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FOTO Cult - Febbraio 2015 #118

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Emanuele CostanzoQuello che si è tenuto a Las Vegas all’inizio di gennaio è uno dei CES più deboli mai visti per il settore fotografico. A parte il sempre meno convinto turnover di compatte digitali, spiccano la Nikon D5500, accompagnata da un paio di ottiche, e lo zoom Fuji 16-50mm f/2,8 già anticipato qualche tempo fa, mentre Pentax annuncia una reflex ancora senza nome, corredata da uno zoom standard collassabile, e due telezoom di fascia alta. C’è stata la photokina di Colonia a settembre, è vero, ma la pur prioritaria fiera tedesca non aveva mai indotto una così sostanziosa parte dell’industria fotografia a disertare il palcoscenico del Consumer Electronic Show. Questa sorta di letargo tecnologico invernale può avere molte cause. In Italia siamo alla canna del gas e, tranne qualche eccezione, anche nel resto del mondo non se la passano benissimo. Senza entrare in territori macro-economici che non ci competono, ci chiediamo se sia possibile e comprensibile che le aziende abbiano tirato i remi in barca, che stiano un po’ in finestra per vedere da che parte tira il vento. Perché se siamo certi che i cassetti dei progettisti straripano di idee, che le fotocamere di domani già esistano almeno sulla carta, sembra altrettanto vero che oltre a un’oggettiva saturazione dei mercati c’è una sempre più diffusa paura del domani che non incoraggia alcun tipo di spesa o investimento. Ed ecco che si perdono occasioni per contrastare l’avanzata surreale e concreta degli smartphone, che invece le colgono tutte per dimostrare la loro versatilità: e quindi mentre anche le automobili li corteggiano in modo sempre più appassionato, le fotocamere, soprattutto le compatte, restano abbandonate nel loro isolamento. L’estinzione definitiva di quelle di fascia bassa potrebbe avvenire quando anche gli smartphone avranno zoom ottici a periscopio (che non ne aumentano gli ingombri), ma se pensiamo che si sta lavorando alla possibilità di rendere disponibili i file RAW dei telefoni per l’elaborazione in camera o al computer, anche alle compatte di rango potrebbero prospettarsi giorni difficili.
La confusione, forse solo apparente, di questa fase viene amplificata dalla pubblicazione dei dati relativi alle fotocamere più utilizzate dagli utenti di flickr nel biennio 2013-2014. Premesso che gli utenti del popolare social network fotografico non rappresentano esattamente usi e costumi degli appassionati e tantomeno dei professionisti (molti dei quali non ne conoscono l’esistenza o pur conoscendolo non lo ritengono un palcoscenico utile alla loro attività), i dati emersi sono interessantissimi sotto diversi profili. Innanzitutto si rinnova il primato degli iPhone Apple come strumenti di ripresa più diffusi: i primi quattro posti sono riservati ad altrettanti telefoni con la mela morsicata. Ovviamente a questo non corrisponde il primato come marchio, che spetta a Canon (i cui utenti si dividono per un numero ben maggiore di apparecchi); Apple però segue da presso, avendo fatto scivolare Nikon (che pure è cresciuta in percentuale assoluta) al terzo posto, lasciando indietro Samsung in vigorosa ascesa e Sony. Ecco, tra le tante interpretazioni che si possono dare ai dati – e che invito a studiare personalmente andando su flickr qui e qui – ce n’è una abbastanza inquietante: al di là dei sorpassi tra Apple e Nikon e tra Samsung (forte soprattutto degli smartphone su base Android) e Sony, i primi cinque nomi sono passati dal 35 al 42% circa, crescendo tutti indistintamente. E se consideriamo che altri marchi specializzati in smartphone come LG e Motorola hanno fatto la loro sostanziosa comparsa, è facile intuire che qualche casa fotografica tradizionale ha visto contrarsi la propria quota. E tra questi vediamo non solo Pentax, ma anche Panasonic che pur non essendo un nome automaticamente associato alla fotografia classica, negli ultimi anni ha profuso uno sforzo enorme, e con risultati tecnologicamente rilevantissimi, nella produzione di apparecchi a ottica intercambiabile o fissa, comunque indirizzati agli intenditori.
Ora, è vero che certe aziende negli ultimi tempi non hanno fatto molto, anche in termini pubblicitari, per mettersi in mostra, ma la causa di una così ridotta penetrazione va ricercata anche in un atteggiamento passivamente emulativo delle masse. Canon e Nikon hanno sempre avuto apparecchi professionali e questa filosofia ha sicuramente pagato, soprattutto quando certe inquadrature televisive ai fotografi assiepati a bordo campo negli stadi celebravano i due marchi. Ma oggi che non c’è più solo la tv, e che internet avrebbe il potere di “fare giustizia”, la pigrizia ha il sopravvento e ci limita a imitare la maggioranza. Basterebbe un po’ di approfondimento (sulle riviste, ad esempio) per capire che per soddisfare le necessità fotoamatoriali e gran parte di quelle professionali non ci sono solo i soliti noti. Se questa è la situazione, tale per cui qualsiasi sforzo è in gran parte vanificato dall’inerzia dell’opinione pubblica, l’attendismo di questo scorcio d’anno non è del tutto ingiustificato. Potremmo approfittarne per pensare a fare foto e a ciò che veramente serve allo scopo.

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