizioni, in particolare sulla velocità massima. La ratio apparente di quelle norme era la salvaguardia di cittadini e animali, in realtà erano leggi volute dai lobbisti dei trasporti a cavallo che vedevano minacciati i loro affari da quelle carrozze spinte da diabolici cavalli... vapore!
Da quando i droni hanno iniziato a diffondersi in maniera inarrestabile, a livello normativo sta accadendo qualcosa di simile, in Italia e non solo. Solo che in questo caso non sembra potersi ravvisare la presenza di una lobby che rema contro, anzi. La restrittività delle norme che regolano l'uso dei droni potrebbe avere le origini più disparate. E sarà interessante seguire gli sviluppi perché, se i numeri e le percezioni reali non ingannano, sempre più fotografi pianificheranno di aggiungere una fotocamera volante al proprio corredo.
Ascoltando amici e colleghi che hanno deciso di praticare sul serio l'attività di "comandante remoto" di un APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto), seguendo corsi a pagamento e ottenendo l'abilitazione a seguito di esami, una cosa appare chiara: la burocrazia è lenta e costosa. E stride con la grande semplicità con cui si possono acquistare droni anche grossi, pesanti e veloci, per giunta a prezzi ormai abbordabili da molti.
Scena tipica: drone con buone qualità fotovideo acquistato o avuto in regalo a Natale, entusiasmo a mille seguito da doccia gelata offerta dal solito amico bene informato che ti avvisa che se lo fai staccare da terra senza avere la patente e senza avere avvisato l'ENAC vai in galera (l'ENAC è l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile). Beh ormai il danno (l'acquisto) è fatto, fatto trenta facciamo trentuno: e scatta l'iscrizione a un corso presso una scuola certificata dall'ENAC, un discreto salasso, cui si aggiungono altri costi per la sottoscrizione di una polizza assicurativa, per la visita medica assai stringente e per le comunicazioni al medesimo Ente dell'abilitazione ottenuta, del drone di cui si è in possesso, nonché della complessa valutazione del rischio connesso a una determinata "missione". Per giunta, nel caso di "operazioni specializzate critiche", ovvero in aree congestionate, in presenza di assembramenti di persone, in agglomerati urbani o presso infrastrutture sensibili, non basta l'autocertificazione di cui sopra, ma bisogna chiedere l'autorizzazione che può farsi attendere anche mesi.
Ora, a scanso di equivoci, crediamo che lo studio delle regole del volo sia essenziale per condurre in modo consapevole un'attività potenzialmente pericolosa. E che se intendiamo far volare un oggetto da diversi chili sulla testa della gente si debba fornire una serie di garanzie. Da parte degli operatori del settore, però, sembra scorgersi la tendenza a non evidenziare l'esistenza di una categoria, quella degli aeromodelli, per cui non sono necessari tutti gli adempimenti appena elencati (e peraltro in modo certamente non esaustivo). E sì che è la legge a chiarire per bene i limiti di applicazione del nostro regolamento "Red Flag".
Il Regolamento dell'ENAC, un documento di 37 pagine scaricabile dal sito ufficiale (che invitiamo caldamente i piloti in pectore a leggere restando aggiornati, vista la frequenza con cui viene sottoposto a emendamenti), per la maggior parte riguarda i droni usati a scopo professionale o per ricerca o sperimentazione. Poche ma utili norme in chiusura sono riservate ai droni usati a scopo ludico o sportivo. Ed è proprio l'uso che si fa di un drone a stabilirne la natura: lo stesso drone, purché sotto i 25kg di peso, è un SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto: drone più telecomando) e in quanto tale cade nella pastoia normativa se lo si usa per lavoro, o è un aeromodello e deve rispettare altre disposizioni se l'impiego è ricreativo o sportivo. Ovviamente la coperta è sempre corta, e sottostare a una normativa meno stringente chiede come contropartita una limitazione delle proprie libertà. Quindi, se chi si è sottoposto a quella incredibile trafila potrà chiedere e ottenere di effettuare riprese aeree con il suo SAPR, per dire, di Amalfi, chi sceglie di volare con un aeromodello per fini ricreativi può scordarselo. A questo punto la domanda sorgerà spontanea: quanti dei mille video online di aree vietate sono stati realizzati da operatori autorizzati? Beh, sappiate che in Francia il legislatore ha minacciato l'applicazione di sanzioni risalendo con indagini informatiche agli autori di video "illegali", qualcosa che ricorda il vano tentativo di impedire lo scambio peer-to-peer di musica e film. Ma questa è un'altra storia...
Tornando alla teoria, se con il nostro drone non facciamo cinema, servizi fotografici, pubblicità e altre attività professionali i cui frutti vengono ceduti a terzi a qualunque titolo, noi restiamo semplici aeromodellisti che fanno librare il proprio velivolo per gioco o sport. E per gioco, è la stessa ENAC a chiarirlo all'interno del sito, si intende anche la ripresa di foto e video purché fini a se stessi e fermo il rispetto di tutte le regole su riservatezza e sicurezza che noi fotografi dovremmo ben conoscere.
Insomma, se non cediamo le nostre riprese ma le teniamo per noi o le pubblichiamo mantenendone la titolarità, se voliamo di giorno e a vista, quindi senza binocoli, occhiali smart o altri ausili, se teniamo il velivolo entro i 70m di altezza (un palazzo di venti piani) e 200m di distanza (due campi da calcio), in zone non popolate, lontano da edifici, mai in città, neanche nei parchi, e a debita distanza da aeroporti e altre zone "sensibili", non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno.
E dando un'occhiata alla cartina d'Italia, nonché alle carte aeronautiche per conoscere le zone proibite, sembra ci sia di che divertirsi.
Poi, come si dice, da cosa nasce cosa, e se da un'attività dilettantistica si volesse passare a una professionale, crediamo che qualche sacrificio in più possa essere sopportato col giusto spirito.
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