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Alla fiera dell'est
FOTO Cult - Marzo 2015 #119

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Emanuele CostanzoA volte si prova un sottile piacere anche sbagliando un’analisi. Soprattutto se la realtà dei fatti è molto migliore di quella dipinta in un eccesso di pessimismo. E così, il letargo tecnologico che avevamo ipotizzato il mese scorso è terminato ancor prima di cominciare con il fragore di un big bang. Solo che anziché provenire da ovest è arrivato da est. Non da Las Vegas e dal suo deludente CES, ma da Yokohama, dove il CP+, fiera nata dalle ceneri dello storico Japan Camera Show, è stato scelto da molti protagonisti dell’industria fotografica per mostrare i muscoli. Basta dare un’occhiata alla stretta selezione di apparecchi "strillati" in copertina per capire con quale energia si sia liberata la molla del progresso. Spicca su tutti il record di Canon: prolifica come forse mai prima grazie alle cinque fotocamere a ottica intercambiabile lanciate in un colpo solo, ha portato per la prima volta i 50 megapixel nel corpo di una reflex 35mm (sarebbe meglio dire due, le Eos 5DS e 5DS R), creando ulteriori grattacapi al settore del medioformato. E, come se non bastasse, ha sfoggiato un prototipo di sensore di taglia intermedia tra 35mm e APS-C da ben 120 megapixel, destinato però, con tutta probabilità, al settore video. Restando al comparto foto, comunque, Canon non resterà sola a lungo: sono più che indiscrezioni quelle che vedono in rampa di lancio apparecchi da 50 megapixel incentrati su sensori Sony, quindi prevedibilmente mirrorless o SLT dal logo arancio e una o più reflex Nikon, che adotta diffusamente per questo componente specifico la tecnologia del colosso giapponese dell’elettronica.
Tra realtà e pettegolezzi ci sono tanti altri "indizi" che fanno strabuzzar gli occhi e tirare un sospiro di sollievo perché sintomi di grande vivacità progettuale e di fiducia verso la ripresa del mercato. Sony sta già spendendo tanta energia per dimostrare di essere una valida alternativa al duopolio Canon-Nikon e continua ad annunciare sviluppi interessantissimi, anche sul fronte autofocus - uno degli aspetti su cui i due appena citati hanno costruito e rafforzato il loro dominio - con motori piezoelettrici di dimensioni ridottissime e reattività fulminante in combinazione ai nuovi sensori ibridi. Pentax ha ufficialmente annunciato l’arrivo entro l’anno di una reflex a formato pieno e, forse per prevenire commenti scettici, l’ha fatta precedere da due telezoom di pregio con copertura per il 35mm. Olympus è encomiabile perché nonostante alcune vicissitudini societarie riesce sempre a sorprendere: la sua nuova OM-D E-M5, che dispone di un ormai tradizionale sensore in taglia QuattroTerzi da 16 megapixel, raggiunge i 40 megapixel con la tecnologia multishot consentita dall’evoluzione dello stabilizzatore incorporato. È un escamotage che, oltre a essere in questa prima versione sfruttabile solo con soggetti statici per la relativa lentezza della sequenza di otto scatti, sottolinea i limiti di sviluppo intrinseci ai formati di taglia piccola, dato che con le conoscenze attuali non sembra consigliabile stipare più di 16 megapixel in un sensore di quel formato; ciò nonostante, se grazie all’otturatore elettronico - in luogo di quello meccanico - e a più rapidi aggiustamenti del supporto di stabilizzazione che muove il sensore fosse possibile in un prossimo futuro scattare in multishot in una frazione di secondo e quindi senza treppiedi, l’espediente potrebbe rendere le mirrorless Olympus estremamente versatili.
Anche il fronte delle ottiche dà segnali positivi, non solo da Tamron e Sigma, che hanno ormai da tempo svestito i panni di alternativa solo economica agli originali, ma anche da Samyang, che sta ampliando progressivamente il suo parco con un occhio ai videomaker, e da Tokina, un’azienda che in passato ha prodotto perle per i fotoamatori esigenti perdendo però smalto negli ultimi tempi: si spera che i due nuovi zoom, un 24-70mm f/2,8 per il formato pieno e un 11-20mm f/2,8 per l’APS-C, rinverdiscano i fasti del passato. Giusto per tornare con i piedi per terra e sentirci più a nostro agio lanciando qualche strale, anche questa primavera italiana sarà orfana di una fiera che consenta agli appassionati di toccare con mano le novità. E così, mentre qualche azienda organizza giustamente in proprio dei "gran tour" lungo lo stivale, del Photoshow autunnale e della sua ricetta ibrida foto-alimentare dettata dalla concomitanza dell’Expo ben poco si sa. Oltre che per lavorare, dovremo emigrare anche per divertirci?

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