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FOTO Cult - Luglio 2014 #113

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Emanuele CostanzoCinque compatte in prova su FOTO Cult... Ma come? La rivista dei duri e puri, della qualità fino ai bordi, della caccia al rumore, della caccia al talento, degli incontentabili, del grande è bello, degli antipatici (...) dedica il 15% dei propri contenuti, inclusa la copertina, a delle umili compatte? Sì. E per una serie di motivi che, come al solito, per dar conto di tutti, questa pagina non basta. Ma ci proviamo.
Innanzitutto non sono semplici compatte. Sono un manipolo di gloriose bastarde di retroguardia. Di fronte all’avanzata degli smartphone, che hanno lasciato sul campo, cadute, le compatte di fanteria leggera, c’è chi scappa e c’è chi tiene botta. A scappare, ma sarebbe meglio dire a mutare per sopravvivere, sono le fotocamere tascabili "evolute", quelle che registrano anche in RAW, che ospitano sensori di taglia decente, che hanno zoom molto luminosi o molto estesi, con monitor o mirini elettronici che quasi non ne fanno rimpiangere uno ottico a pentaprisma. A restare sono loro, le compatte rugged, bastarde perché figlie di utilissimi incroci tra razze diverse - scafandri, GPS, barometri, bussole, antenne Wi-Fi... - meno raffinate forse, ma molto più resistenti ad attacchi di ogni genere. Non hanno ottiche sopraffine perché le lenti hanno schemi "acrobatici" e devono restare costrette in pochi centimetri cubi, il solo sistema di mira è il monitor, hanno sensori molto piccoli e, forse, troppo inzeppati di pixel, e non scattano che in JPG. Ma ti accompagnano sempre e ovunque, arrivano lì dove non arrischieremmo i nostri preziosi corredi, sono testimoni di esperienze memorabili, escursioni, immersioni, pedalate che siano.
Queste differenze, o caratteristiche, vanno raccontate perché quest’oasi di divertimento non venga sommersa. Lo smart-virus che sta decimando le tascabili digitali tradizionali, troppo lente nel prendere le contromisure, non rischia però di intaccare solo le difese di prodotti speciali come le compatte "per l’avventura", ma anche quelle di qualsiasi prodotto il cui valore aggiunto vada illustrato. Qui non vale la massima (vera, ma non universale) del celeberrimo paesaggista Ansel Adams, che paragonava una fotografia da spiegare a una barzelletta riuscita male. C’è un mondo di oggetti tecnologicamente evoluti che senza adeguata comunicazione rischia semplicemente di essere confuso con la massa, di non distinguersi perché gli aspetti messi in evidenza da un marketing poco lungimirante tirano giù come sabbie mobili anziché elevare. Come si fa a combattere contro chi cerca di spacciarti un telefono da 41 megapixel per la soluzione a ogni problema se non facendo contro-cultura? Chi spiega alla gente che se una reflex da "soli" 36 megapixel costa dieci volte quel telefono c’è più di un motivo? Quanto (poco) si fa fuori da queste e da altre pagine curate da appassionati professionisti per ristabilire le distanze? O semplicemente per salvaguardare quella roccaforte composta da oggetti stimolanti come le nostre fotocamere?
Parliamo di queste compatte speciali con entusiasmo perché meritano un posto nella borsa dei fotografi più eclettici e perché di ciò che fa la differenza in positivo bisogna nutrire la mente. Ecco, quello che dovremmo fare appena finito di leggere questo numero, è andare a raccontare a chi sa e vuole ascoltare perché, nella piatta marea che sale, qualcuno è e resterà un palmo sopra.

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