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Ritrovare l'identità
FOTO Cult - Aprile 2016 #130

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Daniele ConfaloneIl concetto di fotografo-maker ipotizzato il mese scorso in questa pagina ha stimolato vari commenti: alcuni lettori si sono riconosciuti fra coloro che "con gli strumenti a disposizione hanno un rapporto attivo e teso alla creazione", professandosi pure sostenitori degli apparecchi a ottica intercambiabile, mentre altri ci hanno accusato di atteggiamento settario, ritenendo restrittiva la condizione di dover utilizzare fotocamere vere per essere veri fotografi.
"Se nell’editoriale di marzo intendete dire che chi usa uno smartphone non è un fotografo, con tutto il rispetto devo informarvi che vi sbagliate di grosso", ci ha scritto un lettore che preferisce restare anonimo. Il quale corrobora la sua teoria citando "progetti fotografici fatti da cima a fondo con uno smartphone", e porta pure a giusto esempio l’agenzia picwant.com, che vende foto e video realizzati con dispositivi mobili (alcuni scatti dei suoi contributori sono stati esposti a Milano nella mostra Pickers from the World un paio di mesi fa). "La realtà", prosegue il nostro amico, "è che oggi sono tutti fotografi e io, che pure sarei uno della vecchia guardia, mi sono adeguato a fotografare con l’iPhone. Meno male che il mondo cambia e offre più spazio alla creatività".
Il lettore ha ragione: il mondo cambia. Ma affermare che oggi sono tutti fotografi è come sostenere che gli automobilisti sono tutti piloti, o che saper preparare un pasto commestibile equivalga a essere cuochi. Non stiamo parlando della differenza fra amatori o professionisti, ma dell’intenzione e della consapevolezza del proprio ruolo e della propria identità: sappiamo che esistono cuochi, piloti e fotografi amatori che non sfigurano al paragone con coloro che quelle attività le svolgono per vivere.
Crediamo che chi realizza ottime foto anche con un dispositivo mobile dimostri, quando non è fortuna, una capacità acquisita grazie all’esperienza nell’uso di una vera fotocamera: è per questo che sa tirare fuori il meglio da un apparato otticamente ed elettronicamente inferiore. Diversamente, chi nasce fotograficamente con lo smartphone non dispone di quelle potenzialità tecniche dello strumento che sono ingredienti indispensabili per crescere e migliorarsi. Perciò, a differenza di chi è abituato ad apparecchi più complessi e impegnativi, può facilmente illudersi di essere abile solo perché ottiene immagini apprezzate a monitor e sui social network. Ma non va oltre, non fa ricerca, non può cambiare obiettivi e prospettive, giocare con la messa a fuoco selettiva oppure ottimizzare gamma dinamica e cromatismi partendo da un file sorgente. Si deve accontentare dei jpeg ruffiani generati da app di cui ormai dispongono tutti: un atteggiamento che nell’attuale e superficiale "cultura" dell’immagine viene confuso con la creatività.
Invece la creatività è altro. È talento. È una qualità che può fare la differenza soltanto a condizione che sia nutrita attraverso lo studio, la sperimentazione, la verifica e il consolidamento delle proprie conoscenze. Succede lo stesso nella musica, nell’architettura, nella scrittura. Invece la fotografia, vittima della sua immediatezza, è imbattibile nel produrre l’effetto Dunning-Kruger, distorsione cognitiva che induce l’inesperto a giudicare le proprie qualità superiori alla media.
"Non sapere aumenta in modo vertiginoso l’illusione di essere creativi", scrive Roberto Cotroneo nel suo libro Lo sguardo rovesciato (che un fotografo può leggere con soddisfazione). E Settimio Benedusi, intervistato in questo numero, dice di temere che se finalmente tutti usano la fotografia con la stessa spontaneità della parola, "la maggioranza delle persone conosce a malapena due o tre lettere di questo alfabeto e ha la presunzione di scrivere interi romanzi".
Tornando agli strumenti, il sito spagnolo www.quesabesde.com ha di recente pubblicato l’infografica che accompagna queste note. Suddivide per marca e tipologia le fotocamere con cui sono state realizzate le immagini premiate al World Press Photo, il più prestigioso contest mondiale di fotogiornalismo (ne parliamo a pagina 28). Prevalgono i modelli a ottica intercambiabile - reflex per la maggior parte - e l’unica vera eccezione non è uno smartphone ma un’avventurosa action camera GoPro.

www.quesabesde.com
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