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Uno, dieci, centodieci
FOTO Cult - Aprile 2014 #110

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Emanuele CostanzoOggi, col numero 110, FOTO Cult compie dieci anni. Un battito di ciglia rispetto ad alcune riviste alle quali noi stessi ci siamo abbeverati prima ancor di sapere quale professione avremmo abbracciato; un’era se rapportati a questo periodo storico scandito da rapidi cambiamenti, da imprese nate per vivere il tempo di suggere un finanziamento pubblico, da tecnologie rivoluzionarie come internet, impiegate spesso, purtroppo, con finalità anestetizzanti, come armi di distrazione di massa. Se però i soliti fenomeni parassitari perpetuano l’antica tecnica del cambiare tutto per non cambiare nulla, di fatto e in potenza il web ha cambiato e può cambiare molto la società.

La Rete contiene, anche se in modo non organico, gran parte dello scibile, tanto che da più parti lo si ritiene il nucleo di un’intelligenza collettiva che, almeno in linea di principio, potrebbe concretizzare il massimo grado di libertà dei popoli. D’altra parte, sebbene questo tesoro dell’umanità sia soprattutto sotto forma di testi (scritti in massima parte ben prima della nascita del web stesso), internet ha agevolato enormemente la comunicazione per immagini. È probabile che gran parte del successo della fotografia e del video dipenda dalla rinuncia al – o dalla privazione del – tempo una volta a disposizione della lettura. Senza voler proprio oggi, che è un giorno di festa, impelagarci in ricerche eziologiche, prendiamo atto della situazione e valutiamone le più immediate conseguenze. La comunicazione per immagini è diventata una lingua alternativa, che si affianca a quella natia e spesso, proprio per la sua immediatezza, la sostituisce. È la tecnologia ad averlo reso possibile, l’istinto dell’uomo alla semplificazione e la frenesia del nostro tempo l’hanno reso reale. Il diario della propria vita non è più un libriccino privato fitto fitto di impressioni, commenti, speranze e timori intimi, ma una sequenza di immagini, spesso autoritratti o “selfie”, pubblici per definizione. Anche l’informazione è fondata sull’immagine, chi fa informazione è immagine, chi si prende la briga di governare basa il proprio operato sull’immagine. E tra questi esempi, che attengono al singolo e alla comunità, c’è un mondo di sfumature che lasciamo sottintese.

FOTO Cult si adegua, ma a modo suo. L’immagine assume un ruolo di protagonista, ancor più di quanto lo sia stata finora. Ma non scaccia il testo, ci gioca, lo incorpora, innesca ove possibile una danza, diventando con questo un’entità unica, di più facile e intuitiva fruizione. In dieci anni la nostra rivista è cambiata molto, un po’ alla volta, quasi impercettibilmente. Il decennale segna una svolta, già a partire dalla grafica della testata, più eterea ed elegante e, soprattutto, più rispettosa dell’immagine con cui si sposa. E poi all’interno, pur con tutte le difficoltà connesse all’applicazione di questo nuovo stile anche agli articoli tecnici, FOTO Cult cambia senza perdere riconoscibilità. La leggerezza dell’aspetto, però, non va a scapito dell’accuratezza e del peso dei contenuti: forse lo sforzo più grande in quest’opera di restyling è proprio nella sintesi, che va contro l’istinto di chi, come noi, scrive di fotografia per passione.

Proprio mentre concludo questa pagina mi giunge notizia della morte dell’uomo libero Cesco Ciapanna. Aveva 79 anni ed è stato fondatore e per circa quarant’anni editore di fotografare, il mensile del quale sono stato prima lettore, poi redattore, infine “timoniere” prima di dar vita a FOTO Cult, e anche la palestra dove si sono formati professionisti che oggi lavorano o hanno lavorato nella mia squadra.

Cesco, è un bene che il tempo e lo spazio di questo numero siano incompatibili con un coccodrillo che di certo sarebbe inadeguato. Preferisco – preferiamo – tributarti con gratitudine queste poche righe, senza il clamore che non avresti apprezzato.

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