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Photoshow. E ora?
FOTO Cult - Dicembre 2015 - Gennaio 2016 #127

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Il Photoshow 2015 non si è tenuto nei classici padiglioni in cui entrerebbe un campo da calcio. Si è tenuto dal 23 al 25 ottobre al Superstudio Più di Milano, uno spazio polifunzionale che è anche un teatro di posa dove molti fotografi professionisti vorrebbero avere l'occasione di lavorare almeno una volta nella carriera. Una struttura votata alla fotografia, quindi, ma relativamente piccola, adeguata al ridotto numero di espositori di questa edizione della fiera. La crisi ha picchiato duro nel nostro settore come in tanti altri e dopo il buco del 2014, quando è saltata l'edizione romana, gli organizzatori e le principali aziende espositrici hanno puntato nuovamente su Milano, non in primavera come d'abitudine ma in autunno, per sfruttare il traino dell'Expo. La formula, non a caso, prevedeva un settore dedicato al cibo, oltre quelli su design, moda, arte e paesaggio. Quindi risorse limitate per questa edizione e un progetto che si prefiggeva di farle rendere al massimo, imponendo addirittura un biglietto di ingresso da ben 9 euro. Più di dodicimila appassionati (diciottomila secondo gli organizzatori) hanno pagato quanto chiesto creando lunghe file che dall'ingresso del Superstudio Più arrivavano fino ai marciapiedi di via Tortona.

Photo Show Milano 2015

Ma all'uscita il tono dominante dei commenti non era allegro. A molti è mancato il mercato dell'usato, ad altri addirittura l'imponenza delle passate edizioni; ad altri ancora uno spazio tranquillo per il confronto con gli esperti e, incredibile, persino l'editoria di settore; per non parlare della possibilità di giocare con la fotografia in un modo che non si esaurisse con due scatti alle solite modelle.

Photo Show Milano 2015

C'era l'IBTS, una fiera nella fiera, dedicata al video, con notevole seguito degli appassionati. C'erano anche dei seminari in un albergo poco distante, ma per una serie di cause – soprattutto legate alla scarsa comunicazione, anche in loco – molti di questi sono andati deserti o quasi. C'era qualche mostra a onorare la quadripartizione tematica della fiera. C'era qualche iniziativa legata alle riprese con il cellulare per coinvolgere le nuove leve della "fotografia". Ma non c'era la vera esperienza fotografica, un programma avvincente, divertente, irripetibile, da raccontare un giorno ai nipoti.

Photo Show Milano 2015

Intendiamoci, gli espositori presi singolarmente non hanno grandi responsabilità: nei limiti della struttura e del progetto tutti hanno cercato di dare (e ottenere) il massimo, sia i grandi nomi dell'industria sia quelli che si affacciavano per la prima volta sul mercato. Hanno tutti scommesso su una formula che si annunciava come rivoluzionaria, ma che ha ottenuto soprattutto lo scopo di offrire un'immagine non entusiasmante a chi si avvicina alla fotografia e di bruciare chi era tornato, dopo due anni e mezzo, a sperare in una fiera che finalmente ruotasse intorno ai fotografi.


Emanuele Costanzo
Il popolo dei fotografi ha buona volontà ed è accorso numeroso al Photoshow di fine ottobre, nonostante il prezzo elevato del biglietto di ingresso. O forse proprio perché questo lasciava presagire qualcosa di speciale. Una volta dentro, la formula adottata è parsa ai più un ibrido, una via di mezzo che ha lasciato perplessi i visitatori e insoddisfatti gli espositori, al di là dei sacrosanti proclami di fine manifestazione.
I giornalisti avevano accesso alla fiera esibendo questo allegrissimo pass, in piena sintonia con il settore del Superstudio Più riservato alla stampa specializzata: appare triste perché non c'eravamo o non c'eravamo perché appare triste?

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