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Altro che selfie
FOTO Cult - Agosto-Settembre 2016 #134

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Daniele ConfaloneMentre scriviamo è quasi fine luglio e sta arrivando la prima consistente ondata di fotoelaborazioni per il concorso FOTOSCULTURE (particolari a pagina 24). Di solito funziona così, quando si lancia un'iniziativa attraverso una rivista: c'è un po' d'inerzia all'inizio, poi il risveglio. Magari aiutato da catalizzatori come il sito www.fotosculture.it (dal quale si possono scaricare le foto-base da postprodurre, e poi caricare gli elaborati) e, per altri versi, la pagina ufficiale di FOTO Cult su Facebook.
Le foto-sculture arrivano specialmente di notte, tanto che il direttore, solitamente connesso 24 ore su 24, s'è risolto a disattivare il suono di notifica delle mail che confermano che qualcuno ha effettuato l'upload di un'immagine. La faccenda incuriosisce.
Chi sono i foto-scultori? Qualcuno in redazione li ha immaginati come irriducibili appassionati intenti, in una sera d'estate, a inventarsi l'impossibile mettendo a ferro e fuoco Adobe Photoshop. In fondo sono stati istigati a delinquere, a stracciare i confini del "verosimile" per creare immagini surreali su basi reali. Nel loro caso senza rischiare pseudoscandali alla Steve McCurry, il fotoreporter che il ritocco l'ha usato per mascherare un piccolo errore di composizione (ne abbiamo scritto nel numero di giugno): le foto-sculture devono superare di slancio le intenzioni dell'immagine di partenza.
Inevitabile l'analogia con certi effetti che si ottenevano in camera oscura, gestendo all'uopo i processi di sviluppo e stampa. Tutt'altra atmosfera e tutt'altra carica romantica, dirà chi la lunga stagione della fotografia chimica l'ha vissuta, ma oggi come allora chi fa postproduzione deve dimostrare le medesime abilità che servono in ripresa: per esempio un approccio curioso e creativo non disgiunto da una buona preparazione tecnica. Il processo fotografico, in fondo, è un flusso che parte dall'osservazione della realtà e si conclude con la sua interpretazione. Nel nostro caso liberissima: assieme allo "sguardo del fotografo", vogliamo incrociare lo "sguardo del foto-elaboratore". O del foto-scultore, se vogliamo.
Sappiamo che esistono autori molto più bravi a scegliere il giusto taglio dell'inquadratura che a sviluppare opportunamente un RAW (o una pellicola), e viceversa. Ma sappiamo anche che la liberazione della fotografia dalla sua dimensione chimica ha comportato un aumento delle vocazioni: oggi è frequente che un bravo foto-elaboratore (magari proveniente da comparti vicini, come per esempio le arti grafiche) senta il desiderio e la necessità di risalire la corrente sino a prodursi da solo i file sui quali lavorare, diventando fotografo. Al tempo stesso, fotografi che non hanno mai varcato la soglia della camera oscura per scarsa inclinazione o per l'interesse prevalente verso il colore, notoriamente difficile da gestire tra bacinelle e ingranditori, hanno trovato nell'uso del computer il completamento ideale del processo creativo.
Tornando all'identikit dei nostri foto-scultori, abbiamo notato che alcuni di loro tendono a realizzare opere che fondono tutte e tre le basi da noi proposte, sfruttando la possibilità concessa dal regolamento. Altri attingono al proprio archivio per includere elementi che conducono a immagini del tutto nuove. Altri ancora preferiscono rispettare i contenuti della traccia di partenza apportando personalizzazioni sul colore e sui toni, giungendo, comunque, a un risultato innovativo. Č un approccio che la dice lunga sulla "qualità" media dei fotografi-postproduttori che hanno accettato la nostra non facile sfida: insomma, un conto è rovistare nel proprio hard disk alla ricerca dell'immagine giusta da proporre a uno dei tanti classici concorsi a tema, e un altro è basarsi su una foto che – paradossalmente – è al tempo stesso un confine da rispettare e un foglio bianco da cui partire per creare qualcosa che esiste solo nella propria testa.
Nell'era del bombardamento di immagini fugaci, un approccio così analitico, profondo, sintetico, aperto e coraggioso, assume il sapore di un'eroica battaglia contro la superficialità. Così in questi giorni che precedono la pausa estiva (ci rivediamo in edicola a fine settembre) abbiamo maturato la teoria che è foto-scultore chi sa mettere sé stesso in un'immagine fotografica offerta da altri e fatta propria con personalità. Come dire: la quintessenza del selfie.
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