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Il ponte si farà?
FOTO Cult - Ottobre 2015 #125

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Emanuele CostanzoQuando ero agli inizi della mia carriera di fotoamatore, 24 anni fa, trovavo insopportabili gli editoriali delle riviste di fotografia quando contenevano dei piagnistei sulla crisi del mercato fotografico. Quindi dovrei sentirmi in imbarazzo oggi, nel dare inizio a qualcosa che sembra un piagnisteo, pur essendo pienamente legittimato dai numeri: il calo delle vendite delle fotocamere dal 2010 a oggi è un multiplo di quello che, all'inizio degli anni Novanta, faceva presagire l'armageddon del mondo della fotografia. E infatti non sono in imbarazzo perché, nonostante le cifre sembrino dipingere una disfatta, l'andamento non si discosta dalle "normali" regole macroeconomiche. La clamorosa impennata che il mercato ha vissuto grossomodo a partire dal 1999 va attribuita in gran parte all'avvento del digitale. Le vendite di apparecchi a pellicola si sono praticamente esaurite nell'arco dei successivi cinque anni e nel frattempo chi ne aveva uno l'ha sostituito con un modello digitale. A questi si sono aggiunti tutti quelli che, per spirito di imitazione o perché finalmente attratti dalla fotografia in versione elettronica, non avevano mai posseduto una fotocamera. Ed è stato boom, soprattutto di compatte digitali. Ora proprio le compatte digitali sono le principali responsabili della crisi: il crollo delle vendite di questa categoria di apparecchi, che pur non concedevano alle aziende grandi margini ma "solo" enormi fatturati, ha riportato il volume complessivo delle vendite ai livelli di quindici anni fa, quando il digitale muoveva i primi passi. Se a questo aggiungiamo il trend negativo delle reflex digitali e la crescita quasi nulla delle mirrorless, il quadro potrebbe effettivamente tingersi in modo assai cupo. Colpa degli smartphone? In parte, ossia è sulle compatte che i telefoni tuttofare hanno calato la mannaia della loro versatilità. Per il resto sarebbe meglio parlare di maturità del mercato, che ha portato fin dove poteva i propri prodotti e non può contare se non su un normale ritmo di sostituzione. Diciamocelo chiaramente, dal punto di vista prettamente qualitativo, il livello raggiunto intorno al 2008 era più che sufficiente a non rimpiangere la migliore delle pellicole diapositiveů Non voglio certo dire che ci si poteva fermare allora. Sono pienamente convinto che le attuali combinazioni sensore-processore-ottica che testiamo regolarmente su queste pagine surclassino per nitidezza, plasticità e latitudine di posa le migliori immagini ottenibili da costosissime attrezzature analogiche medioformato di fine secondo millennio. Dico semplicemente che l'attuale declino del mercato è destinato a finire, portando a una certa stabilità; e che per assistere a una nuova esplosione di vendite dovrà succedere qualcosa che non è ancora all'orizzonte. Nel frattempo ben vengano gli annunci di clamorosi sviluppi nel campo dei sensori e la creazione di nicchie di vario genere: sono linfa vitale per le aziende che dovranno mantenersi pronte alla prossima primavera tecnologica.
In qualità di fotografi, cos'altro possiamo chiedere o suggerire alle aziende in un momento del genere? Nell'ottica di rimpolpare le vendite, se non si può pretendere che chi ha già una fotocamera la cambi l'anno dopo, bisogna allargare il bacino di utenti. Non credo che per questo serva la semplificazione delle fotocamere fine a se stessa, come qualche analista d'oltreoceano ha suggerito. Prendere come esempio di "perversione" una Nikon Df o una Fujifilm X-T1 è errato: le loro tante ghiere sono una benedizione per i fotografi, non una iattura. Spaventano i neofiti? È normale, accadrà sempre. Il problema, semmai, è andare oltre lo smarrimento iniziale e lasciar vincere la curiosità che alimenta la passione. Se nei potenziali nuovi utenti mancano questi ingredienti non c'è formula tecnologica che tenga. Vinceranno sempre le fotocamere, autonome o incorporate in altri apparecchi, che fanno tutto in completo automatismo.
Piuttosto, se proprio vogliamo immaginare una fotocamera "furba", che oltre a rimpiazzare le quasi estinte compatte, ad arginare gli smartphone e a creare un ponte alla fine del quale l'utilizzatore può intravedere la magia della fotografia più impegnata, potremmo ipotizzare qualcosa di completamente diverso da ciò che oggi riempie mestamente gli scaffali dei negozi. Una fotocamera disegnata a partire da un foglio bianco su cui campeggiano solo alcuni imperativi: qualità superiore a quella del migliore smartphone, ergonomia, versatilità, connettività, semplicità. Il tutto all'insegna del divertimento. È chiedere troppo?
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