fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Cristoforo Colombo cercasi. O forse no.
FOTO Cult - Novembre 2016 #136

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoEsistono tre categorie di artigiani. Quelli che comprano uno strumento e poi pensano se e come utilizzarlo al meglio. Quelli che comprano uno strumento che risponde a precise esigenze pratiche. Infine quelli che hanno esigenze che nessuno strumento in commercio può soddisfare. Volendo riconoscere alla fotografia un alto tasso di artigianalità, che non esclude certo la componente artistica, questa suddivisione potrebbe applicarsi anche al nostro hobby preferito. E credo che ognuno, facendo un breve esame di coscienza, sappia a quale categoria appartiene. È altrettanto facile intuire quale di questi gruppi abbia la vera carica innovatrice. L'evoluzione deriva sempre da un certo grado di insoddisfazione. E gli inappagati, soprattutto nelle attività ad alto tasso tecnologico come la fotografia, possono imprimere una spinta in due direzioni. La prima è, se vogliamo, artistica: l'idea per la quale manca lo strumento è probabilmente innovativa e se l'autore riuscirà a realizzarla si distinguerà; può darsi anche che, se sarà un bravo agente di se stesso, il suo nome sarà associato allo stile rivoluzionario. La seconda è tecnica: l'azienda che realizzerà lo strumento per il fotografo creativo e di successo sarà pioniera in un nuovo campo, dove evidentemente nessuno si era spinto prima. Partirà con un vantaggio considerevole, se sarà abile a mantenerlo riuscirà addirittura a far coincidere il proprio nome con quello dell'oggetto rivoluzionario.
Per decenni l'industria fotografica si è sviluppata con questo sistema. Le aziende più fortunate si sono avvalse di vertici "visionari", artigiani creativi che si sono fatti imprenditori; altre, le più grandi, a un certo punto hanno anche assoldato figure professionali specifiche anziché attendere gli impulsi dalla base. A volte con ottimi risultati, altre meno. I fallimenti sono arrivati insieme ai bisogni inventati a tavolino, sui quali è stata improntata una strategia produttiva e di marketing che ha finito per inquinare strumenti creativi puri con orpelli inutili e stranianti. Anche questo è successo in fotografia, soprattutto negli anni Novanta, quando l'elettronica inebriava i progettisti per la semplicità con cui si potevano moltiplicare le funzioni. Funzioni che erano sì inedite, ma non innovative né stimolanti. Tutto questo accadeva ai tempi della pellicola. La rivoluzione del digitale, anche se può suonare blasfemo, è molto relativa in fotografia. È cambiato il supporto di registrazione, il sensore si è poi evoluto consentendo riprese video e i mirini elettronici si sono affiancati a quelli ottici, portando a un ibrido prossimo alla perfezione. Reflex o mirrorless che sia. Non è un caso che alcune delle più grandi aziende fotografiche in questi mesi siano sotto accusa: si rimprovera loro di non innovare più davvero come venti o più anni fa. Ammesso sia vero, si può davvero fargliene una colpa? La tecnologia fotografica tradizionale, inclusa quella digitale, può ancora essere considerata terra di frontiera? I pionieri rischiano le proprie ricchezze, "la vita", per arrivare primi. Le frontiere, in tutti i settori merceologici, sono sempre state le fiere, nell'informatica, nei trasporti, nella fotografia. Oggi le kermesse che fanno il pienone sono quelle dedicate ai droni e agli inventori, ai makers, i nuovi pionieri. Se in Italia non c'è più una fiera fotografica e in Europa la photokina di Colonia va puntellata proprio con droni & C. per non alzare bandiera bianca, è forse segno che la corsa è giunta al termine? I pionieri dell'industria fotografica siedono sulle rive di un oceano di cui non riescono a vedere la sponda opposta? La risposta, almeno stando ai freddi numeri e alla luce delle attuali tecnologie, non può che essere positiva (o propositiva). Serve un nuovo navigatore visionario per mollare gli ormeggi e avviare l'esplorazione di nuovi mondi. Ma la domanda di fondo resta: servono nuovi mondi? C'è davvero un nucleo primigenio di geni della fotografia che chiede qualcosa di davvero nuovo? O, volendo cambiare punto di vista, c'è da qualche parte una vena creativa che può essere scovata e valorizzata solo con nuovi strumenti? Solo se vendessi fotocamere la risposta sarebbe scontata.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits