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FOTO Cult - Agosto/Settembre 2014 #114

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Emanuele CostanzoQuest’anno non c’è stato il Photoshow. Ve ne siete accorti, no? L’edizione romana, che si alternava a quella milanese, è saltata. Troppo costosa in rapporto al numero e alla qualità dei visitatori (per qualità si intende, ovviamente, quella serie di caratteristiche che ne fa dei soggetti con ottima propensione all’acquisto). Questa débâcle è un fulmine a ciel sereno? Nient’affatto. Sappiamo che citare sé stessi è poco elegante, ma quando ci vuole ci vuole. Nove anni fa l’Italia entrava in crisi (ben prima quindi dei crack finanziari americani) e dopo un’edizione della fiera meneghina in tono leggermente minore lanciammo proprio da questa pagina un appello a voi lettori, affinché proponeste la vostra ricetta per salvare il Photoshow. Quelle che seguono sono le sintesi di alcuni suggerimenti arrivati in seguito all’appello (chi volesse leggere la storia intera può trovarla negli editoriali dei numeri 13 e 14, era l’estate del 2005).

(...) il digitale ha trasformato radicalmente non solo le attrezzature, ma anche e soprattutto gli utenti: i vecchi professionisti si sono dovuti adeguare per forza al nuovo mondo. Alcuni continueranno ad andare in fiera per toccare con mano i nuovi prodotti ma di certo non vedranno di buon occhio gli stand affollati di giovani tanto affascinati dalla tecnologia quanto digiuni di fotografia. E al contempo i nuovi adepti andranno magari in fiera per incontrarsi con la scusa di vedere le nuove diavolerie così tanto di moda. Ma continueranno a restare "tecnogiovani" poco fotografi. Ai professionisti manca la possibilità di testare realmente i loro prossimi prodotti, ai "tecnogiovani" manca l’approfondimento culturale, l’incontro con gli esperti divulgatori, i seminari formativi, i concorsi stimolanti. La moda del digitale ha portato le macchine fotografiche in tasca a tutti (...) ma nessuno si preoccupa di insegnare a usarle. (...). Il concorrente principale delle fiere è proprio internet. Se non puoi sconfiggerlo, alleati. Si potrebbe, per cominciare, consentire le iscrizioni ai seminari via web, o pubblicare divertenti questionari per saggiare la propria preparazione fotografica, istituire dei concorsi fotografici misti web-fiera. E poi ancora webcam puntate sugli eventi più spettacolari. Senza dimenticare il post-evento, fondamentale gratificazione per chi sarà andato a visitare la fiera, con approfonditi reportage, magari anche delle interviste agli espositori, ai visitatori, "back-stage" su quanto c’è dietro l’organizzazione di una fiera, nonché schede approfondite di quanto è stato presentato. (...)
Cosimo Cortese - Tricase (LE)

(...) circa il 70% degli utenti di internet utilizza il web per reperire informazioni utili per gli acquisti (indipendentemente che questi vengano poi effettuati online o meno). L’idea è quella di realizzare un’applicazione online che permetta di consultare tutti i cataloghi dei produttori, di comparare caratteristiche e prezzi, visualizzare samples, test e recensioni e che consenta agli organizzatori, in occasione della manifestazione, di "staticizzare" il tutto in un CD da consegnare ai visitatori (o anche di regalarlo abbinandolo a qualche rivista di settore). La tecnologia consente di realizzare un motore che si sincronizzi (...) con i database dei produttori che aderiscono al progetto e con i CMS online (content management system) delle riviste di settore; consente di monitorare i percorsi di navigazione e le azioni degli utenti in modo da poter estrapolare dati utili agli uomini del marketing. Il web consente di affiancare la tecnologia alle attività di comunicazione e di promozione. Certo, non costerebbe poco (ma nemmeno poi una follia). Ma in fondo non credo che un espositore si tirerebbe indietro dall’investire 1.000 o 2.000 euro in più se gli venisse presentato un progetto che non si limita ai 3/4 giorni della manifestazione.
Sergio Lauro - Firenze

(...) La fiera diventa quindi non più solo un luogo d’incontro, ma una sorta di portale dimensionale sul mondo d’oltreoceano, per antonomasia il mondo delle eterne novità, dei paradossi tradizionalisti e ipertecnologici, della fierezza e competenza ingegneristica e sponsor unico della nostra creatività. Vogliamo una fiera in cui si possano scambiare idee e opinioni direttamente con le Case affinché queste offrano standard qualitativi sempre più alti, pur consentendo una sana libertà creativa. (...) Un dovere che gli stessi signori Nikon o Canon (solo per citarne un paio) hanno verso tutti noi, che quotidianamente contribuiamo a nobilitare con le nostre idee dei semplici pezzi di silicio o una striscia di pellicola.
Matteo Piras - Roma

(...) La crisi è in primis un problema culturale, frutto di una politica commerciale sbagliata e in ultima analisi c’è anche la responsabilità della stampa del settore (non è il vostro caso in quanto appena nati), più affannata e preoccupata dalla raccolta delle inserzioni pubblicitarie che a formare una cultura fotografica consolidata, a stimolare verso l’arte della fotografia piuttosto che ad apparire con l’ultimo giocattolo appeso al collo. (...) Anche voi editori dovreste stimolare gli importatori a collaborare per cercare di ricreare presso l’utenza una voglia di cimentarsi con l’arte. (...) Innanzitutto ai Photoshow via le moto ruggenti, le tette e i culi delle belle modelle. Al posto loro testimonial seri, cioè bravi fotografi con le loro opere. Se occorre, si pagano! Fare incontrare questi testimonial con il pubblico stimola la voglia di migliorarsi per somigliare ai fotografi incontrati. Finalizzare il Photoshow a una élite di persone veramente appassionate affinché queste, attraverso i circoli fotografici di appartenenza, allarghino la base della fotografia nei rispettivi territori.
Guido Botti - S. Miniato Basso (PI)

Questi interventi hanno un valore assoluto altissimo. E ciò che più sorprende è quanto attuali siano le osservazioni e le proposte in essi contenute. Se da un lato tutto ciò è commovente, dall’altro deprime perché è il segno di quanto sia sordo e sballato questo sistema, che crea bisogni artificiali invece di soddisfare quelli reali, anche quando esposti, per non dire urlati, in modo così chiaro. Nulla di quanto suggerito è stato realizzato, il Photoshow è rimasto quasi immutato, con i risultati che abbiamo visto.
Ebbene, dato che pochi mesi orsono l’AIF (l’associazione che riunisce la maggior parte dei marchi fotografici in Italia e che costituisce lo zoccolo duro degli espositori al Photoshow) ci ha chiesto di fornire una ricetta per ri-salvare il Photoshow, noi la riomaggiamo - anzi, lo fate voi - di una formula che era ed è valida perché fondata sui bisogni e sulle aspirazioni reali della gente. Ne farà buon uso?

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