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Il tempo in fotografia
FOTO Cult - Febbraio 2017 #138

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Emanuele Costanzo Il 2017 passerà alla storia per il decennale dell'iPhone. La creatura del compianto Steve Jobs non fu il primo smartphone, una categoria le cui origini possono farsi risalire al 1997, quando la Ericsson coniò il vocabolo per descrivere il suo GS88. Di certo, il "telefono brillante" della Apple, con la sua interfaccia rapida e innovativa, ha fatto scuola e da allora tutti hanno provato, a volte con enorme successo, a imitarlo, tanto più quando le sue prestazioni fotografiche ne hanno fatto la "fotocamera" più utilizzata su flickr, decretando di fatto l'estinzione delle compatte di primo prezzo. In rete la "notizia" è rimbalzata su tutti i siti immaginabili, anche quelli fotografici. Dieci anni, in effetti, sono un bel numero, una cifra tonda. E di certo il fatto non poteva passare inosservato: se non se ne fosse occupato qualche ufficio stampa ci avrebbe pensato facebook a ricordarci del compleanno del melafonino. Eppure tanto clamore sul decennio di un nome, più che di un prodotto, lascia perplessi. A pensarci bene, infatti, i due lustri dell'iPhone non riguardano un solo modello, ma una serie composta da almeno sei generazioni, dall'Edge del 2007 al 7 Plus del 2016, e da una decina di aggiornamenti minori. In Giappone avrebbero dovuto indire tre giorni di festa nazionale nel 1969, quando la mitica Nikon F – un solo apparecchio, non una dozzina – compì 10 anni... E qualche organismo internazionale avrebbe potuto assegnare alla suddetta reflex, resa celebre anche dal film Blow Up, un premio alla carriera nel 1973, quando se ne cessò la produzione, o qualche sindaco sensibile dedicarle un belvedere...
Il fatto è che l'elettronica di consumo è maledettamente sfacciata. Vengono in mente le insegne di certi locali che vantano "antiche" tradizioni: "L'impepata, cozze dal 2003", "Pinsa romana tradizionale dal 2012". Oppure, con minore allegria, la differenza tra popoli senza storia, che riescono a costruire un polo archeologico intorno a quattro pietre, e noi italiani, che mandiamo in rovina castelli e borghi medievali perché abbiamo un patrimonio troppo vasto da tutelare.
E sì che di date importanti, di progetti longevi, di idee geniali di cui vantarsi e riempire siti, giornali e riviste la fotografia ne avrebbe a dozzine. Così tante da far parlare di sé ogni giorno, attraendo giovani curiosi e riavvicinando adulti stanchi dell'invecchiamento programmato.
Ecco alcuni esempi, un elenco tutt'altro che esaustivo. Le origini della Zeiss risalgono al 1846, è praticamente nata insieme alla fotografia stessa. E lo schema ottico Planar ideato tra le sue mura, su cui si basa l'incredibile Otus in prova su questo numero, risale a 121 anni fa.
La stessa pellicola, data per morta senza averne mai rinvenuto il corpo, continua a far parlare di sé e ad appassionare milioni di fotografi ai quattro angoli del mondo. E se ne è accorta anche Kodak...
Persino la fotografia digitale, che quindi non ha più la fedina penale sporca, ha le sue pietre miliari, a cominciare dai programmi che ne hanno fatto un mito: Photoshop ha ormai 27 anni.
Ma torniamo al 2017 e alle cifre tonde: quest'anno compie 30 anni il sistema EF di Canon, nato intorno a un innesto con interfaccia interamente elettronica, incompatibile con il precedente FD a fuoco manuale, fonte di malumori tra gli affezionati al marchio eppure all'origine di un successo mondiale che dura fino ai giorni nostri. E tanto per rispettare la par condicio, nel 2017 Nikon compie addirittura 100 anni: la Nikon F l'abbiamo già glorificata, ma forse è ancora più emblematico l'omonimo innesto ottiche che quella reflex portò in dote, giunto pressoché identico fino a oggi fatte salve le implementazioni di tipo elettronico. È come se ci dicessero che la connessione USB rimarrà uguale e retro-compatibile per i prossimi cinquant'anni! E non servirebbe aggiungere altro, se non che tra due anni anche Pentax raggiungerà lo stesso traguardo di Nikon, che Hasselblad ha varcato la soglia dei 75 e dopo aver conquistato la Luna forse si prepara per Marte, e che la fotografia veleggia, matura, ricca, stimolante come sempre e sicura del proprio valore verso i due secoli di vita. Eppure nessuno sembra accorgersene o darvi il giusto peso. È una questione di uffici stampa? Di marketing pigro nelle aziende storiche? Di comunicazione? O di rifiuto da parte di una società troppo distratta, frettolosa e disinteressata verso qualsiasi cosa che non sia effimera e superficiale? Intanto celebriamo.
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