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FOTO Cult - Febbraio 2016 #128

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Troppo spesso l'attenzione dei fotografi viene deviata verso questioni esclusivamente tecniche, e in parte la colpa è anche nostra che sull'argomento scriviamo fiumi di parole. Questi anni, del resto, hanno visto un passaggio epocale, dalla pellicola al digitale, e ora che il digitale è affermato nuovi dilemmi affollano i pensieri. Reflex a tutti i costi o va bene anche la mirrorless? Sensore a formato pieno o possono bastare anche quelli più piccoli come l'APS-C e il Micro QuattroTerzi? E se esco solo con lo smartphone sono un traditore della patria o un creativo moderno? Per carità, sono questioni importanti che possono influire sul futuro della nostra passione e persino delle attività professionali. Ma non esauriscono il panorama, soprattutto quello di chi ha già superato la fase delle grandi scelte di campo e si trova di fronte altri interrogativi. Il principale è la scelta degli obiettivi. È su questi che si concentra la maggior parte delle domande (via mail, facebook, telefono...) dei nostri lettori. Le risposte non sono mai semplici, anzi richiedono di analizzare il quesito da diversi punti di vista: una vera e propria istruttoria. Ammetto che in passato le nostre contro-domande erano prettamente tecniche: che marca di fotocamera hai, che genere di fotografia preferisci, da quanto fotografi, quali altri obiettivi hai e che sviluppo pensi di dare al tuo hobby? Con i dati ottenuti, incrociati con i nostri test, con il parere di professionisti e collaboratori fidati, si arrivava a un verdetto. Verdetto che nella maggior parte dei casi individuava obiettivi con la maggior versatilità possibile, ossia zoom, e col miglior rapporto prezzo/prestazioni. Non che fosse un metodo sbagliato in assoluto, ma col tempo abbiamo compreso quanto fosse parziale. Mancava l'aspetto umano.
Oggi, se il mezzo di comunicazione scelto lo rende possibile, non rispondiamo numeri alla mano, ma cercando di capire il carattere della persona che ci chiede consiglio. Di fronte a questo nostro atteggiamento la reazione è spesso di sorpresa, ma lascia presto il posto a un dialogo entusiasta, non appena si comprende lo scopo di questo inatteso gioco psicologico. L'aspetto caratteriale del fotografo è un dato fondamentale che può rendere più efficace la scelta di qualsiasi genere di obiettivo, ma soprattutto delle focali più corte, i normali e i grandangolari, e subito dopo dei mediotele da ritratto. Proviamo a fare un esempio banale. Una delle domande più frequenti riguarda, non a caso, la scelta del grandangolare per il reportage. La risposta più scontata sarebbe un bel 16-35mm (riferito al formato pieno) con cui fai davvero tutto e amen, ma c'è chi non vuole o non può affrontare una spesa elevata. Quindi si punta su una focale fissa, 20, 28 o 35mm ad esempio, e qui viene il bello. La lunghezza focale influisce sull'angolo di campo coperto e soprattutto sulla prospettiva, sul rapporto tra il soggetto principale e l'ambiente in cui si trova e sulla distanza di ripresa. Ora, se per una figura intera e un mezzo busto realizzati con un 35mm possiamo stare rispettivamente a tre metri e a un metro e mezzo dalla persona ritratta, con un 20mm questa distanze si dimezzano, scendendo nel secondo caso ad appena ottanta centimetri, una soglia che richiede una predisposizione propria del fotografo a entrare letteralmente nella scena, e soprattutto a farsi accettare, senza far pesare la propria presenza e irrigidire i protagonisti della fotografia. Quindi, in ultima analisi, l'obiettivo è la relazione fra il fotografo e la realtà. Ci sono personalità empatiche ed estroverse che amano stare a contatto con la gente e si esprimono al massimo con focali cortissime, finanche 14mm, generando tanti piani di lettura dell'ambiente circostante; altre più schive e rispettose che preferiscono osservare da una distanza maggiore, compensando questo apparente distacco con un'inquadratura leggermente più chiusa ma al tempo stesso focalizzata più sul soggetto che non sul suo ambiente, e per questo sceglieranno focali più lunghe, fino al classico, intramontabile, neutralmente indagatore 50mm. Il discorso potrebbe essere esteso alle focali per il ritratto: compressioni prospettiche e rispetto delle proporzioni fisionomiche a parte, siamo fotografi da 85mm, che nel comporre un primissimo piano ci consentirà di percepire l'odore di chi abbiamo di fronte? O dei più riservati ritrattisti da 135mm? Ogni focale, insomma, imprime sì un timbro tipico a ogni inquadratura, ma richiede abilità e predisposizione specifiche del fotografo. Questioni strettamente personali, quindi, che prescindono dai test o dal fascino esercitato da un particolare oggetto. Questioni che, guarda caso, non possono essere affrontate da chi esce solo con lo smartphone (a meno che non venga acquistato in funzione dell'obiettivo che ospita). Questioni di fotografia. Obiettivamente.
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