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Il decatleta
FOTO Cult - Novembre 2015 #126

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Emanuele CostanzoCome ogni cinque anni Parigi si presta a ospitare l'edizione europea del Canon Expo. Possiamo definirla un'esposizione monomarca, in un contesto architettonicamente affascinante come la Grande Halle de la Villette, con uno stile elegante e sobrio e un'efficienza che la metà basterebbe per rinverdire i fasti delle fiere nostrane. Ma questa è un'altra storia...
La storia del Canon Expo, invece, tende un po' a ripetersi. Cinque anni fa fummo testimoni per la prima volta di questa scintillante manifestazione e rimanemmo colpiti dalla potenza di fuoco espressa dall'azienda giapponese. Nota a noi fotografi soprattutto per le eccellenti fotocamere e per gli altrettanto performanti obiettivi – soprattutto quelli con la linea rossa – Canon ha interessi in molti altri campi, in vario modo e a vario titolo collegati, ma apparentemente distanti. Tanto da far pensare sulle prime a una dispersione di energie: videosorveglianza, medicale, domotica, stampa, realtà integrata, arti grafiche, istruzione, servizi per le aziende... Il disegno è variegato e Canon, come ogni azienda vincente, deve escogitare le strategie che meglio garantiscono sviluppo e prosperità. In fondo a noi interessa che in un periodo storico dagli orizzonti nebbiosi chi riveste un ruolo primario nell'aspetto tecnologico della nostra passione abbia lunga vita.
Eppure, così come cinque anni fa, qualche perplessità al cospetto di tanta magnificenza sorge anche dopo aver visto l'edizione di quest'anno, che si è tenuta dal 13 al 15 ottobre. Nel 2010 chiedemmo ai referenti di Canon perché, al di là dell'annuncio di un sensore da 50 megapixel (divenuto come ben sappiamo realtà con la Eos 5DS) e di tanti altri prodigi avveniristici, non stessero affrontando col solito piglio aggressivo e innovativo il neonato ma già vivace settore delle mirrorless. Ci risposero che sarebbero scesi in campo col prodotto giusto al momento giusto, così come nel 1987, con due anni di ritardo rispetto alla concorrenza, avevano dato vita alla loro prima reflex autofocus. Se su quest'ultimo fronte la storia ha dato loro ragione – le attuali Eos digitali hanno lo stesso DNA di quell'antenata analogica – oggi sembra che l'atteggiamento attendista si stia protraendo un po' troppo a lungo. Canon ha sì le sue mirrorless, l'ultima delle quali, la Eos M10, presentata proprio a Parigi, ma i protagonisti di questo mercato si chiamano Sony, Panasonic, Fujifilm, Samsung, Olympus... E, come dicevamo, la storia sembra ripetersi. A Parigi quest'anno abbiamo visto sensori da 120 e 250 megapixel, ma anche da 2 megapixel e sensibilità da 4.000.000 ISO. Non, però, una risposta concreta e tangibile in quei settori dove la citata concorrenza – alla quale aggiungiamo Nikon soprattutto per l'adozione degli efficienti sensori Sony – sta correndo più veloce: risoluzione sì, ma soprattutto gamma dinamica, video 4K anche in apparecchi sempre più abbordabili, mirini elettronici sempre meno distanti da quelli ottici, autofocus che nel giro di poco tempo potrebbero non far rimpiangere quelli delle reflex. Più di una voce a Parigi si è levata per "avvisare" Canon di questa tendenza. E la risposta non è stata diversa rispetto a quella di cinque anni fa: Canon saprà valutare il momento giusto per lanciare un prodotto all'altezza del nome e in grado di garantirsi la giusta quota di un mercato che oggi, con tutta evidenza, viene giudicato immaturo.
Dal mio punto di vista le cose stanno diversamente. Canon, alla quale in questo caso mi permetto di associare Nikon per impostazione e tradizione, si trova calata in una partita molto particolare. Facendo un paragone sportivo, Canon oggi è come un fortissimo decatleta che si confronta con i campioni delle singole specialità. Il decatleta forse perde la sfida singola con lo specialista, ma quest'ultimo, che magari ha vinto di un'incollatura nei 100 metri piani, sfigurerà meschinamente nel salto in alto o nel giavellotto. I fotografi impegnati e i professionisti innanzitutto amano la versatilità e l'affidabilità, non il primato in un settore specifico. E sono queste categorie a dettare le tendenze e, in definitiva, a determinare il successo di un marchio. È un dato di cui Canon è sicuramente a conoscenza e che, probabilmente, infonde una certa sicurezza. La preferenza del mercato, però, va mantenuta anche con exploit rivoluzionari, come la ormai "storica" Eos 5D Mark II, prima reflex con video Full HD. Perché io ho a mente volti e nomi degli sprinter da Carl Lewis a Usain Bolt, ma di decatleti non ne ricordo nessuno.
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