fotocult.it home page
home page
sommario
editoriale
arretrati
abbonamenti
segnala edicola
segnala mostre e concorsi
le tue fotografie
lavora con noi
Foto Cult : partner
contatti
spacer

Ma mi faccia il piacere...
FOTO Cult - Agosto-Settembre 2015 #124

ingrandisci la copertina
Emanuele CostanzoE sì che sono passati più di cinquant’anni da quando Totò, nel film Totòtruffa 62, vende a un ingenuo italoamericano la fontana di Trevi, facendogli credere che potrà riscuotere i diritti su tutte le fotografie scattate al celebre monumento romano. Il pollo, versata la caparra, inizia a esigere subito il dazio e, in men che non si dica, viene portato via da un’ambulanza, probabile direzione il manicomio.
Sarebbe servita più d’una ambulanza, agli inizi di luglio, fuori dalla sede del Parlamento europeo, perché qualche deputato aveva pensato bene di sottoporre al voto una proposta che, se approvata, avrebbe creato dei danni inimmaginabili. Non solo l’italoamericano vittima di Totò avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere "un fiorino" a tutti quelli che immortalavano la sua fontana, ma miliardi di fotografie già scattate e pubblicate sui siti di tutto il mondo, social network innanzitutto, sarebbero divenute immediatamente illegali, e gli autori obbligati alla rimozione o alla modifica, se non altro. Come si è arrivati a correre questo rischio?
Cercherò di condensare tutto in questo piccolo spazio, partendo da un dato sconcertante che in pochi conoscono: in Italia non c’è la cosiddetta libertà di panorama perché la legge del 1941 che regola il diritto d’autore, nonostante vari tentativi di interpretazione e modifica, non stabilisce alcuna chiara eccezione pro fotografia al suddetto diritto; solo nel 2007 si è deciso di limitare l’uso delle fotografie che raffigurano opere pubbliche di autori in vita o morti da meno di 70 anni. In sostanza, la gag di Totò non era del tutto surreale. Con varie sfumature, anche in Francia, Grecia, Belgio la libertà di fotografare monumenti pubblici e farne uso commerciale è limitata, mentre nel Regno Unito, in Germania, in Austria o in Spagna non ci sono limiti particolarmente restrittivi, anche per uso commerciale.
Proprio per omogeneizzare la normativa a livello europeo, l’eurodeputata tedesca Julia Reda aveva avanzato una proposta per rimuovere l’anacronistico obbligo di richiedere l’autorizzazione anche per la semplice condivisione su Facebook o Instagram. Già, perché - altra zona d’ombra per molti - la pubblicazione di foto sulla pagina Facebook personale implica la nostra dichiarazione che su tali fotografie non gravino diritti altrui: è una delle regole che sottoscriviamo ciecamente quando creiamo un account o quando ci comunicano, con un testo fiume, che "le regole sono cambiate, premi ok per accettare e accedere alla tua pagina".
I gestori dei social - che pur non facendo un uso commerciale diretto delle fotografie presenti sul sito, fanno affari vendendo pubblicità - non sono degli sprovveduti...
La proposta della Reda, però, grazie a "sapienti" emendamenti dell’eurodeputato francese Jean Marie Cavada, approvati dagli altri membri della commissione appartenenti alle più disparate fazioni politiche, è stata stravolta, andando all’esame del Parlamento con una portata opposta e ritenendo che "l’uso commerciale delle fotografie, del materiale video o altre immagini delle opere che sono posizionate in modo permanente in luoghi pubblici fisici debba essere sempre soggetto ad autorizzazione preventiva dell’autore o dell’intermediario che agisce per loro conto".
Qualora fosse passato questo testo, foto pubblicate sul web senza autorizzazione, contenenti anche opere pubbliche, avrebbero dovuto recare una censura grafica sul monumento in questione e per farsi un selfie di fronte a un monumento moderno avremmo dovuto pagare un obolo all’architetto. Ci sarebbe andata di mezzo anche Wikipedia, l’enciclopedia online, obbligata a una lista infinita di cancellazioni (cosa peraltro già accaduta in Italia, dietro specifica diffida, relativamente a opere di artisti ancora in vita).
Il Parlamento europeo ha ovviamente bocciato questi emendamenti, ispirati da ambienti che hanno forti interessi nel mantenimento di uno sterile predominio di diritto. La UE, d’altra parte, non ha preso una posizione netta e decisa sul nucleo della proposta della Reda, ossia sul problema del diritto d’autore nell’era di internet. Ha preferito lasciare agli stati membri la possibilità di inserire la clausola sulla cosiddetta "libertà di panorama" nella propria legislazione così da permettere a chiunque di utilizzare immagini ritraenti opere pubbliche senza previa autorizzazione.
Se da un lato i nostri panorami sono salvi, quello della politica internazionale è di una tristezza monumentale.
FOTO Cult | Tecnica e Cultura della Fotografia | contatti | privacy | credits