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Libero autore in libera rete
FOTO Cult - Maggio 2014 #111

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Emanuela CostantiniIl ménage tra la rete e il diritto d’autore è stato burrascoso fin dalle prime frequentazioni. Per governarlo, come nelle normali famiglie, laddove non possono le regole dell’onore e del buonsenso, arriva la legge. Nel nostro caso, per mano ora di organismi sovranazionali, ora di singoli Stati o, al loro interno, di istituzioni con competenze specifiche.

In Italia ci ha pensato l’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, con un regolamento entrato in vigore lo scorso 31 marzo per tutelare le opere digitali pubblicate in rete, siano esse musicali, editoriali, fotografiche e video. Il Regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica - questo è il suo nome - in origine era stato pensato principalmente per combattere la pirateria informatica, dunque per abusi massivi e con accertato scopo di lucro. In realtà, ogni persona che ritenga di aver subito violazioni del copyright sulle proprie opere pubblicate on line oggi può chiedere l’intervento dell’authority, aggirando la lunga e spesso onerosa prassi della giustizia ordinaria, e ottenere in pochi giorni la rimozione dell’opera pubblicata illegalmente dai siti o finanche dai provider fraudolenti che, altrimenti, rischiano finanche l’oscuramento totale.

Si tratta, quindi, di uno strumento cucito "su misura" per il web di cui si sentiva sempre più l’urgenza, data l’ovvia mancanza di norme specifiche nella legge italiana sul diritto d’autore, scritta oltre settant’anni fa.

Ma si sa, le regole, anche se necessarie e agognate, finiscono puntualmente per scontentare qualcuno. E non parliamo solo dei trasgressori che, in buona o cattiva fede, vengono pizzicati con il dito nella marmellata. Tra i tanti oppositori del nuovo regolamento c’è chi invoca l’illegittimità dell’Agcom a intervenire sulla questione poiché organismo amministrativo, dunque privo del potere di legiferare. Altri, invece, sostengono che a stringere le maglie della rete per tutelare pochi si finisce per limitare la libertà di molti. Libertà di espressione, d’informazione, di condivisione di idee, opinioni ed esperienze, di questo parliamo. Un’accusa questa che, a onor del vero, non poggia su basi troppo solide e che merita alcune considerazioni.

È pur vero che il web assomiglia a una sorta di gigantesca comune, libera e variamente assortita, che potrà mantenersi tale solo finché a ciascuno dei suoi membri sarà garantita una quota di quella libertà. Peccato, però, che questa libertà non contempli il diritto di appropriarsi senza titolo di "opere digitali", frutto del lavoro di qualcuno che fa tutto questo per guadagnarsi da vivere.

Dunque, è facile parlare quando la questione non ci colpisce in prima persona ed è complicato calcolare il danno - morale ed economico - prodotto dall’effetto moltiplicatore generato anche da un solo download fatto senza criterio.

Infatti il copia&incolla non è solo una combinazione di tasti finalizzata a replicare contenuti per diffondere la conoscenza, come qualcuno vuol lasciare intendere. Dietro questa diffusa pratica si celano anche effetti deleteri. Uno dei primi è proprio la violazione del diritto d’autore. E pensare che molti siti oggi sopravvivono proprio grazie a questo espediente che permette di ridurre all’osso i costi di gestione e rafforza nel pubblico la filosofia del navigare è bene, ma gratis è meglio.

E la qualità? Senza una normativa specifica sul web, quanti professionisti saranno ancora disposti in futuro a investire nella loro attività e a credere ancora che questa garantirà loro un futuro dignitoso? Molti stanno già abbandonando i ferri della creatività e dell’ingegno poiché il mercato on line, la principale piazza del futuro quando i supporti analogici avranno esaurito il loro ciclo vitale, non offre ancora sufficienti tutele, né ai gestori, né al pubblico.

Per quanto riguarda i contenuti, cosa circolerà nella rete di domani se continueremo a pensare che la cultura debba essere gratuita e accessibile universalmente? Non intendiamo certamente avallare una concezione elitaria del sapere, ma parliamo di tutela dei diritti: quel sapere e quel piacere di cui tutti vogliono democraticamente usufruire qualcuno dovrà pure averli prodotti. Ed è a dir poco naturale riconoscere all’autore il merito e il giusto compenso.

Nella rete del futuro, dunque, il materiale non mancherà. Ma se non cambieranno le regole, quel materiale sarà di mediocre qualità, forse inattendibile perché non prodotto da professionisti ma da filantropi animati da tonnellate di buona volontà ma non sempre competenti, oppure da persone che, avendo altre fonti di reddito, possono scegliere se regalare alla rete i loro piccoli capolavori. Magari solo per far sapere al mondo che esistono.
Chiamala libertà.

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